Guarino Mario

Figlia di tanto padre. Ritratto biografico di Marina Elvira Berlusconi

Pubblicato il: 5 aprile 2015

Una premessa è d’obbligo: il “ritratto biografico di Marina Elvira” è un libro essenzialmente politico e ha poco o nulla a che vedere col gossip di “Chi”, che pure Mario Guarino cita più volte quale megafono di interessi aziendali e, al bisogno, clava per colpire il privato dei nemici della famiglia Berlusconi. Non una biografia tout court ma appunto “ritratto biografico” (e pamphlet) che, anche grazie ad ampi stralci da interviste, articoli di giornali, documentazione giudiziaria, racconta il ventennio berlusconiano e le origini inquietanti della Fininvest e poi di Mediaset dalla prospettiva della “rampolla”. Libro polemico all’ennesima potenza, impietoso e distruttivo secondo lo stile di Mario Guarino e della Kaos edizioni, ma certo non un’operazione editoriale gratuita e priva di senso: la primogenita è considerata la donna più ricca e potente d’Italia e la sua aggressività tutta spesa in favore del padre ha alimentato il cosiddetto dibattito politico, soprattutto da quando Silvio Berlusconi ha iniziato a perdere colpi, incastrato dai procedimenti penali e sputtanato – mai termine fu più adatto – dalle olgettine. I toni sono di quelli che non lasciano spazio ad equivoci: “perché il padre di Marina è un gran prestigiatore finanziario, un mago dei castelli societari, uno spregiudicato compratore e un formidabile venditore, un imbattibile arraffatore di crediti bancari, uno straordinario fuoriclasse dei rapporti col mondo politico e con la pubblica amministrazione, ma come imprenditore creativo vale molto poco” (pag. 57)

Le pagine di Mario Guarino quindi raccontano gli affari controversi del “padre di Marina” – così si è scelto di non citare esplicitamente il nome e cognome dell’ex premier – dall’acquisizione truffaldina della Villa Arcore ex Casati Stampa “presidiata dal boss mafioso Vittorio Mangano”, passando per gli “spericolati traffici affaristici paterni, alimentati da fiumi di soldi svizzeri e romani”, al monopolio televisivo conquistato grazie ai favori di Craxi; ed inoltre si racconta la costruzione mediatica del personaggio Marina, non disgiunto da quanto veniva proposto dalle tv berlusconiane, con tanto di interviste compiacenti e servizi farlocchi dei giornali di famiglia. Del resto se Guarino scrive che “lei e il papà sono due gocce d’acqua” (pag. 185), Marco Travaglio – molto citato insieme ad altri giornalisti d’inchiesta – non è da meno: “siccome è la figlia di B., anzi è B. con la parrucca bionda, Marina B. merita la massima considerazione” (pag. 252). Insomma, parlare di Marina Elvira Berlusconi vuol dire parlare comunque di attualità politica, non fosse altro che “nel coro che difende (a pagamento e per interesse) l’indifendibile imputato, la voce della Berluschina è quella che grida più forte” (pag. 301); senza dimenticare, come riferito dettagliatamente da Mario Guarino, che fino a pochi mesi fa il nome della figlia di B. circolava tra i berlusconiani di stretta osservanza come la “donna della provvidenza” che avrebbe evitato il declino del centrodestra. C’è da dire che oggi Marina Elvira sembra invece confermare in pieno la linea paterna: prima di tutto gli interessi aziendali, e la politica in prima persona soltanto come ultima risorsa. Da questo punto di vista si comprende perfettamente – anche se la questione viene appena sfiorata nel libro di Guarino, edito in un 2014 che appare già lontanissimo – l’endorsement della “figlia di tanto padre” per Renzi e per la prosecuzione, seppur in forma occulta, del cosiddetto Patto del Nazareno; come parimenti si può intuire la genesi di certi strani codicilli apparsi tra le righe dei più recenti provvedimenti governativi, per non parlare degli inverecondi abboccamenti tra personaggi legati al premier e scherani mediaset in previsione dell’elezione del Capo dello Stato. Tutto in linea con una tradizione di famiglia, fatta di scambi e favori inconfessabili, che parte dall’era craxiana e prosegue – dicono i maligni – ai giorni nostri con Renzi, per (in)cultura chiaramente un berlusconiano, che non ha aziende da difendere ma un potere da consolidare a qualsiasi costo.

Leggiamo in quarta di copertina di uno “zibaldone di potere politico-affaristico, basato su una ricchezza smisurata e su un potere mediatico enorme”; e difatti nel libro di Guarino, il racconto sarcastico e cattivissimo delle vicissitudini amorose della figlia e gli adulteri seriali del genitore, quello del “family day” e del bunga bunga, fanno da cornice ad un susseguirsi ininterrotto di cinismi, esplicite complicità, vittimismi, comportamenti servili, polemiche di tutti i generi. Sarcasmo e accanimento che legittimamente potranno non piacere ma che molti di noi riconosceranno come aggressiva risposta a quella che è stata già definita una “società cinica”, che concepisce lo spazio pubblico in funzione di un vantaggio personale e che quindi ama affidarsi all’uomo della provvidenza. Oppure, come nel caso di Marina Elvira, alla donna della provvidenza.

Edizione esaminata e brevi note

Mario Guarino, giornalista, è autore di numerosi libri. Con la Kaos edizioni, tra gli altri, ha pubblicato: “Berlusconi. Inchiesta sul Signor tv” (con Giovanni Ruggeri, 1994)

Mario Guarino,“Figlia di tanto padre. Ritratto biografico di Marina Elvira Berlusconi”, Kaos edizioni, Milano 2014, pag. 368.

Luca Menichetti. Lankelot, aprile 2015