Zardi Paolo

La passione secondo Matteo

Pubblicato il: 2 maggio 2017

Cosa fare se il padre che non hai mai conosciuto, che incolpi per il suicidio di tua madre, ti chiama per raggiungerlo in una sperduta città ucraina? Cosa fare se non partire con tua sorella (da parte di padre) Giulia, che hai visto rare volte nella tua vita e il cui ricordo di una prima e ultima estate insieme ti perseguita? Cosa se non lasciare le ferie con la tua famiglia, tua moglie e i vostri due gemelli, mentre da lavoro ti tempestano di messaggi per problemi che richiedono la tua presenza?

La passione secondo Matteo, ultimo romanzo dello scrittore padovano Paolo Zardi, comincia così: con una telefonata mattutina che sconvolge le ferie del buon cristiano ingegnere Matteo De Angelis con la sua famiglia. Eccolo raggiungere Giulia a Bologna, quindi viaggiare verso Milano e infine l’Ucraina, fino a Voronyhrad, dove i due troveranno il padre, solo, in un appartamento di un palazzo decadente, malato, sulla sedia a rotelle. Nel giro di pochi giorni Matteo vedrà sconvolta la sua vita, con tutte le idee e convinzioni e credenze che si porta dietro dall’infanzia. Se nel precedente romanzo, XXI secolo, l’autore si interrogava sul rapporto moglie-marito nella malattia, ne La passione secondo Matteo affronta lo stesso tema nella relazione padre-figlio. Altre costanti che si ritrovano sono il viaggio, la famiglia composta da moglie e due figli, le vite sconosciute di chi dovremmo conoscere e persino il paesaggio, anche se XXI secolo era ambientato in un mondo altro dall’odierno e qui si è immersi nella contemporaneità. L’attuale Ucraina viene descritta come un luogo alla fine del mondo, una terra desolata che mostra a noi e al protagonista altre possibilità.

“Le case iniziarono a diradarsi. Il taxi aveva imboccato una specie di tangenziale. Sulla sinistra si intravedevano capannoni, distese di rottami, alberi, tralicci dell’elettricità che si perdevano in lontananza, uno spicchio di fiume sulle cui sponde alcune persone prendevano il sole in costume; sulla destra, invece, sorgevano palazzi di nove piani – scrostati, consumati, esausti, disposti uno accanto all’altro, come se il progettista avesse pensato a un’enorme e impenetrabile barriera architettonica: il piano, però, era fallito, perché sembravano, piuttosto, i resti di una corazzata arenata anni prima e, nel corso del tempo, mangiata dal mare. Ogni tanto, di fronte a quelle costruzioni si alzava il profilo di un palazzo moderno – un fast food, un negozio di elettrodomestici, un bowling – le cui forme esasperate facevano pensare a una parodia.” (pag.56-57)

Il titolo del romanzo è ripreso da quello di un’opera sacra di Bach che ha un ruolo centrale nella storia (“«Pensa cosa può significare per un credente quando la sente. È come entrare in contatto con Dio attraverso un canale diretto che non passa neanche per la testa. Lo si tocca con il cuore, o addirittura con il corpo»” pag. 93) e chiarisce sin dall’inizio che la prospettiva utilizzata, pur in una narrazione in terza persona, è quella di Matteo. Sorprende allora un po’ che nella seconda sezione (di tre complessive, intitolate ciascuna come i tre protagonisti, Giulia, Giovanni, Matteo), in cui vengono seguite le vicende che hanno portato Giovanni nella città ucraina, il punto di vista sia quello paterno, per tornare quello del figlio nell’ultima parte. Si nota così che l’unica voce “mancante”, seppure nel libro lo spazio dedicatole sia importante, è quella di Giulia. Il suo punto di vista è intuibile, ma il contatto empatico nei suoi confronti è diverso rispetto a quello degli altri due personaggi. Per Matteo è possibile vedere come abbia sempre vissuto in una sorta di prigionia autoimposta (prigionia dei propri sensi di colpa, della propria religiosità, delle proprie idee sulle aspettative altrui su di lui e così via) e come, una volta a Voronyhrad, esploda il suo conflitto interiore innescato dai messaggi di lavoro e della moglie che gli arrivano dall’Italia e da ciò che sta vivendo in quella sperduta città ucraina; per il padre si avverte come il suo corpo diventi ogni giorno che passa una gabbia, una prigione per la sua mente ancora brillante, mentre di Giulia vediamo il dibattersi tra sogni letterari e idealizzazione paterna, con una capacità di adattamento che sembra non farle subire serie ferite da persone e avvenimenti esterni (una corazza che le permette di fingere di non sentire troppo), ma senza quella prossimità che l’autore dedica alla parte maschile della famiglia. Tre protagonisti ognuno alle prese con i propri limiti, ma sarebbe meglio dire muri, siano fisici o mentali, o sentimentali, che il tempo ha costruito intorno a loro, che loro stessi hanno in parte edificato a protezione dei propri sé e lasciati lì, considerati come eterni e quindi scontati, non bisognosi di quella manutenzione che ora viene reclamata.

