De Bortoli Ferruccio

Poteri forti (o quasi)

Pubblicato il: 24 dicembre 2017

Il passaggio incriminato lo possiamo leggere a pagina 209: “L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiede quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata”.  Poche righe che, come sappiamo, hanno scatenato un ginepraio: una querela minacciata ma mai presentata da parte della Boschi, una richiesta di risarcimento danni dopo mesi, polemiche sfociate in una commissione parlamentare che è diventata un terrificante boomerang per i poco accorti provincialotti del “giglio magico”. Al di là di questi maneggi opachi, tipici di una classe politica che non ha rottamato nulla ma che ha confermato vizi antichi, con l’aggravante dell’arroganza e della cialtroneria, nel suo “Poteri forti” De Bortoli ha usato semmai parole molto più esplicite nei confronti dell’ex premier. Il titolo del capitolo “Renzi, ovvero la bulimia del potere personale” non è propriamente una carezza e non sono sviolinate nemmeno alcune considerazioni sul politico rignanese e il racconto di episodi inquietanti che molto hanno a che fare con l’arroganza del potere: “Il brillante ex sindaco di Firenze ed ex premier si è avviluppato – in una bulimica bramosia di presenzialismo e di gestione del potere – nel dedalo infinito dei propri messaggi, sms. WhatsApp, Facebook, Twitter” (pp.199).

Un libro – ripetiamolo – che, nello svelare imbarazzanti altarini, è stato al centro delle polemiche  proprio per le reazioni scomposte di ducetti e maggiordomi, particolarmente zelanti a difendere l’onore inesistente dei loro padroni. In realtà  in “Poteri forti (o quasi)” al renzismo sono riservate davvero poche pagine, mentre gran parte del racconto di De Bortoli prende le mosse da ricordi dei primi anni ‘70, epoca di un giornalismo ormai soppiantato dal progresso tecnologico (sottotitolo: “memorie di oltre quarant’anni di giornalismo”), per poi approdare a quella che è definita “la scena e retroscena del potere in Italia”. Potremmo quindi definire il libro una sorta di diario, non privo di autocritica, dove l’ex direttore del Corriere svela da un lato episodi inediti che hanno coinvolto grandi personalità italiane e straniere; e poi considerazioni, supportate da esempi pratici e vicende controverse, su come sia cambiato, non necessariamente in meglio, il mestiere di giornalista. Da questo punto di vista gli intenti di De Bortoli sono stati opportunamente rivelati nel capitolo di apertura  – “Memorie scomode (anche per chi le scrive)” – poi  parzialmente riprodotto in quarta di copertina: “I buoni giornalisti, preparati, esperti, non s’inventano su due piedi. Ci vogliono anni. Cronisti attenti che vadano a vedere i fatti con i loro occhi, non fidandosi dell’abbondanza di video, sms, tweet e post su Facebook. Che vivano le emozioni dei protagonisti, le sofferenze degli ultimi, le ragioni degli avversari e persino dei nemici. Che non siano mai sazi di verifiche, ammettano gli errori inevitabilmente frequenti, e conquistino la fiducia dei loro lettori e navigatori ogni giorno, ogni ora. Giornalisti indipendenti, con la schiena dritta, che non cedano alla comoda tentazione del conformismo. Dimostrandosi utili alla società e al loro paese non facendo mancare verità scomode e sopportando sospetti e insulti di chi non le vorrebbe sentire. È accaduto molte volte. Una classe dirigente responsabile affronta per tempo e al meglio i problemi seri che un giornalismo di qualità solleva. Certo, è scomodo, irritante. Qualche volta apparentemente dannoso. Ma quanti sono i danni di ciò che non abbiamo saputo o non abbiamo voluto vedere. Un buon giornalismo, in qualunque era tecnologica, rende più forte una comunità. Quando tace o deforma, la condanna al declino. Negli ultimi anni in Italia, salvo poche eccezioni, è successo esattamente questo.” (pp.17).

