Fuschetto Max

Mother Moonlight

Pubblicato il: 16 aprile 2018

Se andiamo a leggere le interviste più recenti rilasciate da Max Fuschetto, bravissimo artista campano, non sembra essere molto presente la parola cross-over; che forse neppure è stata pronunciata. Sarà un caso ma non c’è dubbio che questo termine “usato per descrivere materiale preso in prestito da più generi differenti”, caratterizzato da una “popolarità che supera i confini convenzionali della musica e dei suoi stili”, ha spesso suscitato perplessità, critiche magari degli ascoltatori più ortodossi. Valutazioni non proprio favorevoli che hanno voluto evidenziare approcci troppo commerciali ed appunto orientati a conquistare un pubblico poco predisposto ad un ascolto consapevole. Ben altro discorso con “Mother Moonlight”, opera che pure è frutto di un incontro tra generi diversi nel tempo e nello spazio. Sono sedici brevi brani dedicati alla “poesia dell’infanzia”, scritti da Max Fuschetto per il pianoforte di Enzo Oliva: potremmo parlare di classica moderna aperta alle suggestioni della musica popolare, dell’avanguardia, della musica etnica. Lo stesso Fuschetto, in una sua intervista per synpress44, ha voluto citare Schumann, Musorgskij, Satie, Debussy, Stravinsky, Bartok, i Beatles, Arvo Part come esempi di grandi musicisti le cui opere hanno ricordato il mondo dell’infanzia. E difatti, anche in mancanza di una conoscenza particolarmente approfondita del repertorio classico, l’ascolto di “Mother Moonlight”, tanto per capirci, potrà richiamare alla memoria echi di Bartók, l’ostinato di Mikrokozmosz; senza poi dimenticarsi di “Occhi di conchiglia” dove “(a John Lennon)” dice già molto.

Ma al di là di scovare queste possibili citazioni – che rimangono comunque citazioni e non certo fotocopie di brani altrui – l’opera di Fuschetto si caratterizza evidentemente per una scelta “polifonica”, come del resto ribadito più volte dallo stesso autore, esplicitata grazie alla presenza principale di un pianoforte e, di volta in volta, di un altro strumento, vuoi il violoncello, il clarinetto oppure il violino, chitarra elettrica e dilruba (simile al sitar). Una polifonia che si impone quindi in virtù di un materiale sonoro volutamente limitato, ma appunto per questo motivo con un grande potenziale di flessibilità, sperimentazione e introspezione. Potremmo anche usare la parola “evocativo” per descrivere i brani di “Mother Moonlight”, se non fosse che spesso in campo giornalistico è stata usata in maniera molto generica e sbrigativa. Semmai il “Moonlight” del titolo ci suggerisce un aggettivo forse più adatto, soprattutto per brani come “Danzando nel buio”, lo stesso “Mother Moonlight” e “Soffioni”: lunare. Pochi tocchi ben calibrati del piano, suoni elettronici  ed ecco che “Nenia astrale” spiega perfettamente il suo nome. In “Occhi di conchiglia” poi la presenza del suono del dilruba appare del tutto coerente con l’omaggio a Lennon,  ricordando che sitar, Ravi Shankar e le canzoni dei Fab Four hanno avuto molto a che fare soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni sessanta. Molto più movimentato e ritmico “Sulla linea”, con gli archi in primo piano. Insomma, il materiale sonoro circoscritto non deve far pensare a brani in qualche modo ripetitivi alla stregua di una musica minimalista di mediocre qualità. Un ascoltatore attento potrà piuttosto cogliere le doti dei musicisti riuniti da Fuschetto, con Enzo Oliva quasi sempre in primo piano, impegnati a dispensare suoni nitidi, ben riconoscibili. Anche per questo motivo certe etichette, tipo cross over oppure minimal music, possono risultare inappropriate per l’opera di Max Fuschetto: alcuni precedenti che hanno inteso mischiare classica e pop, anche di una certa notorietà, di fatto veri e propri pastoni sonori, non hanno manifestato l’essenzialità, la nitidezza che invece riscontriamo in “Mother Moonlight”.

Una musica realizzata con molta misura, per sottrazioni, per brevi allusioni, che ha così mostrato come la varietà dei brani, la complessità può svilupparsi, e nel miglior modo possibile, proprio grazie a pochi ingredienti di qualità, sapientemente dosati per un pubblico che non potrà certo essere di bocca buona. L’eleganza della musica di “Mother Moonlight”, tra l’altro, riceve una degna e coerente presentazione grazie alla veste grafica del booklet Cd e della copertina ideata dalla designer Marianna Longo.

  1. Danzando Nel Buio
  2. Mother Moonlight
  3. The Upside Down World
  4. Soffioni
  5. In Cerchio
  6. Nenia Astrale
  7. Play & Dance
  8. Crescendo (come Un Blues)
  9. Ting Tang (a Bela Bartok)
  10. Occhi Di Conchiglia (a John Lennon)
  11. The Hole In The Fence
  12. The Round Trip
  13. La Lanterna E Il Sole
  14. Acqua E Neve
  15. Sulla Linea
  16. Canzone

Enzo Oliva (piano), Max Fuschetto (composizione, oboe, suoni elettronici), Pasquale Capobianco (chitarra elettrica), Franco Mauriello (clarinetto), Enrico Falbo (dilruba), Silvano Fusco (violoncello). Eleonora Amato (violino)

Edizione esaminata e brevi note

Max Fuschetto, è nato a San Marco dei Cavoti (BN) e vive e lavora a Napoli, svolgendo attività di compositore, concertista e insegnante di musica. Si è diplomato con il massimo dei voti in oboe presso il Conservatorio di Benevento e si è perfezionato presso la Scuola di Musica di Fiesole. In qualità di oboista classico ha collaborato con l’Orchestra della Nuova Scarlatti, con il San Carlo di Napoli, l’orchestra giovanile dell’Emilia-Romagna, per il Teatro Comunale (Bologna). Il primo disco solista di Max Fuschetto è uscito nel 2009 e si chiama Popular Games, Del 2015 è “Sun Na”.

http://www.maxfuschetto.eu

Max Fuschetto, “Mother Moonlight”, CD Hanagoori Music, 2017.

Luca Menichetti. Lankenauta, aprile 2018