De Angelis Edoardo

Indivisibili

Pubblicato il: 28 novembre 2018

Il cinema italiano deve tanto a Napoli.

Il panorama partenopeo ci ha regalato grandi attori e registi, quasi mai misurati o austeri, ma dall’esuberanza impetuosa e carnale. Riflesso fedele di una terra pulsante e drammatica che forgia a sua immagine personalità cariche di un emotività incontenibile, e quindi altamente espressive.

Edoardo De Angelis onora questa prestigiosa scuola con la sua opera, Indivisibili, che racconta una storia napoletana fuori dal comune.

L’arrangiarsi è nel film un’arte a tutti gli effetti, e laddove la natura sembra condannare ad un destino ingrato, ecco che l’autentico maestro di vita (e figlio del Vesuvio) ha il suo colpo di genio. Quella deformità che altri nasconderebbero, viene messa a nudo, esibita e spettacolarizzata.

Viola e Dasy sono due gemelle siamesi, bellissime e con un dono innato nel canto.

Seppur lontane dalle più prestigiose vetrine discografiche, godono di una popolarità locale sensazionale grazie per l’appunto al loro ‘maestro’, laborioso talent scout, nonché padre. Egli ha saputo puntare sul talento delle figlie per riscattare le sue sorti e quelle della moglie, operosa solo nell’annebbiarsi col fumo.

Le due giovani vengono ingaggiate per prime comunioni o proposte di matrimonio di ‘personaggi’ poco rispettabili, rimanendo in fondo estranee. Non sono ancora contaminate dagli ambienti abietti (e corrotti) nei quali si aggirano; trascorrono le loro giornate cantando o ingurgitando dolciumi.

Quell’incanto adolescenziale terminerà con l’incontro fortuito di un medico che offrirà alle ragazze la possibilità d’essere finalmente ‘divise’ con un intervento in Svizzera.

La verità emergerà brutale e le sorelle scopriranno di essere state volutamente tenute unite per sfruttare il successo, ben retribuito, presso un pubblico affamato di fenomeni da baraccone.

Nulla potendo contro la tenace ostilità paterna, decideranno di finanziare loro stesse l’intervento e la ricerca del denaro necessario si rivelerà tutt’altro che semplice, e indolore.

Una pellicola meritevole come questa urgeva di una promozione efficace per arrivare ad una grande platea, colmando così l’unico suo deficit; un cast tecnico e artistico poco noto.

Particolare irrilevante per un lavoro talmente autorevole da non godere di luce riflessa (da nomi civetta), esemplare nel reggersi esclusivamente sulla sua nuda e cruda immediatezza.

Le giurie dei festival internazionali sono state lungimiranti, dando il risalto che meritava.

Indivisibili, difatti, ha raccolto consensi un po’ ovunque.

Inserito, e lodato, nelle Giornate degli Autori alla Mostra Cinematografica di Venezia, è stato presentato anche al Festival di Toronto e al London Film Festival.

Il film è un viaggio accorato nella vita delle gemelle. Non conosce battute d’arresto. Niente che vorresti diverso da com’è.

De Angelis è un narratore attento, e ancor di più ha un senso estetico/fotografico portentoso.

Il contesto scenografico è di un degrado urlato, spietato anche.

La casa di famiglia è un aborro edilizio sbattuto vicino ad una spiaggia. Le palazzine popolari, rifugio di immigrati o di piccoli delinquenti di quartiere, o i capannoni allestiti da preti arraffoni, sono lo sporco palcoscenico per intonare Indivisibili, cavallo di battaglia nella scaletta del duo canoro. Ciò che calpestano è di uno squallore sfacciato, ma grazie a Dasy e Viola tutto si ingentilisce, arricchendosi di una bellezza pop, neorealista (e neomelodica).

Sembra di riconoscere un Pasolini dei nostri tempi, meno crudo e incline alla poetizzazione fotografica. La cinepresa al suo passaggio trasforma il brutto (delle strade, dei vizi, delle persone) rendendolo diversamente comunicativo, accettabile nella sua inevitabilità. La padronanza della direzione è evidente sin dall’incipit, il più bello che abbia visto di recente.

Il sassofono di Enzo Avitabile, che cura prodigiosamente le musiche, accompagna il ritorno a casa di tre dolenti squillo, che alle luci dell’alba trascinano i loro corpi, e direi anche le loro speranze. La sintesi perfetta della deriva dei vinti, di chi si abbandona al ricatto del denaro, riducendosi allo spettro di sé stesso. Ma le gemelle, soprattutto la più tenace delle due, sarà pronta ad un sacrificio estremo pur di affrancarsi, ribellandosi alla logica dello sconfitto.

Il corpo attoriale presta un servizio ineccepibile nelle mani del regista.

Le sorelle Angela e Marianna Fontana hanno forza mimica da vendere. L’intensità fisica trascende la necessità dell’eloquio. I dialoghi difatti sono quasi tutti in un napoletano spesso inaccessibile. Ma questa scelta coraggiosa non rappresenta per nulla un limite, alla mia comprensione in primis e soprattutto alla performance delle due attrici, che anzi si avvalgono del loro dialetto per dare ancora più pathos alle interpretazioni. Realistiche a tal punto da non credere che stiano recitando un copione.

Tante le sequenze memorabili. Fra tutte quella della processione in cui le protagoniste si nascondono sotto il velo di Mater Dolorosa. Costrette ad una vita imbrigliata, mai veramente propria, persino nel bisogno più intimo di sentirsi donne, e quindi amate. E la mente torna a Pasolini e alla Madonna del suo Decameron.

Gli altri attori rispettano lo stesso ritmo. Intensi e altrettanto coinvolgenti Massimiliano Rossi e Antonia Truppo (premiata col David di Donatello) e segnalazione doverosa per i contributi di Peppe Servillo, Gianfranco Gallo e Gaetano Bruno.

I superlativi si sprecano per questo film che è talmente vicino ad un capolavoro da immaginarmelo annoverato fra Nuovo Cinema Paradiso e Respiro.

Applausi. E ancora applausi.

 

Giovanni Capizzi

Edizione esaminata e brevi note

Regia: Edoardo De Angelis

Soggetto: Nicola Guaglianone

Sceneggiatura: Edoardo De Angelis, Nicola Guaglianone, Barbara Petronio

Direttore della fotografia: Ferran Paredes Rubio

Montaggio: Chiara Griziotti

Interpreti principali: Angela Fontana, Marianna Fontana, Antonia Truppo, Massimiliano Rossi, Peppe Servillo, Gianfranco Gallo, Gaetano Bruno

Musiche: Enzo Avitabile

Scenografia: Carmine Guarino

Costumi: Massimo Cantini Parrini

Produzione: Medusa Film, Tramp Ltd., O’Groove con il contributo del MiBACT in collaborazione con Film Commission Regione Campania e Mediaset Premium

Origine: Italia (2016)

Durata: 100 min.

Approfondimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Indivisibili_(film)

https://www.imdb.com/title/tt5259496/

http://www.medusa.it/film/indivisibili/