Dolci Paola Silvia

Portolano

Pubblicato il: 27 Febbraio 2020

La prima cosa che mi ha colpito, in questo volumetto che potrei definire di prosa poetica, è che l’io narrante – ovvero l’autrice Paola Silvia Dolci – pur facendo un mestiere diverso dal mio (è ingegnere e giornalista, anche se dedita pure alla scrittura e alla traduzione letteraria), come me spesso viaggia lavorando. Col risultato che c’è chi pensa che, fondamentalmente, vada in giro a divertirsi. Ovviamente, nonostante l’indubbia piacevolezza dei luoghi, non è così, perché l’impegno è sempre notevole. Come, del resto, l’alternanza delle cose della vita, in amore e sulla superficie del mare, vero filo conduttore di tutta l’opera.

Le caratteristiche di vari porti – a partire da quello di Punta Ala, per poi toccare Portoferraio, Macinaggio e altri – diventano come spunti musicali per lo sviluppo di una fantasia intima, che galleggia su una superficie liquida di dolori privati, rimpianti e compromessi minacciati dalla vita.

«I sentimenti mi arrivano solo quando sono abbastanza caldi», dice la voce che recita questa sorta di litania ondivaga. Potrebbe essere questa la massima ispiratrice, o il tempo nascosto di tutto il volume. Esprime una sorta di cauta distanza, ma insieme una disponibilità alla graduale compenetrazione con la passione più intensa. Sullo sfondo, sempre il mare, con il moto parimenti alterno delle due creste ondose. E, appunto, i porti, luoghi di apertura ma anche di ritrosia. In lontananza, come un’eco ovattata, l’inquietudine di un fascismo ritornante, fatti tragici come il crollo del Ponte Morandi di Genova, un rumore di fondo di vita intrisa di dramma. Eppure,

«L’unica cosa che devo fare è sedermi alla scrivania.»

Ecco ancora il tarlo positivo del lavoro letterario, che accompagna l’autrice in ogni anfratto di mondo costiero che visita, sia pure per breve tempo.

«Zuppa di pesce, focaccia
nessuna stella.
Il manoscritto.
La traduzione»

È un diario di navigazione, quello di Paola Silvia Dolci, sospeso tra la dimensione privata e scenari collettivi, che sfiorano la bolla di vita di lei, fondamentalmente ancorata a un sia pur oscillante centro interiore: la passione letteraria, dicevo, ma anche il flusso degli affetti familiari, e lo stesso erotismo. Tutti questi elementi sollecitano la superficie della sua spora esistenziale, lasciandola però – così mi pare di percepire – intimamente inappagata. È come se lei appartenesse sempre a un altrove indeterminato, al di là del mare. Sempre in cerca del prossimo porto, rapita da una saudade – o forse una Sensucht – che la richiama costantemente alla navigazione, alla scrittura e alla traduzione.

«Giorno trentacinque
precipitata
qualcosa produce cristalli nella scrittura»

Poiché questo è, inevitabilmente, il destino di chi, artisticamente e professionalmente, pratica il mestiere delle parole: sentirne la mancanza e l’irresistibile forza di attrazione.

Edizione esaminata e brevi note

Paola Silvia Dolci, nata a Cremona, è ingegnere civile, giornalista e traduttrice letteraria. Diplomata presso il Centro Nazionale di Drammaturgia, collabora con varie riviste letterarie. Dirige la rivista di poesia e cultura “Niederngasse”. Traduttrice di Maxine Kumin, Galway Kinnell, Christian Gabrielle Guez Ricord e Albert Camus, ha pubblicato: Bagarre (Lietocolle, 2007), NuàdeCocò (Manni, 2011), Amiral Bragueton (Italic Pequod, 2013), I processi di ingrandimento delle immagini (Oèdipus, 2017), Bestiario metamorfosi (Gattomerlino Superstripes, 2019).

Paola Silvia DolciPortolano, Mattioli 1885, Fidenza, 2019