Autori Vari

Dossier Cesare Battisti

Pubblicato il: 29 marzo 2016

Spesso con i nomi, e in particolare con gli omonimi, bisogna stare attenti; pena incorrere in grossi equivoci. Se il nome di Cesare Battisti fino a pochi anni fa ci ricordava l’eroe irredentista italiano, adesso le cose sono un po’ cambiate e nel Cesare Battisti vivente (e latitante) di eroismo non se ne trova la minima traccia. Almeno per noi che ancora diamo un senso alle sentenze definitive della magistratura. Ma sappiamo che ci sono molti nostri connazionali, e non solo nostri connazionali, che da anni considerano il Cesare Battisti vivente, ex terrorista riciclatosi scrittore noir, un perseguitato dal sistema giudiziario italiano ed una vittima della legislazione anti-terrorismo.

Non abbiamo ancora approfondito quali siano i motivi che hanno visto personaggi come Fred Vargas, Serge Quadruppani e tanti altri esponenti dell’intellighenzia d’oltralpe e mondiale solidarizzare con Battisti, facendone un rifugiato politico e non un terrorista sfuggito alla galera. Forse sarà a causa delle argomentazioni dei suoi avvocati, ovvero per il fatto che le accuse nei suoi confronti si baserebbero soltanto sulle dichiarazioni del pentito Pietro Mutti, sarà per altro, forse per l’idea che i compagni a volte sbagliano ma sempre in buona fede; oppure per l’idea che spesso, messi in mezzo tra complotti e repressione dei reazionari, magari di sbagli non ce ne sono stati nemmeno. Comunque la si voglia pensare è un dato di fatto che il curriculum di Cesare Battisti non conti soltanto la pubblicazione di libri noir ma anche quattro omicidi, tre come concorrente nell’esecuzione e uno ideato ed eseguito da altri. La carriera del nostro – ricordiamolo – inizia come delinquente comune, rapinatore a  voler essere precisi. Poi, durante i cosiddetti anni di piombo, la politicizzazione nel carcere di Udine, dove entrò in contatto con Arrigo Cavallina, ideologo dei Proletari Armati per il Comunismo. Da qui la seconda parte della sua carriera di fuorilegge, questa volta ammantata di colore rosso. Rosso nel senso di ideologia, non si sa quanto ben assimilata, e poi nel senso di rosso sangue. Queste le vittime dei PAC capitanati, secondo i giudici italiani, da Cesare Battisti: nel 1978 Antonio Santoro maresciallo della Polizia penitenziaria, il 6 febbraio 1979 il gioielliere Pierluigi Torregiani, il 16 febbraio 1979 Lino Sabbadin, il 19 aprile 1979 Andrea Campagna, agente della DIGOS.

Il Dossier delle edizioni Kaos ricostruisce le vicende riportando per intero le sentenze che hanno visto condannato Battisti e i suoi per questi delitti. Gli interventi redazionali sono ridotti al minimo e l’unica parte che potremmo definire di saggistica è la prefazione a cura del politologo Giorgio Galli. Una presentazione anch’essa sintetica ma che in poche righe mi pare abbia inquadrato in maniera efficace il contesto nel quale le vicende e le successive polemiche su Battisti hanno preso vita, prendendo in esame quattro ordini di riflessioni: la sinistra e la violenza politica come strumento di lotta politica; le istanze di cambiamento che i partiti di sinistra non riuscivano a interpretare; le pesanti ambiguità del partito armato, facilmente strumentalizzabile da chi stava dall’altra parte della barricata; ed infine le ricorrenti accuse alla magistratura di aver celebrato “processi politici” e condanne sommarie. Proprio riguardo quest’ultimo punto Giorgio Galli evidenzia come al contrario le sentenze che hanno condannato Battisti appaiano particolarmente accurate e circostanziate; ed inoltre non si fa mancare un mea culpa. Nella sua prefazione al libro di Laura Grimaldi, “Processo all’istruttoria”, saggio nel quale si contestava appunto l’istruttoria sull’omicidio Torregiani e per il quale era imputato  – tra gli altri – anche il figlio della scrittrice, Galli si augurava che l’amicizia per l’autrice non l’avesse influenzato. E difatti: “a distanza di tanti anni devo riconoscere l’errore: l’influenza della mia amicizia per Laura mi indusse ad avallare una ricostruzione infondata” (pag. 10).

Seguono, come anticipato, le sentenze di primo e secondo grado che hanno visto Battisti e i suoi condannati per gravissimi reati di sangue: “Il Battisti viene ritenuto colpevole di tutti e quattro gli omicidi oggetto del presente processo,  nonché dei ferimenti di Fava, Rossanino e Nigro; del tentato sequestro della Baggiani, di numerose rapine e di altri reati minori, che nei suoi confronti non risultano prescritti” (pag. 227).  Sentenze che dal punto di vista “letterario” vanno prese per quello che sono; anche se, tra quello che si produce nelle aule di giustizia, si legge di molto peggio. Sono pagine che – ripetiamolo – si leggono non certo in un baleno per la mole dei dettagli e per la complessità della vicende; e che appunto per questo non sembrano proprio limitarsi alle sole accuse, prive di verifica, del pentito Pietro Mutti. Ne consegue che, per apparire credibili, i supporter del Cesare Battisti vivente e latitante farebbero bene a contestare passo passo le risultanze processuali e non limitarsi a paventare generici complotti o le repressioni del sistema reazionario e capitalista. L’avranno fatto? Lecito dubitarlo.

Edizione esaminata e brevi note

Autori Vari, Dossier Cesare Battisti, Milano, Kaos edizioni, 2011, pag. 328. Prefazione di Giorgio Galli

Luca Menichetti. Lankelot, ottobre 2013