Corelli Franco

Songs and Arias

Pubblicato il: 29 marzo 2008

E’ sempre complicato scrivere qualcosa di coerente e non ripetitivo quando si ha sottomano un Cd come “Song & Arias”, con un protagonista d’eccezione come il grande tenore Franco Corelli: alle lodi per l’interprete, quasi sempre inevitabili, si aggiungono, anch’esse frequenti, le perplessità per l’operazione l’editoriale in quanto tale.
In parte il concetto è lo stesso di quando qualche (sano) purista ha mostrato pollice verso al trio di Caracalla e relative propaggini canzonettistiche: un qualcosa che di operistico ormai non aveva nulla e dispensava soltanto cattivo gusto a buon mercato.
Chiariamo: i grandi tenori, e non solo loro, hanno sempre interpretato canzoni pop, napoletane, chi bene, chi meno bene; e su questo nulla da dire. Altro discorso è offrire al pubblico delle incisioni dove si parla di “Arias” ed in realtà di propriamente lirico c’è ben poco se non la bella voce impostata del tenore; oppure costruire dei Cd con dentro una mescolanza d’opera che si accompagna, senza alcun filo conduttore a canzoni magari di gusto trucido.
Ora non sarà il caso del nostro “Songs & Arias”, dove comunque il livello dei singoli brani è difficile scenda sotto una soglia di qualità meno che discreta, ma non si può negare che assemblare Bach/Gounod, Mozart, Verdi con Tortorella non sia un approccio particolarmente “musicologico”.
Per quanto riguarda l’aspetto più specificatamente interpretativo non posso che rimandare a precedenti contributi: Franco Corelli, in virtù della sua inimitabile pasta vocale, è stato spesso e volentieri oggetto di mie recensioni e commenti.
Il cantante (nome d’arte di Dario Corelli, Ancona 1921) fece il suo esordio sulla scena lirica trentenne, nei panni di don Josè a Spoleto nel 1951. Fu un esordio tardivo che si spiega se pensiamo che mai compì studi regolari (si racconta si limitasse a prendere informazioni dagli amici che studiavano al conservatorio). Le leggenda vuole che Corelli sia stato un autentico autodidatta che, giorno per giorno, anno per anno riuscì a darsi quella fonazione e a sviluppare quella voce, in estensione ed in ampiezza, che in poco tempo ne avrebbe fatto uno dei numero uno nel mondo lirico: probabilmente il tenore di forza più rappresentativo tra gli anni ’60 – ’70.
Al suo esordio colpì da subito l’avvenenza fisica, che poi tanto contribuì al suo successo americano (uno dei migliori esempi per sfatare il luogo comune del cantante lirico buzzicone), anche se il suo grande potenziale vocale agli inizi degli anni ’50 doveva essere ancora sviluppato a dovere (l’estensione era ancora ristretta, un cantabile un po’ incerto, un vibrato che non a tutti piaceva, emissione degli acuti quanto meno temeraria, il timbro un po’ “caprino”…).
Negli anni, sotto la guida di Lauri Volpi, riuscì a costruirsi una solida tecnica, acquistando flessibilità di emissione e a conquistare le vette più acute del pentagramma, malgrado il metallo tipico del baritenore (cantò nel 1958 Pirata, nel 1959 Trovatore, nel 1960 Turandot e Poliuto, nel 1962 Ugonotti, ed inoltre Werther, Faust, Romeo e Giulietta di Gounod, Don Carlos, durante la lunga permanenza al Met di New York).
Personalità complessa, emotiva, tanto che, nonostante le sue caratteristiche vocali, non si azzardò mai a cantare in teatro quel ruolo che quasi tutti i melomani si aspettavano da lui: Otello.
Il musicologo Giuseppe Pugliese che gli fu sempre molto vicino, ricorda come troppe volte, dopo ogni recita lo abbia visto letteralmente disfatto, con i segni della paura e della tensione: “il peso di una enorme fatica fisica sul corpo atletico, lo sguardo stanco anche nelle serate trionfali, è l’incredibile prezzo che Corelli ha dovuto pagare”. In “Songs & Arias” tutte queste caratteristiche vocali ed interpretative in parte trovano conferma (sono registrazioni degli anni ’60); anche se probabilmente non ci troviamo di fronte al miglior Corelli.
Il programma particolarmente eterogeneo e il cantante non mi pare venga supportato al meglio dalle orchestre (quali?) e relativi direttori:

