Pennac Daniel

La lunga notte del dottor Galvan

Pubblicato il: 21 settembre 2008

Sono trascorsi venti anni da quella strana e tormentata notte in ospedale. Domenica di luna piena. Il dottor Gérard Galvan è di guardia al pronto soccorso della clinica Postel-Couperin. Tra un’impetigine, un attacco di asma e un motociclista ferito, il medico non fa che immaginare il proprio biglietto da visita: Professor Gérard Galvan Medicina Interna. La sua massima ambizione, un grande progetto: nella mia immaginazione si dispiegava come uno stendardo la cui ombra cancellava i colleghi e copriva tutto il campo medico.

Urgenza dopo urgenza, fino al momento in cui Galvan, alle due della notte, vede un uomo crollare lungo il corridoio del pronto soccorso. Il paziente ha solo il tempo di dire “Non mi sento tanto bene”. E, con questa semplice frase, si apre la sequenza più complessa ed imprevedibile di sintomi clinici che si sia mai vista. Lo strano paziente, di cui non si conosce né nome, né provenienza, né anamnesi, produce, una dopo l’altra, un ventaglio completo di patologie: dal blocco intestinale al globo vescicolare, dallo pneumotorace alle crisi epilettiche. Fino alla diagnosi finale: emorragia cerebrale. L’uomo che “non si sente tanto bene” potrebbe morire da un momento all’altro. Galvan decide di rimanere tutta la notte a vegliarlo: Pensavo solo questo: rimani vivo, rimani qui. Avevo reso le armi. Avevo strappato il mio biglietto da visita. In una notte ero diventato medico. Un figlio di papà toccato dalla grazia: Paolo folgorato sulla via di Damasco, sant’Agostino sotto il suo boschetto, Claudel dietro il pilastro…”.

La situazione, seppur grottesca e paradossale, porta Gérard Galvan a compiere un salto umano improvviso: abbandona tutte le lusinghe e le superbie della professione ereditata dai suoi antenati per divenire repentinamente un medico vero. Pensando alla sua metamorfosi, Galvan si addormenta. Al suo risveglio il malato non c’è più. E’ scomparso. Non è all’obitorio, non è in radiologia, non è in nessuna stanza del piano. Forse non è mai esistito? Forse quella notte assurda non c’è mai stata?

No, la lunga notte del dottor Galvan, domenica notte di luna piena c’è stata eccome. Lo si evince nel momento in cui il malato riappare, novello Lazzaro, davanti agli occhi dei dottori che, fino a poche ore prima, lo avevano dato per spacciato. Ed è in piena forma pronto a dare a tutti loro (e a tutti noi) una spiegazione di quanto accaduto. La logicità, a questo punto, è piuttosto relativa, anche se il lettore più razionale potrebbe non trovare l’epilogo particolarmente convincente. Domanda: tutto il resto lo è?

“La lunga notte del dottor Galvan” vive di paradossi. E’ un delirante contrappunto, un’amena miscela di eventi, una breve allucinazione ben narrata. Il racconto di Pennac mi ha fatto pensare ad un tragicomico fumetto. Figure surreali e fuori dal comune che si avvicendano in una striscia di improbabili accadimenti. Il linguaggio è dissacrante ed ironico, la scrittura è veloce e scoppiettante. Non annoia di certo. “La lunga notte del dottor Galvan”: descrizione semi-seria di una doppia conversione, quella di Galvan, per l’appunto: medico-non medico.

Questo testo è stato anche portato in teatro: nel 2005 Giorgio Gallione, autore di un breve scritto (Da Pennac a Molière e ritorno) posto nelle ultime pagine di questa edizione, ha infatti trasformato Galvan nel protagonista dell’omonima opera teatrale il cui interprete principale è Neri Marcorè.

Edizione esaminata e brevi note

Daniel Pennacchioni, questo il vero nome di Pennac, nasce a Casablanca nel dicembre del 1944. Studia e si laurea in Lettere presso l’Università di Nizza. Nel 1970 inizia a lavorare come insegnante in un liceo parigino, professione che porta avanti per circa trenta anni assieme a quella di scrittore. La sua fama è dovuta soprattutto alla figura di Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio che, accanto ai suoi stravaganti familiari, è il protagonista di numerosi romanzi di Pennac, quelli facenti parti del cosiddetto “Ciclo Malaussène”. Il primo di tali romanzi, “Il paradiso degli orchi”, risale al 1985. Pennac è uno degli scrittori francesi contemporanei più noti ed apprezzati.