Caponera Marco

Inutile quindi necessario

Pubblicato il: 11 marzo 2018

Di primo acchito un titolo come “Inutile quindi necessario”, soprattutto agli occhi di un non addetto ai lavori (filosofia), potrebbe davvero far pensare ad un insieme di elucubrazioni fini a se stesse. In altri termini la premessa per un saggio di inenarrabile pesantezza. La realtà – merito di Marco Caponera – è ben diversa e l’opera, tutt’altro che autoconclusiva, pur avventurandosi per sentieri ardui e spesso scivolosi, si fa leggere in scioltezza anche grazie ad un continuo confronto dell’ “inutile” con quelle convinzioni che stanno pesantemente condizionando la nostra società occidentale. Pur non proponendo una compiuta teoria Caponera ci regala alcune riflessioni molto acute, sostanzialmente evidenziando come una forma deleteria di utilitarismo da tempo sia diventata fondamento della nostra esistenza e dei nostri malesseri più profondi. Lo stesso “asservito” linguaggio base, secondo il nostro autore, confonde i concetti di inutile e superfluo, mentre “ci troviamo di fronte a due modalità di essere molto differenti fra loro […] il superfluo rientra perfettamente nel circuito mercantile, calcolante, dell’utile” (pp.74). Volendo quindi chiamare le cose col loro nome “la natura dell’inutile deve essere ontologica per durare, per sottrarsi una volta e per sempre dal calcolo e della scambio” (pp.74). Se cambiamo prospettiva allora “l’azione inutile vanta una propria logica, proprie finalità, e un proprio metodo. Non è illogica, segue semplicemente una logica avversa all’unica logica ammessa, quella del calcolo e dell’utile” (pp.30). Possiamo ricordare ancora che “il pensiero inutile è un pensiero libero, dal calcolo, dall’interesse, dall’ovvio” (pp.66). E difatti “l’uso di ‘in” come preposizione può essere interpretato come ‘nello utile’, cioè come qualcosa di non nettamente separato dall’utile, quasi una sua componente interna” (pp. 20); e non solamente la negazione dell’utile. L’oggetto di indagine di Caponera è perciò un “inutile” degno di riflessione proprio “in relazione alle categorie poste dal sistema” (pp.12) e probabilmente una sorta di “virus che interviene a scombussolare le categorie assodate” e “l’edificio mediatico-politico che costringe la società in stati alterati di coscienza” (pp.19).

Riflessioni che vengono da lontano, certo non frutto di un’improvvisa intuizione di Caponera: l’indagine critica che intende svelare i rischi della ghettizzazione degli spiriti liberi e di quanto la scienza, la religione, il sapere, siano ormai dominate dal pensiero utilitaristico, ha tratto linfa, tra gli altri, sia dal pensiero di Guido Zingari, maestro dell’autore, sia  dal taoismo di  “Tao Te Ching” e di “Chuang Tzu”. Il fatto poi che venga rivendicato una sorta di pensiero irragionevole, almeno in riferimento alle concezioni presenti nella nostra società dell’immagine, pervasa in ogni dove da un capitalismo sfrenato che mercifica pensieri e desideri, ci fa dire che “Inutile quindi necessario” è un libro “politico”, non pura speculazione filosofica. Da questo punto di vista, secondo il nostro autore, non è affatto vero che il cosiddetto utile sarebbe la fuga dal caso e che l’anarchia sia da identificare come il caos. Il ragionamento comune e più “moderato” viene ribaltato: “società malferme aiutano il capitalismo a prosperare, a danno del soggetto, della collettività, dell’ambiente”. Alla fin fine quindi “queste società che si alimentano di utilitarismo sono società che hanno smesso di fare i conti con se stesse, con i soggetti che le compongono e con l’ambiente nelle quali sono inserite” (pp.43). Libro politico perché, se è vero che l’autore si guarda bene dal proporre una teoria “che intenda interpretare ogni aspetto del vivere umano” (pp.113), la critica all’utilitarismo contemporaneo investe tematiche che, sempre a detta di Caponera, da parte dei media e dei maître à penser vengono raccontate per lo più in maniera gravemente distorta.

Ad esempio il rapporto tra economia e mercificazione dell’ambiente: “la distruzione del pianeta ci riguarda da vicino e si dovrebbe avere la consapevolezza di voler intraprendere la strada giusta e non sempre e soltanto quella che, nel tempo, conviene di più” (pp.109).  In definitiva un pensiero critico radicale che, contestando tra l’altro l’idea della misurazione e del calcolo quale unica via analitica della conoscenza, ha voluto provocare il lettore e mostrare che “non ci sono ambiti separati dall’inutile più di quanto non ci sia una teoria dell’inutile stesso”.

Edizione esaminata e brevi note

Marco Caponera, (1974) filosofo e saggista, ha collaborato per diversi anni con Guido Zingari, titolare della cattedra di Filosofia del Linguaggio prima, e Istituzioni di Filosofia poi, presso l’Università degli Studi Tor Vergata di Roma. Autore di saggi, studi e articoli sulla filosofia, la politica, la letteratura, la musica. Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati in Spagna, dove spesso è relatore in convegni e conferenze. Ha curato e coordinato, per qualche anno, una collana di saggi di autori europei contemporanei. Vive e lavora a Monte Porzio Catone.

Marco Caponera, “Inutile quindi necessario”, Ferrari Editore, Rossano 2017, pp.120.

Luca Menichetti. Lankenauta, marzo 2018