Vonnegut Kurt

Un uomo senza patria

Pubblicato il: 1 settembre 2018

“Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare.
Non date retta a chi dice altrimenti”

Appunti sparsi, libro di memorie, quasi autobiografia: Kurt Vonnegut in questo Un uomo senza patria abbandona ogni tipo di freni e a quasi un decennio dall’ultimo romanzo (Cronosisma), vira prepotentemente verso l’attualità, la società e la politica, con una raccolta di saggi provocatori e intelligenti.
Scritti a 82 anni, tre prima di morire, queste dodici riflessioni sul mondo e sulla vita – americana, ma di conseguenza mondiale – sono di una lucidità disarmante, e riescono con ironia e grande senso critico a dare punti di vista molto interessanti sull’America, le armi, l’ambiente, la politica, la vita e altro ancora.

Intervallati da suoi disegni a colori e da aforismi, questi saggi pubblicati in origine sulla rivista In These Times partono spesso come conversazioni da bar, senza molte pretese, per poi arrivare con uno stile pungente e molto diretto a far riflettere su tematiche molto importanti. Se uno non lo conoscesse, o non sapesse a scrivere è Vonnegut, potrebbe pensare che si trattino delle caustiche osservazioni di un giovane anticonformista letterato. E invece, eccolo lì, uno dei maggiori scrittori americani del Novecento a dirci la sua su questo e su quello.
Ora che Vonnegut è morto, poi, sono testimonianza lampante e inconfutabile della sua incredibile forza e indipendenza. Non le manda a dire né a Bush né a Clinton, non risparmia critiche alle politiche che
distruggono il pianeta e al capitalismo che distrugge le nostre vite. I suoi attacchi sono pesanti ma sono fatti con un sorriso amaro sulle labbra: sono come il grido rauco di uno sbronzo dopo l’ennesima birra (proprio in un racconto però Vonnegut dichiara di non amare tantissimo bere ma di avere una sola enorme passione: il tabagismo).
Come tanti rivoli si diramano rapidamente spunti successivi, deliranti digressioni che spaziano dalla
musica alla pittura, dal ricordo dell’attacco di Dresda o della Guerra in Vietnam, fino ad arrivare al sesso, alla droga – leggera, solo uno spinello con i Grateful Dead – e all’amore.

Con uno stile a metà tra l’articolo d’opinione e il diario personale, queste dodici visioni del mondo non
possono di certo lasciare indifferenti. Sono vere e sanno far male. Un uomo senza patria è il manifesto
finale di un grande scrittore, un suo grido contro i poteri forti e prepotenti, un atto d’amore per la
letteratura e il nostro pianeta così martoriato.
Pensieri sparsi tutti legati da un sottile ma resistente filo di  convinzioni forti: una bella voce fuori dal coro, rabbiosa e ironica, che ci manca tantissimo, ogni giorno di più.

Edizione esaminata e brevi note

Un uomo senza patria, di Kurt Vonnegut, ed. Minimum Fax, Traduzione di Martina Testa

Titolo Originale: A Man without a Country