Gratteri Nicola, Nicaso Antonio

La malapianta

Pubblicato il: 19 settembre 2011

Dalle mie parti la chiamano “malerba” ma credo che possa essere facilmente assimilata alla “malapianta”. Si tratta di una coltura infestante, particolarmente nociva che cresce rapidamente, senza difficoltà e che è complicato estirpare. Il parallelismo tra la “malapianta” e la ‘ndrangheta è lampante. Ma la “malapianta” ricorda anche la struttura di tronco, rami e foglie che caratterizza la ‘ndrangheta la quale si basa, ormai da secoli, su una gerarchia di poteri ben definita ed inviolabile tenuta assieme soprattutto grazie a vincoli di sangue e al silenzio omertoso di chi ne fa parte.

“La malapianta” è un libro-conversazione, un dialogo fatto di domande, quelle poste da Antonio Nicaso, e di lunghe ed articolate risposte, quelle fornite da Nicola Gratteri. Il tema centrale rimane, chiaramente, la ‘ndrangheta. I capitoli sembrano seguire, soprattutto inizialmente, una linea cronologica per cui i due autori vanno a spiegare, in maniera chiara e molto comprensibile, come sia nata l’organizzazione criminale più potente del mondo, da dove tragga origine il suo nome, perché in Calabria si sia sviluppato l’arcaico, e tuttora attivissimo, sistema delle ‘ndrine. Nicaso e Gratteri, domanda e risposta, spiegano poi come la ‘ndrangheta si sia evoluta nel corso dei decenni, come abbia scelto di adeguarsi ai tempi, al mercato e alle esigenze del mondo contemporaneo. Se all’inizio si alimentava cercando denaro attraverso i rapimenti di persona o con il pizzo, col tempo gli esponenti della ‘ndrangheta hanno perfezionato i loro crimini, trovando soluzioni più astute e convenienti. Sono passati, senza troppa difficoltà, al commercio di droga che, ad oggi, rimane la fonte di denaro più fruttuosa. Negli ultimi decenni, al traffico di stupefacenti, si è affiancato quello dei rifiuti. Non a caso gli autori del libro fanno accenno allo scempio delle “navi dei veleni” fatte affondare al largo delle coste calabresi da ‘ndranghetisti privi di scrupoli, del tutto indifferenti ai danni che certe sostanze una volta in mare possano procurare alla loro stessa terra. Ma alla ‘ndrangheta, come viene spesso sottolineato nel corso de “La malapianta”, poco importa salvaguardare la Calabria, la terra da cui provengono. Nonostante sia ormai universalmente riconosciuta come l’organizzazione criminale più ricca e potente del mondo, capace di maneggiare e gestire capitali pari al PIL di nazioni di discrete dimensioni, la ‘ndrangheta ha lasciato il territorio calabro nell’incuria e nell’abbandono di sempre perché preferisce investire altrove, perché è preferibile non attirare troppo l’attenzione, perché è meglio lasciare che tutto resti come è sempre stato: asfittico, incolore, trascurato, dimenticato.

Ne “La malapianta” viene affrontato anche lo spinoso problema relativo ai legami che la ‘ndrangheta ha avuto ed ha con il mondo politico. A differenza di Cosa Nostra, la ‘ndrangheta non ha mai dichiarato guerra allo Stato, ma ha sempre scelto la via della collusione politica così da poter raggiungere facilmente i vertici delle amministrazioni pubbliche e sfruttare tali agganci per il proprio tornaconto. Basti pensare agli appalti o ai sub-appalti che riesce ad aggiudicarsi in ogni luogo d’Italia e d’Europa.

Tra gli aspetti più interessanti del libro ci sono le importanti riflessioni di Nicola Gratteri in merito al sistema giudiziario e normativo italiano. Il magistrato, addentro a questo mondo ormai da tempo, denuncia una carenza e una complessiva disattenzione nei confronti della normativa antimafia e spiega: “Dal 1992 in poi c’è stato un lento ma inesorabile sgretolamento della legislazione antimafia. Oltre alle parole, ai convegni e ai proclami, non si è visto nulla. […] Non c’è dubbio che molta della legislazione antimafia, nata per lo più nei momenti di grande emergenza, dovrebbe essere rivisitata , sostituita da un testo unico che possa rendere attuabile la certezza e l’espiazione della pena per qualsiasi malavitoso“.

Gratteri è cosciente delle debolezze del nostro sistema giudiziario e carcerario: “La ‘ndrangheta, come le altre mafie, si combatte con il carcere duro e la confisca dei beni. Inutile prenderci in giro, con le storie sulla rieducazione del detenuto. Non ho mai conosciuto ‘ndranghtisti che si siano pentiti per un rimorso di coscienza. Servono pene più dure per i reati tipici dell’associazione mafiosa e del traffico di droga, senza la possibilità di ricorrere al rito abbreviato o ad altri benefici durante la detenzione“.

Gratteri non ha alcun dubbio: è stato un errore chiudere carceri/isole come quelli di Pianosa, Gorgona, L’Asinara e Favignana perché è esattamente quello che volevano i boss. Tutto ciò accadeva poco dopo le stragi del 1992, in concomitanza con  l’approvazione di un indulto che, secondo il magistrato calabrese, non è servito a nulla.

E’ evidente che il potere e la forza della ‘ndrangheta sono stati per troppo tempo sottovalutati dallo Stato il quale, secondo Gratteri, dovrebbe avere il coraggio di mettere mano, in maniera decisa e rivoluzionaria, al Codice Penale, al Codice di Procedura Penale e all’ordinamento penitenziario.

La scelta di organizzare il corpus de “La malapianta” in una sequenza di domande e risposte è piuttosto azzeccata. La lettura, infatti, procede speditamente ed inoltre si ha la sensazione di trovare nelle domande di Nicaso quel genere di interrogativi che chiunque di noi vorrebbe o potrebbe porre ad un magistrato come Gratteri. Un libro che raccoglie denunce pesanti soprattutto nei confronti delle istituzioni, ma che è anche cronaca ed analisi culturale, visto che la ‘ndrangheta è ormai ben impiantata nel tessuto sociale di ogni continente.

Edizione esaminata e brevi note

Nicola Gratteri è nato a Gerace, in provincia di Reggio Calabria, nell’area della Locride, nel 1958. Dopo aver conseguito la Laurea in Giurisprudenza, entra in magistratura. E’ una delle figure più rappresentative ed importanti della Direzione Distrettuale Antimafia. Lavora da anni alla lotta contro la ‘ndrangheta per questo è costretto a vivere sotto scorta da 1989.

Antonio Nicaso è nato a Caulonia, in provincia di Reggio Calabria, nel 1964. E’ giornalista, scrittore e ricercatore, grande esperto di organizzazioni criminali, ‘ndrangheta in primis. A lui si devono numerosi libri dedicati alla descrizione, alla storia e alla denuncia delle mafie. Vive e lavora in Nord America.

Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, “La malapianta”, Mondadori, Milano, 2011.