Bassani Andrea

Lechitiel

Pubblicato il: 3 agosto 2017

L’opera poetica Lechitiel, di Andrea Bassani, viaggia sulle frequenze del rimpianto. È la cronaca poetica, o forse il canto, di un amore infelice e di un’esistenza afflitta che, nonostante tutto, è mitigata dalla fede incrollabile in questo moto dell’animo e del cosmo.

“Avevi gli occhi di un cielo terso
avevi il mio cielo negli occhi
e avevi labbra come alte scogliere
da cui i bambini si ritraggono,
gli audaci pendono
e i poeti rovinano.
Avevi un’aria innocente quella sera.”

Indubbiamente, la componente autobiografica è di grande importanza, ed emerge non solo nel tono accorato delle riflessioni cosmiche sull’amore e sulle sue tormentate dinamiche, ma anche da parti dal taglio quasi narrativo, in cui il poeta evoca luoghi e momenti realmente vissuti, calati nel flusso lirico come gocce di materia più densa in un liquido.

“Non importava che tu mi chiedessi di non cercarti:
non c’era cosa più stupida che tu potessi chiedermi.
Io quell’estate partii da Bergamo
e arrivai a Cannes, senza permesso.
Ti cercai,
lungo la Croisette,
avanti e indietro,
spiaggia per spiaggia, sotto gli ombrelloni,
tra le onde (…)”

Gli eventi vissuti, così, diventano essi stessi canto, canzone, da cui – anche per alcune scelte verbali volutamente arcaizzanti – traspare la lontana eco della poesia medievale d’amor cortese, sia pur rifiltrata attraverso il senso di “sporco” e lacerazione interiore propri dello sguardo contemporaneo. In questo senso, penso a Guittone d’Arezzo (autore duecentesco che peraltro interpreta la poesia d’amor cortese in chiave “critica”),

“Con più m’allungo, più m’è prossimana
la fazzon dolce de la donna mia,
che m’aucide sovente e mi risana
e m’ave miso in tal forsenaria,
che ‘n parte ch’eo dimor’ in terra strana,
me par visibil ch’eo con ella sia,
e [un]’ or credo tal speranza vana
ed altra mi ritorno en la follia. (…)”,

quando leggo:

“Appare e scompare il tuo volto liquido
nel buio della mia stanza.
Sono solo nel mio letto
e coricato già temo il tempo
della notte interminabile che non potrò dormire.
Perché il tuo volto appare e scompare,
liquido, luminoso e gaio,
così diverso dal mio che la passione ha sfigurato.”

Insieme, si colgono riflessi petrarcheschi di una struggente voluptas dolendi, ma scevri da qualunque tentazione estetizzante proprio perché calati in un ambiente di percezioni profondamente moderno, e impregnato di un rimpianto che sa il peso della trasformazione inarrestabile culminante nella fine delle cose.

“(…) ho paura di smarrire
il tuo profilo ectoplasmatico.
Io non so lasciarti andare,
da che avverto una voce nel vento,
da che la pioggia mi giunge
come l’eco delle tue mani.
Non lascerò affievolire il tuo ricordo:
combatterò contro il tempo (…)”

Eppure, proprio quella voce avvertita nel vento è la cifra del portato spirituale di questo libro, che del resto si rivela fin dal titolo, Lechitiel, l’angelo della disperazione, che salva coloro che lo invocano a un passo dal suicidio. L’amore, così, emerge come la lotta titanica tra poli energetici opposti, impegnati in una danza metafisica che si manifesta concretamente in incontri, attrazioni, avvicinamenti e separazioni, oscillanti tra l’estasi e il dolore. Si affaccia, così, il richiamo a un prima ancestrale:

“(…) ripenso a quand’ero, prima del feto,
ancor prima di essere un’idea
nella mente di mia madre.
Avverto in lontananza
ciò che rimane di quella felicità primordiale
di quella beatitudine data dall’assenza di fame,
di sete, di calore.”

L’amore, sembra potersi leggere tra le righe, è la fondamentale, e sia pur implicita, legge cosmica, nascosta nei cristallini segreti dell’oscurità dell’universo. Quelli a cui, ripercorrendo a ritroso i sentieri della vita, e superando perfino il momento del concepimento, questi versi approdano in un afflato mistico-filosofico (con una venatura esoterica). Di essa permane un’impronta energetica nel mondo, nella terra stessa che calchiamo.

“Tacciono sotto metri di terra
gli antichi tesori templari,
qui tra le rovine della pieve
che pervade con le sue radici
tutti i campi circostanti.
Questa notte sarai a Firenze
(me lo hai scritto in uno striminzito sms):
tu nel mondo dell’ontologia,
io qui, sui monti della metafisica.”

Edizione esaminata e brevi note

Andrea Bassani nasce a Bergamo nel 1980. A ventisei anni stampa la sua prima raccolta di poesie dal titolo Amore Androgeno (Edizioni d’arte Imedea). Per Alberto Casiraghy pubblica la plaquette Mare (Pulcinoelefante) con un disegno di Giacomo Pellegrini. Pubblica nel 2016 per “Terra d’Ulivi edizioni” il poema Lechitiel, apprezzato anche in Francia tanto da essere inserito nel prestigioso catalogo della Biblioteca del Centro Pompidou di Parigi. Parallelo e altrettanto vissuto come espressione poetica è il suo percorso pittorico. Ha scritto di lui Bernard Tiburce (bibliotecario del Centro Pompidou di Parigi). Ha ricevuto un giudizio positivo dal critico d’arte Gian Ruggero Manzoni. Nel 2017 una sua biografia e alcune poesie tratte da Lechitiel compaiono nell’antologia poetica rumena “Poezia”, tradotte dalla poetessa Eliza Macadan.

Andrea Bassani, Lechitiel, ed. Terra d’Ulivi, 2016