Peloso Francesco

La banca del papa

Pubblicato il: 8 giugno 2015

Il libro di Francesco Peloso, come dice il titolo, sicuramente racconta parte delle vicende che hanno visto coinvolta la cosiddetta “banca del Papa”, ovvero lo Ior, ma innanzitutto è la storia di una contraddizione forse insanabile: il rapporto tra Chiesa e finanza. Preso atto che uno dei problemi più gravi che ha investito il Vaticano in questi ultimi decenni è l’uso privato dell’Istituto per le opere di religione, che nemmeno è una vera banca ma che è stata coinvolta in innumerevoli scandali soprattutto a partire dalla gestione di Paul Marcinkus, Peloso, con questa sua inchiesta giornalistica, racconta con dovizia di particolari come Papa Bergoglio intenda semmai rimediare alla “cattiva governance che indebitava l’istituto e lo allontanava dal suo obiettivo di fondo: finanziare le opere della Chiesa nel mondo” (pp. 142). Di sicuro un obiettivo ambizioso e indifferibile, non fosse altro che proprio il rapporto pericoloso tra Chiesa e finanze sarebbe stato causa di accanite lotte di potere, ad esempio tra la Cei di Ruini e la segreteria di stato di Bertone; tanto da far pensare che tutto questo abbia pesato non poco sulla decisione più clamorosa dello stanco Benedetto XVI. Se poi vogliamo aggiungere i rapporti di potere con la finanza del nostro paese, il conflitto tra la Banca d’Italia e la Santa Sede, si fa più chiaro il contesto in cui Papa Francesco ha portato avanti quella riforma della Curia già intrapresa dal suo più debole predecessore, peraltro senza voler dissimulare affatto una visione fortemente critica del mondo della finanza. Del resto già in “Caritas in veritate” il Vaticano, ed in particolare Benedetto XVI, aveva marcato una distanza nei confronti di un’economia che virava in direzione della finanza speculativa.

Come si può ben capire tanta carne al fuoco ma Peloso tenta comunque di rispondere in maniera compiuta a molti interrogativi, con un libro d’inchiesta e quasi privo di tecnicismi finanziari: in che misura la riforma finanziaria del Vaticano è stata imposta dall’esterno alla Santa Sede? Quali poteri esterni ed interni al Vaticano sono stati coinvolti in questo processo? Quale ruolo hanno avuto le multinazionali esperte in antiriciclaggio e gestione finanziaria? Perché sta declinando il potere italiano nella Curia e nel papato? E’ possibile che Bergoglio riesca a conciliare la sua idea di Chiesa votata ai poveri con quella trasparenza finanziaria che viene imposta dl mondo globalizzato? Non sono domande fini a se stesse e soprattutto slegate tra loro perché Peloso insiste più volte come proprio l’obiettivo di una forte riduzione dei prelati italiani nella curia vaticana, frutto amaro di scandali e lotte di potere legati alle finanze del nostro paese, abbia “rappresentato l’elemento unificante per liberal e conservatori dei vari continenti” affinché si costituisse un’alleanza inedita “che ha portato alla soluzione argentina per il papato” (pp. 11). Viste poi queste premesse diventa più chiaro il motivo per cui Papa Francesco abbia preso decisioni drastiche, seppur molto contrastate: ad esempio la scelta di affidarsi in primo luogo ai laici ed esperti tecnici, al tentativo, accettando regole globali condivise, di cambiare radicalmente stile e sostanza rispetto la precedente gestione – opaca e personalistica – delle risorse economiche vaticane. Tentativo difficile, con buona pace di coloro che, cinque minuti dopo l’elezione sul soglio di Pietro, già criticavano Bergoglio come un quaquaraqua simile in tutto e per tutto ai Bertone e ai Ruini, soltanto più furbo: “D’altro canto papa Francesco è stato fortemente osteggiato da alcuni settori dell’establishment economico e politico, in particolare negli Stati Uniti, per avere contestato con estrema durezza quelli che giudica gli elementi non riformabili di una finanza speculativa, per aver sollevato il tema della ridistribuzione della ricchezza, intesa certo come scelta evangelica, ma anche di sistema” (pp. 17).  Insomma, “il tentativo di far convivere questa lettura del cristianesimo con una finanza vaticana trasparente e credibile è la sfida cruciale, e non ancora vinta, del pontificato di papa Francesco” (pp.18).