Il racconto di quanto accaduto nella redazione del Corriere della Sera, nei consigli di amministrazione, e in altri luoghi informali appannaggio dei “poteri forti”, dà infatti la misura dei limiti del capitalismo italiano, di quanto male abbiano fatto gli editori impuri all’informazione italiana. Storie dove le miserie dei giorni nostri appaiono ancora più misere se messe a confronto con le qualità umane e professionali di grandi giornalisti del passato; dove emergono le premesse di grandi scoop giornalistici, nonché frequenti incontri con personalità controverse e a volte inquietanti. Intendiamoci: l’approccio di De Bortoli non ha nulla a che vedere con l’idea di giornalismo tipo quella del “Fattoquotidiano”, peraltro da noi molto apprezzata. L’ex direttore del Corriere ha scritto il libro con uno stile parzialmente diverso rispetto i suoi editoriali – un linguaggio più asciutto, frasi molto più brevi, tutto più informale – ma ha sempre evitato sarcasmi, ha mantenuto un atteggiamento sfumato e, in fondo, non ha affatto infierito su alcuni suoi colleghi editorialisti che, secondo noi, hanno giustamente meritato le attenzioni di Travaglio in “Slurp” (l’onomatopea dice tutto). De Bortoli è pur sempre un professionista ideologicamente moderato, qualità a rigore molto apprezzabile in un paese dove i cosiddetti moderati e liberali si sono spesso rivelati niente più che ottusi reazionari della peggior specie; ma a volte proprio questo voler rifuggire gli eccessi dell’antagonismo ha fatto forse perdere, in buona fede, alcune coordinate e alcuni fondamentali. Pensiamo ad una certa idea di sviluppo, secondo noi poco lungimirante, oppure alla scarsa considerazione dei disastri perpetrati – e perpetrabili – nei confronti di ambiente e paesaggio, che noti maître à penser della carta stampata ancora si ostinano a raccontarci come normale progresso economico. Anche De Bortoli non è stato da meno e quindi magari questa autocritica avrebbe dovuto investire altri campi, altre vergogne italiane che i grandi giornali non hanno mai contestato ed anzi minimizzato se non addirittura supportato tra ignoranza e complicità. Proprio venendo meno a quella schiena dritta auspicata dall’ex direttore del Corriere.

In ogni caso “Poteri forti (o quasi)”, secondo noi, è un libro importante proprio perché, con grande garbo, ci racconta vicende professionali e politiche tutt’altro che edificanti, spesso complicate da opachi rapporti con la grande finanza e con il nostro capitalismo di relazione. Il disastro di questi ultimi anni, considerando che autentici poteri forti italiani non esistono quasi più, si può cogliere da alcune brevi immagini presenti nel libro, che sono apparse sconfortanti e impietose innanzitutto ad un De Bortoli, di certo alieno da complottismi e atteggiamenti antagonisti: “Vederli [ndr: Mario Monti e Gianni Letta] al tavolo con Blankfein, quasi fossero suoi impiegati, mi fece un certo effetto. Una sensazione di disagio. Credo, conoscendoli e apprezzandoli, che qualche disagio l’abbiano avuto anche loro. I veri poteri forti erano altri. E lo sarebbero stati sempre di più” (pp.106).

Edizione esaminata e brevi note

Ferruccio De Bortoli, è nato a Milano il 20 maggio 1953. Laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano, è giornalista professionista dal 1975. Ha cominciato a lavorare al “Corriere della Sera” nel 1979 come cronista per poi passare alle pagine economiche. È stato caporedattore dell’“Europeo” e del “Sole 24 Ore”. Nel 1997 viene nominato direttore del “Corriere della Sera”; lascia l’impegno nel 2003. Dallo stesso anno al 2005 è stato amministratore delegato di RCS Libri e presidente della casa editrice Flammarion. Dal 2005 al marzo del 2009 è stato direttore responsabile del “Sole 24 Ore” e direttore editoriale del Gruppo Il Sole 24 Ore. Dall’aprile 2009 all’aprile 2015 dirige per la seconda volta il “Corriere della Sera”. Dal 2015 è presidente della casa editrice Longanesi e dell’associazione Vidas. Collabora al “Corriere della Sera” e al “Corriere del Ticino”. Ha pubblicato L’informazione che cambia (La Scuola, 2008), Consapevoli. Beati quelli che informeranno persone (con Papa Francesco, San Paolo Edizioni, 2014), Faccio il prete, mi piace (Bompiani, 2014).

Ferruccio De Bortoli, “Poteri forti (o quasi)”, La Nave di Teseo (collana “I Fari”), Milano 2017, pp. 319.

Luca Menichetti.  Lankenauta, dicembre 2017