Troisio Luciano

Gli dei scendevano tutt’intorno: appunti balinesi

Pubblicato il: 13 agosto 2017

Luciano Troisio ci accompagna in un viaggio temporale e geografico che si snoda lungo un arco di quasi vent’anni. I luoghi sono quelli dell’Isola di Bali, declinata nei ricordi  in tutte le sfumature paesistiche e umane (soprattutto direi umane) di cui il Nostro è stato testimone e protagonista. Un mondo incantevole e incantato, osservato non con gli occhi occidentali del turista un po’ ebete a caccia di avventure dell’altro mondo e dunque inevitabile preda di furberie prive di nazionalità, ma con quelli di una saggezza antica, quasi ancestrale, ereditata da terre italiche preromane, che fanno cogliere con ironia pungente e acuta le discrasie e il vero spirito del paradiso balinese. C’è un’umanità variegata e innocente, poverissima e arraffona, profittatrice e fastidiosa, candida e gentile che popola le memorie di Troisio. I peggiori sono, come spesso accade di notare a chi viaggia, i compatrioti (che non sono solo Italiani, ma Europei, spesso francesi o tedeschi, e poi Australiani, Americani… tutto ciò che è altro dall’Asia insomma), stanziali o stagionali: gente che ha trovato una nicchia, un marito o una moglie o un lavoro, o che esattamente come l’Autore si concede lunghi periodi in questi esotici luoghi lontani. La galleria umana descritta con pennellate efficaci da Troisio raggiunge a mio avviso l’apice nel lungo resoconto di un incontro sentimentale giustamente privo di sviluppi possibili data la differenza di età dei protagonisti, che lascia il Nostro in uno stato di profonda prostrazione. Nessuno sconto a se stesso, nessuno alle parti interessate, gli Occidentali sono spesso maleducati, bolsi, ignoranti e mentitori. La popolazione locale viene setacciata allo stesso modo dall’acume etnologico dell’Autore, ma ha un alibi di fondo, non sempre espresso. Le ragazze giovani sono quasi tutte bellissime oppure almeno gentili e spesso entrambe le cose. Le donne hanno una furbizia antica nello sguardo e fatiche di generazioni sulle spalle. Gli uomini sono quasi tutti impegnati a imbrogliare il prossimo (straniero), ma anche loro in realtà fanno il proprio mestiere. Certo gli incontri sono fondamentalmente limitati ad albergatori, venditori, taxisti, autisti, cameriere e affaristi di ogni risma. Ma è pur sempre umanità, contatto, condivisione: Troisio si atteggia a misantropo, ma poi lo troviamo a soffrire la lontananza degli amici che non gli scrivono,  il disinteresse per i suoi lavori, la distanza sociale in un mondo non suo. I suoi vicini in Patria sono noiosi e impiccioni, vuoi mettere l’Asia di Sud-Est? Che tuttavia chiede il riscatto in denaro anche dei sorrisi, se non si fa attenzione.

Ubud, Kuta, Candi Dasa, Tirtagangga.. I nomi di luoghi magici e lontanissimi diventano locations di avventure turistiche e umane. La leggendaria Bali, l’isola degli dei, non delude mentre gli anni passano. C’è sempre una novità da scoprire,  spiaggette nascoste, fiori profumati nei giardini chiusi di un museo. Forse lo stupore via via che gli anni passano e ogni cosa è già vista molte volte, lascia il posto a un senso di appartenenza ai luoghi, che una volta rimpatriati fa desiderare di tornarvi presto.

Alcune pagine molto intense (penso alla sontuosa descrizione dei riti di cremazione reale) abbiamo avuto la buona sorte di leggerle in diretta su Lankelot.eu che ha dato molto spazio negli anni ai diari e alle recensioni degli scritti di Troisio. Quel tempo e quello spazio sono stati probabilmente un altro luogo vitale per il Nostro, che ha deciso di riportare alcuni stralci di quei resoconti non mediati da correzione alcuna e che se nella cornice letteraria dell’insieme fanno un po’ la parte della foto a colori in un libro antico, tuttavia rendono l’immediatezza dello scritto originale e devono essere apprezzati per questo.