Il racconto di una sfida appunto che è cronaca contemporanea ed anche storia recente, tra retroscena ancora misteriosi ed altri ormai svelati nella loro meschinità. Leggiamo ad esempio le affermazioni del cardinale Maradiaga, uno degli uomini più vicini all’attuale papa, che sottolinea come,  poco prima del conclave del 2013 e all’indomani di Vatileaks, “emerse la percezione diffusa fra i cardinali che la segreteria di Stato, evidentemente, non faceva arrivare al pontefice ‘tutti i documenti’. L’accusa è grave e ricade in primo luogo sulla gestione Bertone: ma non è del tutto nuova” (pp. 31).

Certo è che la riforma delle finanze vaticane promossa dal papa argentino risente di quanto accaduto nei decenni precedenti e si prospetta come rimedio ed adeguamento ai canoni internazionali, antiriciclaggio in primis: “il principio generale è il seguente: via prelati e banchieri italiani e largo a tecnici laici ed esperti di finanza internazionale. A ciò si aggiunga qualche monsignore fedelissimo di papa Francesco nei posti di coordinamento e un gruppo di cardiali che condivide un obiettivo di fondo: disarcionare il potere e il sottopotere della curia italocentrica. Secondo queste direttrici di fondo si chiuderà l’epoca del cardinale Tarciso Bertone, appassionato di sanità e di politica italiana” (pp.35). Il fatto poi che il papa argentino sia stato eletto da un ampio schieramento trasversale, fatto di liberal e di conservatori, lascia intatte diverse contraddizioni che rischiano di complicare il percorso di cambiamento della Chiesa. Come ancora ricorda Peloso tra i grandi elettori di Bergoglio c’è ad esempio il cardinale Pell, competente quanto si vuole in economia e quindi utile a gestire con rigore le finanze vaticane, ma anche uomo di salde idee liberiste in economia, conservatore in dottrina (chiusura su coppie di fatto, omosessuali e divorziati)  e grande nemico degli ambientalisti; mentre il papa stesso, che proprio non piace a Wall Street e che i tea-party considerano una specie di comunista, “sta preparando la sua prima enciclica dedicata nientemeno che all’ambiente e alla necessità di difenderlo dall’azione predatrice dell’uomo” (pp. 154). Figuriamoci poi cosa può voler dire, almeno per coloro che non sono affatto ostili alla finanza speculativa, un papa che ha svelato in pieno la sua cultura sudamericana e che quindi negli anni ha approfondito la sua fede antiliberista, mostrandosi lontanissimo dal conservatorismo compassionevole di Bush, che  vuole una “Chiesa madre e non imprenditrice”, che tuona contro la corruzione, che dice: “esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri” (pp.196). Parole sempre eloquenti e senza mezze misure, come possiamo leggere da un dialogo dell’ex arcivescovo di Buenos Aires con il suo amico rabbino Abraham Skorka: “La globalizzazione che crea uniformazione è essenzialmente imperialista e strumentalmente liberale, ma non è umana.  In sintesi estrema è un modo di rendere schiavi i popoli” (pp.192).

In tutto questo la storia dello Ior e la sua complicata riforma risulta soltanto un tassello di un disegno molto più ambizioso. La “rivoluzione”, anche se negata dagli anticlericali più irriducibili, è in corso e non sappiamo se avranno la meglio quelle forze conservatrici che hanno logorato il pontificato di Benedetto XVI; ma Peloso è convinto che, vada come vada, questo tentativo del primo papa extraeruropeo contenga un elemento di grande forza profetica.

Edizione esaminata e brevi note

Francesco Peloso, (Roma, 1966) è giornalista specializzato in Vaticano e Chiesa; si occupa del rapporto fra religioni, politica e società in Italia e nel mondo. Scrive per varie testate, tra cui: Linkiesta.it, Vatican Insider, «Internazionale», «Jesus». In precedenza ha lavorato per «Il Secolo xix», Adnkronos, «il Riformista», «l’Unità», «Europa» e ha collaborato con le riviste «Micromega» e «Limes». Ha pubblicato il volume “Se Dio resta solo” (Lindau 2007).

Francesco Peloso, “La banca del Papa”, Marsilio (collana “I nodi”), Venezia 2015, pp. 220.

Luca Menichetti. Lankelot, giugno 2015