Fumagalli Valentina, Michieletto Giorgio

The family. Segreti e misteri di casa Bossi

Pubblicato il: 30 maggio 2012

“Ehi Boniver, bonazza, la Lega è sempre armata, ma di manico!”. Già da tempo avevamo capito che l’on. Umberto Bossi non era proprio la reincarnazione padana di Lord Brummel. Meno noti semmai erano gli usi e costumi della stirpe, anche se qualche indizio, ad esempio i nomi della figliolanza, Sirio Eridano e Roberto Libertà, non faceva pensare proprio benissimo. Ma poi venne il Trota e a seguire la faccenda della triplice bocciatura, i dodicimila euro mensili come consigliere regionale, altre dubbie performance; e quindi col tempo è stato naturale interrogarsi se con Renzo e gli altri continuava la tradizione di famiglia: quella che vide l’Umberto, già reduce da tre feste di laurea, diplomato per corrispondenza alla Grande Ecole di Radio Elettra. Ed invece i maligni sono stati smentiti. Con Trota si è avuto un salto di qualità e, andando ben oltre Radio Elettra per corrispondenza, si è giunti alla laurea albanese a sua insaputa.

Il libro di Fumagalli e Michieletto – il titolo è eloquente – è un esempio lampante di instant book tutto incentrato su alcune delle vicende controverse che in questi ultimi mesi hanno letteralmente investito Bossi e la sua cerchia di familiari e famigli. Non è una biografia e non ne ha neppure l’ambizione: centoquaranta pagine appena sono un niente per raccontare vite immolate alle ampolline del dio Po’ e alla cultura della polenta taragna. Almeno per coloro che fossero rimasti ai tempi d’oro di “Casini è uno stronzo“, “ho fermato trecentomila bergamaschi pronti a imbracciare il fucile” e di “a Milano le case si danno prima ai 42 mila lombardi che aspettano un alloggio e non al primo bingo bongo che arriva”, “The family” effettivamente potrebbe dire qualcosa di nuovo. Certamente abbonda il gossip, peraltro inevitabile se si parla di personaggi ruspanti come Renzo e Riccardo, ma sono presenti soprattutto pagine che raccontano il formarsi di quel “cerchio magico” dal quale poi sono scaturiti i badanti intenti a gemellare la Padania con la Tanzania. A suon di bigliettoni.

Non poteva mancare l’accenno alla (probabile) leggenda metropolitana che vuole Luisa Corna causa dell’ictus di Bossi. Fasullo o non fasullo questo ictus da Corna (nel vero senso della parola), è un fatto che, a seguito della grave malattia, il Senatur sia stato protetto dalla moglie Manuela costruendogli intorno una corte di fedelissimi, come una grande famiglia allargata. Il libro ricorda episodi della vita del giovane Bossi alle prese con la professione medica a sua insaputa esercitata al bar, la complicata militanza politica assillata dai debiti e le sue conquiste sentimentali, dove si scopre un Senatur poeta. Poi momenti della vita familiare con la seconda moglie Manuela Marrone (“l’è propri na teruna”), un capitolo dedicato alla Scuola Bosina di Varese (scuola di famiglia dove si insegna il dialetto ai bambini), abbondantemente foraggiata dalla Lega e da leggi ad hoc come la cosiddetta “Legge mancia”, la passione di Umberto e Manuela per la cartomanzia e l’occulto. Ed infine i capitoli dedicati a Renzo, il Trota, a Riccardo, a Roberto Libertà e Sirio Eridanio, colti soprattutto nella loro dimensione privata, relativa ai rapporti con la famiglia e le donne (tipo la strana coppia Trota-Noemi ed altre vispe ragazze non si sa quanto soggiogate dal fascino del rampollo: “Le qualità amatorie? Ci guardavamo negli occhi….”).

Le vicende giudiziarie, che pure vengono ricordate da subito con l’arresto di Belsito e le indagini su Rosy Mauro e sulle birichinate padane, rimangono sostanzialmente sullo sfondo per lasciare spazio alla storia di parenti serpenti, figli che vedono nei libri la loro kriptonite, un leader malato e sbavazzante ma ancora in grado di regalarci parole degne di meditazione: “Il popolo della Padania condivide con quello del Tibet l’aspirazione ad essere ciascuno padrone a casa propria”, “Gli immigrati hanno dei diritti, però solo a casa loro”. Ma anche qualcosa di condivisibile: “Nano di Venezia non rompere i coglioni” (a Brunetta, 2008). Non sappiamo se i due autori, Fumagalli e Michieletto, siano mai stati autentici simpatizzanti della Lega o se lo siano tutt’ora, ma di certo il libro, che si fa leggere piuttosto bene per essere un instant book, rappresenta situazioni impietose e personaggi a dir poco imbarazzanti. Al di là di disquisizioni politologiche e sociologiche, la netta impressione è che alla fin fine la padana family, senza troppo pensare ad ampolline e riti celtici, abbia fatto propria la filosofia di un noto marchese, nativo di Roma Ladrona – per la precisione il Marchese del Grillo – il quale aveva egregiamente sintetizzato il suo pensiero: “Perché io son io, e voi non siete un cazzo”.

Edizione esaminata e brevi note

Valentina Fumagalli è giornalista del quotidiano locale La Provincia di Varese. Da anni segue la Lega Nord sul territorio. E’ nipote di Aldo Fumagalli, già sindaco di Varese.

Giorgio Michieletto è giornalista del settimanale Diva e donna, dalle cui pagine ha raccontato anche le vicende della famiglia Bossi. Vive da sempre a Varese e ha scritto della Lega Nord prima come cronista del quotidiano La Prealpina, poi come corrispondente per Il Giorno. Si è laureato in Scienze Umanistiche con una tesi in linguistica in cui ha documentato l’insegnamento del dialetto ai bambini alla Scuola Bosina.

Valentina Fumagalli, Giorgio Michieletto, The family. Segreti e misteri di casa Bossi, Cairo editore, Milano 2012

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2012