Luciano Troisio scrive da anni dei luoghi in cui vive a lungo, in chiave poetica (penso a Strawberry Stop, al Parnaso d’Oriente, a Locations, impermanenza), ma anche nella prosa dei diari di viaggio (Nuvole di drago, Le città del re lebbroso solo per citarne un paio) e nella forma dei racconti inseriti qua e là (che diventano corpus in Quindici alibi e in  Tirtagannga e altre sorgenti): in qualunque modo l’Autore decida di aprire una finestra sul mondo immaginifico dei suoi viaggi, lo fa con uno stile personale che al lirismo di versi e pagine mirabili abbina un’ironia talvolta caustica verso il mondo che lo circonda, a qualunque latitudine.

Bali è l’isola degli dei chinati a guardare con graziosa indifferenza le terre da essi stessi create. Il riflesso dei loro sorrisi è nelle bellezze paesaggistiche e umane, nei riti semplici e antichi delle donne e in quelli solenni dei re, nel riso beato dei piccoli, nell’acqua e nell’aria profumata di fiori, nei disegni dell’artista Occidentale che ha trovato qui il suo cuore.

La consapevolezza di non appartenere davvero e fino in fondo a questo paradiso primigenio e quel filo forte e tenace che lo lega indissolubilmente alle sue diverse origini, genera nell’Autore una malinconia nostalgica, una tensione continua fra il posto fisico in cui è realmente e quello dell’anima in cui potrebbe davvero essere felice. Questa discrasia è la linea conduttrice di tutta la produzione di Troisio che ha per tema l’Oriente, e che lo accompagna nell’esistenza: una scelta definitiva non è ancora possibile e questi diari di viaggio sono il frutto maturo, sofferto e splendido, del suo percorso.

Edizione esaminata e brevi note

Luciano Troisio (Monfalcone, Go, 1938), ricercatore del Dipartimento di italianistica dell’Università di Padova, ha insegnato nelle Università di Pechino, Shangai, Bratislava, Lubiana. Ha pubblicato numerosi volumi dedicati alla poesia: By logos, esproprio transpoetico, 1979; Folia sine nomine, 1981; e La Trasparenza dello scriba, 1982 (con Cesare Ruffato); La poesia nel Veneto, 1985; Ragioni e canoni del corpo, 2001; Linee odierne della poesia italiana, 2001. Inoltre ha pubblicato le raccolte poetiche: L’angelo alle spalle, 1960; Anamnesi in tre versioni, 1965; Parigi nord-sud, 1966; Indicativo imperfetto, 1968;Precario, 1980; Persistenza del cavallino, 1984; I giardini della maharani, 1986; Le poetesse cinesi, 2000;  Three or four girls, 2002; Strawberry stop (2007); Locations,impermanenza l’Amore al tempo del pc, 2012
In dialetto altopadovano: Drìoghe ai poeti, 2001.
In prosa:Tirtagangga e varie sorgenti, 1999; Viaggio a Ko Ciang2001; Nuvole di drago, 2003;  La ladra di pannocchie 2004;  Quindici alibi (2011).
Studioso, globetrotter, flaneur, i suoi campi d’attenzione sono nell’ordine: la scrittura, l’Asia, l’immagine (specialmente la fotografia e la grafica d’arte). Sue opere sono state illustrate da Emilio Baracco, Giovanni Barbisan, Andreina Bertelli, Renzo Biasion, Mino Maccari, Cesco Magnolato, Walter Piacesi, Gianni Poggeschi, Orfeo Tamburi, Hugo Wulz, Tono Zancanaro.
Prefazione di  Adone Brandalise; postfazioni di Silvana Baroni, Agostino Contò
Ilde Menis, agosto 2015-agosto 2017