CD1 (Time 77.29)
1. Niedermayer – Pietà Signore
2. Schubert – Ave Maria
3. Händel – Ombra Mai Fu
4. Tortorella – Ave Maria
5. Wilder / Wagner – L’Ange
6. Verdi – Ingemisco
7. Trad – Adeste Fideles
8. Bach / Gounod – Ave Maria
9. Mozart – Ave Verum Corpus
10. Rossini – Petite Domine Deus
11. Bizet – Agnus Dei
12. Franck – Panis Angelicus
13. Lara – Granada
14. Donaudy – Vaghissima Sembianza
15. De Curtis – Ti Voglio Tante Bene
16. Ciarone – Mon Ciel, C’est Toi
17. Pedrazolli – Il Canto Della Rinuncia
18. Grieg – I Love Thee
19. D’Hardelot – Because
20. Mingardo – Carretierre
21. Ferrafo – Tu Lo Sai
22. Ciarone – Pourquoi Fermer Ton Coueur

 

CD2 (Time: 78.30)
1. Tortorella – Mammina Mia
2. Serrano – Te Quiero
3. Cardillo – Core ‘Ngrato
4. Bareri – Senza Nisciuno
5. Bareri – Adda Turnà
6. D’Annibale – O Paese D’ ‘O Sole
7. Pennino – Pecche?
8. Bellini – Fenesta Che Lucive
9. De Curtis – Tu Ca Nun Chiagne
10. Tagliaferri – Piscatore ‘e Pusilleco
11. Di Capua – I’te Vurria Vasa
12. De Curtis – Torna A Surriento
13. Falvo – Dicitencello Vuje
14. Falvo – Guapparia
15. Lama – Silenzio Cantatore
16. De Curtis – Voce ‘e Notte!
17. Gambardella – ‘O Maranariello
18. Tagliaferri – Passione
19. Di Capua – O Sole Mio
20. Cannio – O Surdato ‘nnammurato
21. Tosti – ‘A Vucchella
22. Valente – Torna!
23. Valente – Addio, Mia Bella Napoli

Orchestra e coro diretti da Raffaele Mingardo e Franco Ferraris.
Registrazioni del 1962, 1963, 1964 e 1967.

Parimenti la qualità tecnica del Cd EMI non appare strepitosa se, all’ascolto, la prima impressione è stata quella di un tenore dal volume vocale ridotto e dal timbro meno riconoscibile, sia nei pregi che nei difetti.
Sicuramente più a suo agio nei brani religiosi e più propriamente lirici, Corelli però non sfigura nemmeno nelle canzoni napoletane, pop “liricheggianti” (ma al momento non mi viene altro termine): in certi brani, al di là del consueto approccio discutibile proprio dei cantanti lirici, canta meglio un marchigiano come lui, con un tonnellaggio vocale forse esagerato per certe canzoncine ine ine, che il noto modenese, fin troppo lezioso e con esse sibilante per essere un convincente interprete della tradizione partenopea. “Songs & Arias”, come capita spesso e (mal)volentieri per le edizioni discografiche supereconomiche, siano esse anche di una casa prestigiosa come la EMI, non contiene un booklet che risulti particolarmente esplicativo riguardo la genesi dei brani proposti, incisioni, direttori, orchestre.
Compositori come Tortorella, Ciarone, Bareri, per non parlare della genesi di “Pietà Signore” tra Niedermayer e Alessandro Stradella, se ci si limita a leggere le note introduttive, rischiano di rimanere oggetti misteriosi (e a volte è meglio rimangano tali); troviamo semmai un molto scontato e breve escursus biografico sul Corelli cantante e niente altro: poco di più rispetto a quanto vi ho riferito in questo breve contributo.
Un Cd che, pur con tutti i limiti indicati, vuoi per il prezzo, vuoi per il generoso minutaggio, vuoi per l’orecchiabilità dei brani proposti, potrà risultare adatto per coloro che, neofiti, vogliano avvicinarsi all’arte di un grande interprete del recente passato.

Edizione esaminata e brevi note

Franco Corelli – Songs & Arias – Emi Classics “double forte” 2 Cd – 7243 5 69530 2 4

Recensione già pubblicata su ciao.it l’11 febbraio 2006 e qui parzialmente modificata

Luca Menichetti. Lankelot, marzo 2008