Lazar Liliana

Figli del diavolo

Pubblicato il: 25 gennaio 2018

Procreate compagne, questo è il vostro dovere patriottico!”. Parole che nella storia del Novecento sono state ripetute spesso da dittatori di varie nazioni. Nello specifico stiamo parlando di Nicolae Ceauşescu, il despota che ha guidato la Romania dal 1965 al 1989. Col decreto 770/1966 della Repubblica Socialista di Romania si stabiliva che la contraccezione era permessa solo a donne che avessero già partorito almeno quattro figli; che l’aborto era proibito a donne con meno di 45 anni che non avessero messo al mondo almeno quattro figli; che tutti i cittadini che fossero venuti a conoscenza di un aborto erano tenuti a denunciarlo; che le donne ferite a causa di un aborto clandestino avrebbero avuto diritto alle cure solo dopo aver denunciato la persona che aveva praticato l’interruzione di gravidanza. Ecco le premesse che annunciano “Figli del diavolo”, il nuovo romanzo di Liliana Lazar, scrittrice nata e cresciuta in Moldavia, trasferitasi in Francia dopo la caduta di Ceauşescu.

È questa l’atmosfera di terrore e costrizione che accompagna le vicende narrate nel libro. Storie che dicono di donne che diventano madri, di figli che nascono senza desiderio e senza amore. Ma dicono anche di un regime che condiziona ogni azione ed ogni esistenza. Ogni donna deve garantire a Ceauşescu almeno quattro figli. Una pretesa che si tramuta in un grave problema quando i figli sono così tanti e la possibilità di sfamarli e di farli crescere non esiste. Lo sa benissimo Elena Cosma, la levatrice protagonista del romanzo. Una donna forte, dai tratti quasi mascolini, capelli corti e pelle scura. Continua a far nascere i figli altrui o a interrompere le gravidanze dei quadri del partito ma non ha mai avuto un figlio suo. “Ancora vergine a un’età in cui le altre aspettavano il quinto marmocchio, l’unica cosa che la tormentava davvero era il fatto di non avere figli. E se ormai aveva rinunciato all’idea di sposarsi, sperava ancora di divenire madre, prima o poi“.

Elena madre lo diventa davvero, anche senza un uomo. È madre di un figlio non suo. Lo partorisce Zelda P., una donna già vedova che non può permettersi di tirare su un altro bambino. Damian nasce il 1 luglio del 1978, ha i capelli rossi come la madre naturale e un carattere mite. Zelda P. prende i soldi di Elena ma sembra non volersi rassegnare all’idea che quel figlio non possa essere suo per cui va a trovarlo di continuo promettendo inutilmente di non farlo. Elena capisce che deve allontanarsi da Bucarest, lasciare l’ospedale in cui lavora da anni e trasferirsi con il bambino in un luogo in cui Zelda P. non può rintracciarli. “Quando il bambino compì sei anni, l’ostetrica prese una decisione drastica. Chiese il trasferimento in una di quelle campagne sperdute dove nessuno voleva andare“. Così Elena e Damian arrivano a Prigor, un villaggio della Moldavia abitato da qualche centinaia di abitanti e governato da un sindaco che tiranneggia spavaldamente con violenza e sopraffazioni di ogni sorta. Elena diviene la levatrice del luogo, ma anche l’unica a gestire il minuscolo presidio medico del paesino.

Il Partito le chiede di sorvegliare le nascite, di denunciare gli aborti, di controllare minuziosamente le madri di Prigor. E lei è ligia al suo dovere divenendo fin troppo inflessibile. Porta avanti il suo lavoro ma, prima di tutto, è impegnata a proteggere Damian da tutto e da tutti con la paura costante che Zelda P. possa in qualche modo ritrovarlo. La loro casa diviene una sorta di bunker inaccessibile e il contatto con gli altri bambini è limitatissimo. Damian cresce tra lo scherno dei suoi coetanei e la paura costante di tutto. È un bambino senza padre e dall’aspetto fin troppo diverso da quello di sua madre: tanto basta a farlo divenire il bersaglio preferito delle battute degli altri. Se da una parte vediamo un’infanzia ovattata, difesa ed iperprotetta fino all’estremo dall’altra la Lazar racconta infanzie completamente opposte fatte di abbandono, solitudine, paure e vessazioni. Si tratta delle infanzie dei bambini nati e rifiutati per le ragioni più disparate e quindi lasciati nei numerosi orfanotrofi della Romania durante il regime, i veri “figli del diavolo”. Anche a Prigor il sindaco Ivanov riesce a far edificare un orfanotrofio e anche a Prigor i bambini vengono cresciuti a suon di botte, insulti, violenze di ogni tipo, senza cibo e in condizioni igieniche e sanitarie spaventose.

Liliana Lazar ricostruisce in “Figli del diavolo” una realtà che tutto l’Occidente ha ben conosciuto appena dopo la morte di Nicolae Ceauşescu. Chi ha l’età sufficiente per averle viste, non può non ricordare le terribili immagini che provenivano dagli orfanotrofi lager della Romania e le campagne di aiuto che un po’ ovunque presero vita nei primi anni ’90. Il racconto è doloroso e coinvolgente poiché tocca la sfera dell’infanzia e quella della maternità: materia atavica ma sempre attuale e degna di interesse. A fare da contrappeso a tematiche così delicate e penose c’è uno stile narrativo molto distante, analitico, basico. Le frasi si articolano in maniera austera con una imperturbabilità che pare riflettere la freddezza tipica di un regime privo di umanità. Sembra quasi che la Lazar, pur affrontando tematiche che richiamano inevitabilmente sentimenti di compassione e di partecipazione emotiva, abbia voluto raggelarci con uno stile impietoso con l’intento di trasmetterci la totale assenza di comprensione e di empatia patita dalle vittime di uno degli ultimi dittatori del Novecento europeo.

Edizione esaminata e brevi note

Liliana Lazar è nata nel 1972 in Moldavia, regione settentionale della Romania. Ha vissuto la propria infanzia e la propria giovinezza nel villaggio di Slobozia, Judet Iaşi, dove suo padre lavorava come guardia forestale. Ha studiato letteratura francese presso l’Alexandru Ioan Cuza Università di Iaşi. A seguito della caduta del regime di Ceauşescu, la Lazar si è stabilità in Francia e scrive le sue opere in lingua francese. Il suo primo romanzo si intitola “Land of the freedmen” ed è stato pubblicato nel 2009. Nel 2016 esce “Enfants du diable“, tradotto e pubblicato in Italia per 66thand2nd nel 2018.

Liliana Lazar, “Figli del diavolo“, 66thand2nd, Roma, 2018. Traduzione dal francese di Camilla Diez. Titolo originale: Enfants du diable (2016).