Simenon Georges

La pazza di Iteville

Pubblicato il: 5 luglio 2008

G.7. I suoi colleghi lo hanno soprannominato così per via dei capelli rossi, che fanno pensare al colore dei taxi della compagnia G.7. E’ un soprannome che gli si addice. G.7 ha trent’anni. Ho già detto che ha l’aria di un giovanotto beneducato, un tantino timido. Insomma lo vedresti benissimo in una cittadina di provincia o praticante da un notaio.

Come spiega Ena Marchi in postfazione, prima che Simenon inventasse Maigret, aveva dato vita a G.7, chiamato anche ispettore Sancette o L.53. E al giovane investigatore dai capelli rossi lo scrittore belga rimase comunque affezionato, tanto che vi rinunciò definitivamente solo qualche tempo dopo aver pubblicato i primi libri che vedevano Maigret come protagonista. Le indagini del timido G.7 sono passate alla storia della letteratura solo attraverso quest’unico racconto: “La pazza di Iteville”, stampato nel 1931. L’editore Jacques Haumont aveva intenzione di inaugurare, proprio con questo libro, una collana di testi accompagnati da una serie di fotografie (almeno trenta per ogni volume), i cosiddetti “photo-texte”. La nuova formula, però, non ebbe successo: i lettori mostrarono di non apprezzarla. Forse l’idea era eccessivamente innovativa ed i tempi non erano sufficientemente maturi, per cui venne a decretarsi la soppressione della collana che, evidentemente, iniziò e si concluse proprio con “La pazza di Iteville” che, alla sua prima uscita, era accompagnata dalle foto di Germaine Krull.

Il racconto è affidato alle parole di un amico dell’ispettore G.7 che, a quanto pare, sembra incarnare, almeno in parte, proprio lo stesso Simenon poiché si descrive come un autore di un certo numero di romanzi polizieschi. Per via della sua attività di scrittore, la voce narrante conferma di essere spesso a contatto con la Questura e con i suoi rappresentati. G.7 è uno di loro. Ed è proprio l’ispettore dai capelli rossi che chiede all’amico di accompagnarlo, alle quattro del mattino e sotto una pioggia torrenziale, a Iteville, un paese che si trova a una cinquantina di chilometri da Parigi. E’ avvenuto un omicidio. Ma c’è qualcosa di strano: sono le nove e mezzo di sera, il signor Tabarot, direttore dell’ufficio postale di Itteville, sta tornando da Ballancourt in bicicletta. A poca distanza dalla meta, l’uomo sente gridare. Si avvicina e una ragazza bionda, sporca di fango ed evidentemente molto agitata, gli urla di andare a chiamare i gendarmi: per strada c’è un uomo morto. Tabarot si avvicina e nota che a terra c’è il dottor Canut, medico noto a tutti in paese. Il direttore prende la sua bicicletta e si precipita a chiamare la polizia. Quando i gendarmi arrivano, trovano accanto alla giovane donna un cadavere. Ma non è il dottor Canut, è il cadavere di uno sconosciuto. E’ stato colpito al cuore da una coltellata mortale. Tabarot è sicuro di aver visto proprio il corpo di Canut e non c’è possibilità di errore. Dunque qualcuno deve aver sostituito il cadavere. Cosa è accaduto mentre il direttore si recava dalla polizia? Chi è quella strana ragazza bionda? E che ruolo ha in tutta la vicenda?

Il poliziesco è breve e la tecnica narrativa di Simenon è perfetta. L’intrigo si presenta subito agli occhi del lettore in maniera accattivante ed intensa. Non sapremo nulla fino alla fine, fino a quando l’ispettore non rivelerà (a noi che leggiamo e al suo amico scrittore/voce narrante) quale sia la soluzione del caso. G.7 non ha il carattere né l’ironia né la maturità di Maigret. I due personaggi sono affini in un senso e diversi in molti altri. G.7 ha tutto l’aspetto di un embrione, soprattutto al cospetto della figura colossale che è poi divenuto Maigret. La storia si snoda attraverso dialoghi, confronti verbali ed osservazioni di tipo psicologico. Battute dirette ed osservazioni che, però, non ci fanno intendere che pochi dettagli, quasi irrilevanti per noi, assolutamente essenziali per G.7.

Edizione esaminata e brevi note

Georges Simenon nasce il 13 febbraio 1903 a Liegi. E’ quindi uno scrittore belga di lingua francese, oltre ad essere uno degli autori più prolifici del XX secolo. Pubblica il suo primo romanzo all’età di 18 anni. Nel 1922 si trasferisce a Parigi con un’ambizione precisa: vuole diventare uno scrittore. E scrive davvero, scrive tantissimo. Soprattutto romanzetti d’appendice, centinaia di storie pubblicate dalle riviste del tempo. Il successo arriva nel 1931 con la pubblicazione dei primi Maigret. Nello stesso anno il celebre commissario approda al cinema. Simenon viaggia molto in tutto il mondo e per diversi anni vivrà negli USA. Torna in Francia solo negli anni ’50 e prosegue la sua carriera letteraria. Muore a Losanna il 4 settembre 1989 per un male incurabile.