Kraus Alfredo

Siboney

Alcuni anni fa, quando il trio dei tenorissimi Pavarotti-Domingo-Carreras furoreggiava (e scassava), solo pochi melomani d.o.c.g. rilevarono un'assenza pesante: quella del quarto tenore, molto più meritevole rispetto ad almeno due dei citati, già bolliti da tempo. Il quarto sarebbe stato Alfredo Kraus. Dico "sarebbe" perché certi spettacoli, dal carattere più circense che musicale, non erano proprio nelle corde del tenore spagnolo: in questo senso l'antitesi di Pavarotti e del pavarottismo, nel gestire la carriera artistica, la vita privata; un altro modo di intendere il divismo: riserbo, tanto da centellinare le interviste, e fama costruita soltanto grazie alle proprie interpretazioni sul...CONTINUA...

Domingo Placido

The Broadway I Love

Non è la prima volta che l'ho scritto e probabilmente non sarà l'ultima: Placido Domingo è uno dei pochi, tra i divi del palcoscenico lirico, che, grazie alla sua musicalità al cubo, e nonostante la sua impostazione vocale, è riuscito a mostrarsi degno della sua fama interpretando musiche che esulano dalla classica in quanto tale; canzoni, tanto per capirci. Stesso discorso riguarda i brani tratti da musical presenti su questo Cd. L'edizione di "The Broadway I Love" nelle mie mani (e orecchie) è una ristampa economica di un album inciso nel 1991 e, come spesso accade, il pedaggio di un modesto esborso in denaro significa un booklet pressoché inesistente, come inesistenti sono le indicazioni...CONTINUA...

Pavarotti Luciano

rappresentante di una forma d'arte che ha trovato la sua massima espressione nel nostro Paese…sono cresciuto amando tutti i generi musicali e apprezzo molto il mondo pieno di magia della canzone, che dura pochi minuti." I contenuti della breve presentazione a firma di Luciano Pavarotti, contenuta nel booklet del Cd non rappresentano certo una novità: il grande tenore negli ultimi anni non ha mai perso occasione per dimostrare la propria vocazione "pop" nell'avvicinare quel pubblico destinato comunque a rimanere digiuno di opera. Di conseguenza l'auspicio di essere ricordato principalmente come cantante lirico, che ha calcato i più importante palcoscenici del mondo, credo sia destinato a rimanere...CONTINUA...

Deep Purple

Concerto for Group and Orchestra

"Quando due mondi si incontrano" diceva, con una buona dose di enfasi, la locandina del concerto avvenuto il 24 settembre 1969 alla Royal Albert Hall di Londra: protagonisti dell'evento furono l'allora giovane band dei Deep Purple e la Royal Philarmonic Orchestra diretta da Sir Malcom Arnold. Una collaborazione pionieristica tra mondi apparentemente, ma solo apparentemente, molto lontani che peraltro non rimase isolata e che negli anni a venire fu motivo ed esempio per altre sperimentazioni musicali, sia da parte degli stessi Deep Purple che di altre band rock. Artefice dell'operazione fu Jon Lord, organista di formazione classica che non a caso, come al termine di un coerente percorso artistico...CONTINUA...

Giordano Paolo

La solitudine dei numeri primi

“Alice gli sfiorò il mento con una mano e con delicatezza gli fece ruotare la testa. Fu solo un’ombra quella che Mattia vide protendersi verso di sé. D’istinto chiuse gli occhi e poi sentì la bocca calda di Alice sopra la sua, le sue lacrime sulle guance, o forse non erano le sue, e infine le mani, così leggere, che gli tenevano ferma la testa e riafferravano i suoi pensieri imprigionandoli tutti lì, nello spazio che ora mancava tra di loro” (p.154). Uno dei momenti più intensi della narrazione, di vicinanza laddove la distanza l’aveva fatta sempre da padrona, è questa breve descrizione del primo, (in)atteso bacio tra Alice e Mattia. Due numeri primi, dei primi gemelli, cosi vicini...CONTINUA...

Ugolini Pietro

Giustiniano

“Una volta, quando le case erano di sasso e sulle strade c’era la polvere, mio zio si chiamava Giustiniano”. Viene presentato così, attraverso le parole del nipote, il protagonista del romanzo, una figura positiva ed equilibrata, fedele ai suoi ideali fino alla morte. Giustiniano è ebreo, antifascista e liberale, è l’anziano farmacista di un piccolo borgo rurale, è conosciuto e stimato da tutti. Uomo buono, contrario alla prepotenza e alla violenza, si rifiuta di trasformare il pascolo delle sue...CONTINUA...

Burton Tim

Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street

Tim Burton non finirà mai di stupirci, questo è certo. Se si esclude il trascurabilissimo e poco fantasioso remake de Il pianeta delle scimmie, il regista americano, quanto a originalità di temi - anche gli adattamenti, come nel caso in questione, vivono sempre del suo personalissimo tocco creativo - e sviluppo visivo degli stessi non ha mai deluso chi ama il suo geniale modo di far cinema. Nel caso di Sweeney Todd, il barbiere più sanguinario che si ricordi, l'artista californiano i rischi se li piglia tutti e ancor di più: adatta un musical macabro per il cinema, usando per lo più i brani di Stephen Sondheim. Bizzarra e rischiosa, la nuova creatura...CONTINUA...

Penn Sean

Into the wild

Trama: Un ventiduenne statunitense, che ama la letteratura, benestante, dopo la laurea decide di cominciare a girare per il paese, da solo, lasciando famiglia e identità, assumendone una nuova, quella di Alex Supertramp. Dona in beneficenza i propri risparmi, e va, lavorando quando capita il necessario per mantenersi, sognando di raggiungere infine l'Alaska e stare “into the wild”, a contatto con la natura. Il suo viaggio dura due anni, nel corso dei quali incontra persone, si fa amici, che inevitabilmente lascia per inseguire il suo sogno. Lo realizza, raggiunge...CONTINUA...

Coen Joel, Coen Ethan

Non è un paese per vecchi

In puro stile Coen, i due fratelli terribili del cinema americano trasportano sullo schermo un noto romanzo di uno dei più grandi narratori americani in attività. No country for old men, scritto da Cormac McCarthy e trasposto da Ethan e Joel Coen, ci racconta di una terra di confine (tra il Texas e il Messico, evocativa di western crepuscolari) in cui i mutamenti antropologici e comportamentali sono più difficili da interiorizzare, un luogo che è sempre America ma che è assai lontano dalla smania di progresso continuo e prolungato degli opulenti Stati del Nord. L’America delle contraddizioni qui è rappresentata nel suo confine più tradizionale...CONTINUA...

Wong Kar-wai

Hong Kong Express

Storie di solitudine, di lettere spedite e mai aperte o aperte in ritardo, di poliziotti che hanno perduto l’amore e di donne enigmatiche e sfuggenti, sullo sfondo di una Hong Kong dalle mille luci e dai frastornanti colori, ancorché spesso notturna e anch’essa sfuggente, dove la pioggia sostituisce le lacrime mai versate, trattenute in una dimensione che elude sovente la realtà per farsi stadio intermedio che non è nemmeno sogno. O lo è solo in parte. Il primo film da esportazione del cineasta di Hong Kong Wong Kar-wai, oggi notissimo in Occidente grazie a capolavori come In the mood for love e 2046, è un’opera bizzarra e a tratti surreale...CONTINUA...