Gresh Alain

Israele, Palestina. La verità su un conflitto

Pubblicato il: 28 maggio 2007

La quarta di copertina prometteva molto bene: “Un libro che rifiuta la solidarietà astratta con uno dei contendenti – anche se non nasconde la simpatia per la causa palestinese – e abbraccia la tesi che nessuno dei due è investito da una missione superiore”.
Non solo: si ribadisce che il libro nasce dalla volontà di stabilire principi oggettivi, indiscutibili su cui fondare una seria discussione e cercare una soluzione al conflitto israelo-palestinese.
Alain Gresh, caporedattore di “Le Monde diplomatique” con questa sua opera pare essersi prefissato un obiettivo fin troppo ambizioso e ben sintetizzato dal sottotitolo (discutibile): “La verità di un conflitto”.
Allo scopo ci ha sfornato sei brevi capitoli per un totale di appena 128 pagine: 1) Dio sta dalla parte del perseguitato; 2) Il conflitto s’intreccia (1917 – 39); 3) Dal giudaismo al sionismo; 4) Nascita di Israele (1946 – 49); 5) Dal genocidio all’espulsione, le sofferenze dell’altro; 6) Una guerra in più: Cronologia.
Una breve trattazione che proprio a causa della sua estrema sintesi potrà lasciare insoddisfatto chi non fosse del tutto digiuno della materia e volesse approfondire le complesse vicende che hanno portato alla nascita di Israele ed al conflitto arabo-israeliano.
Sappiamo tutti che l’oggettività assoluta nel campo della “Storia”, come nelle altre branche delle scienze sociali, è un’utopia: anche una mera cronologia può essere condizionata dall’ideologia del suo autore; al più è legittimo chiedere, per rispetto di chi legge l’impegno di non prestarsi ad un poco virtuoso frullato di fatti ed interpretazioni unilaterali; magari raccontare estesamente senza palesi omissioni. E’ un impegno gravoso, arduo dal punto di vista editoriale, ma, a detta di molti, nel suo obiettivo di oggettività (parziale comunque), l’unico criterio per poter definire un saggio come “libro di storia”.
Il fatto che l’opera sia inserita nella collana Einaudi-Storia poteva far pensare ad un approccio cronachistico, forse un po’ schematico.
Non pare sia questo il caso di “Israele – Palestina”; fermo restando che il giudizio sulla presunta oggettività non può prescindere da chi legge.
Probabile che un affezionato lettore di Liberazione o di Linea possa trovare il saggio di Gresh fin troppo tollerante nei confronti dello Stato di Israele (alla fin fine non se ne contesta l’attuale legittimità). Viceversa altri lo potrebbero trovare troppo benevolo nei confronti di quanto combinato in questi anni dalle satrapie mediorentali e dalla dirigenza palestinese.
Gresh ci propone una legittima interpretazione del conflitto: senza giungere agli eccessi verbali propri di certi fogli politici, malgrado il dichiarato rifiuto di solidarietà astratta con uno dei due contendenti, si comprende da subito dove andrà a parare.
In quarta di copertina è scritto “anche se non nasconde la simpatia per la causa palestinese”: avrei aggiunto “una spiccata simpatia”.
A fronte di una trattazione piuttosto ampia e molto critica sull’immigrazione ebraica, Thedor Herzl, il sionismo e la sua dimensione coloniale, il terrorismo ebraico, la cronaca del naufragio dello Stato Palestinese, del ruolo dei paesi arabi nella vicenda, delle guerre arabo-israeliane, viene svolta in maniera molto sommaria, brevi accenni limitati ad una o due righe.
Ben altro spazio ha il volto imperialista di Israele, le stragi perpetrate ai danni della popolazione palestinese, solo brevi cenni al terrorismo degli Abu Nidal, alle vicende come l’Achille Lauro e all’ambiguo ruolo di Arafat.
Altro aspetto quanto meno discutibile la scelta di Gresh di proporre una sorta di parallelo tra la Shoa (trattazione che a rigore trascende lo specifico tema del libro), Roger Garaudy, il negazionismo, i massacri (come quello di Deir Yassin) ed i “trasferimenti” della popolazione palestinese.
La conclusione dell’autore, ragionevole anche per i lettori meno filo-arabi, fa riferimento alla firma del 1° dicembre 2003 dell’accordo “ufficioso” di pace da parte di rappresentanti palestinesi ed israeliani: secondo Gresh la prova che una soluzione politica è possibile se ci sono interlocutori disposti a non cedere ai massimalismi della propria parte.
Un’ipotesi non una realtà, come hanno dimostrato le reazioni ufficiali (e scomposte) di Israele e parte dell’OLP. Un epilogo che dà la misura di quanto “Israele – Palestina” abbia poco di opera storica: un’interpretazione legittima, talvolta di un certo interesse anche per chi non apprezza la politica dell’OLP e dei gruppi palestinesi più “vivaci”, talvolta irritante per certi accostamenti gratuiti, giudizi di valore quanto meno azzardati, nelle sue palesi omissioni di fatti e personaggi, che a mio avviso gli vale la definizione più coerente di pamphet politico.
La “Storia” in questo caso meglio non scomodarla.

Edizione esaminata e brevi note

Gresh Alain – Israele, Palestina. La verità su un conflitto – XIV-130 p., ill., brossura – Einaudi 2004. € 8,50

Riferimenti web:
http://fr.wikipedia.org/wiki/Alain_Gresh

Recensione già pubblicata il 25 giugno 2004 su ciao.it e qui parzialmente modificata.

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2007