Ben Jelloun Tahar

Notte fatale

Pubblicato il: 14 settembre 2017

“La nuit sacrée”, la notte sacra: la ventisettesima del mese di Ramadan, la notte della “Discesa” del libro per i musulmani, la notte “nella quale i destini degli uomini vengono suggellati“. E’ la notte dei bambini e dell’innocenza. Nella notte “fatale” un uomo ormai prossimo alla morte chiama a sé sua figlia. Circa venti anni prima, alla nascita di quell’ennesima femmina, aveva deciso che la bambina sarebbe stata cresciuta come fosse un maschio. Nella notte “in cui i bambini ricevono gli angeli mandati da Dio“, l’uomo confessa alla figlia la sua colpa: ammette di aver commesso l’errore più grande della sua vita. Poco prima di morire le chiede perdono e le suggerisce di lasciare tutto e di vivere altrove. Zahra è finalmente libera di essere donna in un mondo in cui la donna è considerata poco più di nulla.

Va via, giunge in un’altra città. In un hammam conosce Assisa, la guardiana. Assisa le permette di andare a vivere da lei, per badare a suo fratello, il Console, un uomo cieco dal fascino misterioso ed insolito. Il rapporto tra Assisa e il Console è morboso, viscerale, esclusivo, perverso. La presenza di Zahra guasta l’equilibrio tra i due e, soprattutto, rende Assisa particolarmente cattiva. La guardiana dell’hammam cerca quindi di allontanare la giovane sconosciuta e la induce a compiere un delitto, un assassinio che la condurrà in prigione: “il carcere è un luogo in cui si simula la vita. E’ un’assenza. Ha il colore dell’assenza, il colore di una lunga giornata senza luce. E’ un lenzuolo, un sudario stretto, un volto bruciato, disertato dalla vita“. La reclusione della ragazza è fatta di buio volontario, di silenzi cercati e di tanta violenza. Le sorelle di Zahra vanno da lei e si vendicano per tutto quello che hanno dovuto subire in passato a causa di quella sorella tramutata in un fratello prepotente ed arrogante. Le praticano delle mutilazioni. Un giorno la prigionia di Zahra finisce: “ero contenta perché i miei occhi erano pieni di lacrime. Era tanto tempo che non mi capitava. Le mie erano lacrime contente perché venivano fuori da un corpo che stava rinascendo, un corpo che aveva di nuovo la capacità di provare un sentimento, un’emozione. […] Ero libera. Ero sola“.

La componente onirica trapela costantemente dalle vicende di vita raccontate da Zahra. La narrazione è caratterizzata da atmosfere magiche e fiabesche che riportano inevitabilmente alla mente le suggestioni e gli incanti delle “Mille e una notte”. Il monologo, interiore e non solo, col quale la protagonista ci trasmette le sue emozioni e le sue percezioni mette in risalto un umanissimo percorso di mutazione ed evoluzione. La scrittura lineare, e nel contempo preziosa e sofisticata, di Tahar Ben Jelloun concede al lettore di addentrarsi nella psiche di una donna che fin dalla nascita è stata costretta a muoversi, parlare e comportarsi come un uomo e che, da un preciso istante della sua esistenza, è libera di tornare in possesso dell’identità fisica e mentale che le appartiene realmente. Una metamorfosi indotta che conduce Zahra da un sesso all’altro e che implica il riappropriarsi di una corporeità, di una carnalità, di un universo di emozioni che sono rimaste sospese, indurite e cristallizzate dall’infelice imposizione paterna. Si concretizza dunque, dopo molti anni, una libertà sconosciuta ed inaspettata che, nonostante la volontà di distacco e una nuova percezione di sé, entra inevitabilmente in conflitto con un passato da cui non si prescinde e che non consente di dimenticare né di perdonare.

Edizione esaminata e brevi note

Tahar Ben Jelloun nasce a Fès, in Marocco, nel 1944. Vive la sua adolescenza a Tangeri e studia Filosofia a Rabat. Dopo aver insegnato in alcuni licei del suo Paese, nel 1971, si trasferisce a Parigi, dove tuttora vive. Si laurea in sociologia e inizia, fin dal 1972, la sua collaborazione con importanti testate francesi. E’ autore di poesie, racconti, romanzi e drammi. Con “Notte fatale” ha vinto il prestigioso Premio Goncourt nel 1987. Alcuni suoi articoli sono pubblicati, in Italia, sul quotidiano “La Repubblica”. Tra i suoi libri più famosi: “Creatura di sabbia”, “A occhi bassi”, “Le pareti della solitudine”, “Il razzismo spiegato a mia figlia”.

Tahar Ben Jelloun, “Notte fatale”, Einaudi, 2007. A cura di Egi Volterrani. Titolo originale: “La nuit sacrée” (1987).