“I ricordi ci avvolgono, ci commuovono, ci spingono ad agire ma rispondono al caso, non alla volontà di chi ricorda. Ci sommergono, ci invadono e noi proviamo a sceglierne qualcuno, ma l’atto del ricordare, che pure sembrerebbe manifestazione di volontà, è invece casuale, non sottostà a nessun imperativo. Accade, semplicemente e lo scrittore deve accettare questa sua condizione passiva. A volte succede che il ricordo desiderato si materializzi, ma è un caso”. Così Filippo Tuena in una recente intervista rilasciata a Ivana Margarese racconta il suo “Valzer con mia madre da ragazza”, opera molto breve ma complessa in quanto piena di significati e ricordi; costituita da frammenti di scrittura particolarmente toccanti ed emozionanti.
Un intreccio di letteratura, arte – molto belli i bozzetti dell’autore – e teatro, che in sostanza, come ci ricorda Chiara Fenoglio nell’approfondita prefazione, fa pensare ad una versione contemporanea e strettamente letteraria del teatro della memoria rinascimentale di Giulio Camillo Delminio. In effetti leggendo il “Valzer con mia madre” si coglie benissimo l’attenzione di Tuena alla costruzione di spazi mentali, all’uso del potere delle immagini, al gioco tra codice linguistico e codice visivo, tra immaginazione e realtà.
“Dominerà una certa confusione, lo ammetto” (p. 18): Filippo Tuena, grazie alla presenza di un brano tratto dal libro X delle Confessioni di Sant’Agostino sull’insorgenza dei ricordi, ci anticipa una sorta di sogno frammentato che in realtà diventa memoria di una donna, non è dato sapere se giovane o anziana, “di non grande corporatura, ben proporzionata, elegante ma non appariscente e piuttosto timorosa” – appunto, la madre di Tuena – che, uscita da una terza fila della platea, si ritrova sul palcoscenico di un teatro “disadorno e fatiscente”, come indotta dal figlio (“non so perché sia qui, né so perché mio figlio mi abbia svegliato dal mio sogno ormai eterno”) a rievocare gli anni della sua giovinezza.
Ricordi di anni lontani tra Roma e l’Istria, Trieste e Abbazia, che, seppur intimi e privati, proprio perché nel contesto del confine orientale, presago di tragedie, più che mai erano da preservare. Come quelli delle compagne ebree del liceo rimaste a Fiume, “future prede dei nazisti. Credo siano morte allora, seguendo il destino che le attendeva perché dopo la guerra non le ho mai più viste o sentite” (p.34).
Ricordi familiari anche ben più felici – il padre “conquistatore a Trieste, forse addirittura il 3 novembre 1918”, i soggiorni presso l’hotel Quarnero dove le ospiti attendevano “di essere invitate a ballare”- che procedono di fronte all’apparizione di un nuovo spettatore, ovvero l’autore nella sua versione di bambino: “Credo sia la voce di Mnemosine, la madre delle muse a cui questo teatro è dedicato, a dirmi, I vivi e i morti comunicano in maniera approssimativa, non stupirti. Avviene così” (p.42).
La cosiddetta “confusione” presente nel “Valzer con mia madre da ragazza”, in realtà è dettata da un preciso progetto artistico di Filippo Tuena, che, complice l’ampia citazione iniziale dalle “Confessioni” di Agostino d’Ippona” – “Giungo allora ai campi e ai vasti quartieri della memoria, dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta di cose, introdotte dalle percezioni […] Quando sono là dentro, evoco tutte le immagini che voglio” – chiarisce come il mestiere della scrittura sia connaturato all’atto del ricordare. Anche e soprattutto quando – come probabilmente in questo caso – i ricordi emergono spontaneamente, senza doversi imporre la fatica del ricordare.
Edizione esaminata e brevi note
Filippo Tuena, è nato a Roma nel 1953, si è laureato in Storia dell’arte alla Sapienza di Roma e attualmente vive a Milano. Tra i suoi libri ricordiamo Tutti i sognatori (Fazi 1999, Premio Grinzane Cavour), Le variazioni Reinach (Rizzoli 2005, Premio Bagutta), Ultimo parallelo (Rizzoli 2007, Premio Viareggio), In cerca di Pan (Nottetempo 2023, finalista al Premio Campiello).
Filippo Tuena, “Valzer con mia madre da ragazza”, Oligo editore (collana Ronzinante), Mantova 2025, pp. 64. Prefazione di Chiara Fenoglio. Con illustrazioni dell’autore.
Luca Menichetti. Lankenauta, agosto 2025
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