A differenza del romanzo precedente, La passione secondo Matteo difetta un po’ nella costruzione, soprattutto nella prima parte, che già l’autore in questa autopresentazione alcolica diceva si potesse trovare “un po’ faticosa” (ma non so se la fatica che ho provato io sia la stessa che lui intendeva), dove gli ingranaggi narrativi non appaiono ben oliati, e a mio avviso anche la scelta di utilizzare i nomi dei protagonisti per le tre macrosezioni non è stata troppo oculata, a meno che non si fosse riservato al padre un trattamento paragonabile a quello di Giulia, facendo rientrare le vicende del suo viaggio in Ucraina in un racconto che egli stesso avrebbe potuto fare ai figli. Inoltre, proprio nelle ultime pagine mi ha sorpreso che i personaggi non facessero alcun cenno a alcune questioni diciamo tecniche, che anche se ininfluenti ai fini della storia avrebbero potuto dare corpo a riflessioni, ipotesi, immaginazioni ulteriori.

Detto ciò, nonostante questi (per me) difetti inusuali nei libri di Zardi, La passione secondo Matteo è un romanzo che colpisce, che penetra in chi legge in maniera potente, che commuove e porge pensieri sul nostro vivere, sul nostro credere, sul nostro sentire. Basta poco, una telefonata, e tutto il mondo che abbiamo costruito si disgrega, appare per quel grande castello di sabbia che è, per cui è sufficiente un bimbo ai primi passi per una sua completa distruzione. Ma la sabbia rimane lì, c’è solo da rimettersi a giocare, a dare forma.

Un viaggio con Paolo Zardi, insomma, val sempre la pena, per la sua capacità di posare lo sguardo su quel fiore frutto del lavoro di ère.

“I palazzi davanti si erano spenti – erano passate da poco le due. Sotto la luna quasi piena si intravedevano la rocca di Voronyhrad, la chiesa bianca in cima, le cupole grigie – quelle che di giorno risplendevano d’azzurro e oro. La città era silenziosa, immersa in un riposo preindustriale, carbonifero; ogni tanto si avvicinava il rumore sfiatato di un autobus che riportava a casa i sopravvissuti della serata. Matteo aveva sonno ma non voleva dormire: gli sembrava che quello fosse il momento giusto per stare svegli.

Guardando verso lo spazio brullo che si apriva tra i palazzi intravide due ragazzi baciarsi. Dall’alto, sembravano tratteggi a matita appena accennati; entrambi avrebbero dato tutto per la salvezza dell’altro. Ogni vita vista da vicino sembrava irrinunciabile – valeva per i topi e per gli esseri umani.
Se Gesù aveva insegnato qualcosa, era esattamente questo: gli ultimi non sono meno importanti dei primi.” (p. 95)

Edizione esaminata e brevi note

Paolo Zardi (1970) vive a Padova. Ha curato l’antologia  L’amore ai tempi dell’Apocalisse  (Galaad, 2015) e pubblicato racconti in diverse antologie. Suoi i romanzi brevi in ebook  Il signor Bovary  (Intermezzi, 2014),  Il principe piccolo  (Feltrinelli Zoom, 2015),  La nuova bellezza  (Feltrinelli Zoom, 2016). Nel 2012 ha pubblicato il romanzo  La felicità esiste  (Alet). Suoi racconti sono stati tradotti e pubblicati dalla rivista “Lunch Ticket” dell’Università di Antioch (Los Angeles). Con  Neo Edizioni ha pubblicato la raccolta di racconti  Antropometria  (2010),  Il giorno che diventammo umani  (2013) e il romanzo  XXI Secolo  (2015), finalista al Premio Strega 2015 e in numerosi premi nazionali. Lo stesso romanzo è stato tradotto in spagnolo col titolo Las chimeneas ya no echa humo  (Tropo Editores, 2016). Cura il blog letterario grafemi.wordpress.it.

Paolo Zardi, La passione secondo Matteo, Neo edizioni, 2017

Approfondimento in rete

Un estratto su Flanerì

Recensioni su RiotVan, Zest Letteratura Sostenibile, Poetarum Silva

Rassegna stampa completa e interviste sulla pagina del romanzo nel sito Neo Edizioni.