Pacchioni Gianfranco

Scienza chiara, scienza oscura. Ricerca pura, ricerca militare, Big Tech

Pubblicato il: 28 Settembre 2025

Gianfranco Pacchioni

E se la scienza non fosse (più) un unico fiume che scorre verso il bene pubblico, ma un delta di acque chiare e torbide che si intrecciano, si confondono, a volte si nascondono? È la domanda che attraversa Scienza chiara, scienza oscura. Ricerca pura, ricerca militare, Big Tech di Gianfranco Pacchioni (Il Mulino, 2025), un saggio compatto e incalzante che interroga la trasformazione recente dell’ecosistema della ricerca: dall’accademia finanziata dal pubblico all’egemonia dei colossi tecnologici e degli apparati militari.

Prendiamo la macchina per la risonanza magnetica: un percorso che parte nel 1938 con il fisico Isidor Isaac Rabi e si chiude con il primo strumento utile del 1983. Per Pacchioni questo è un esempio della scienza chiara, trasparente e positiva nelle sue finalità, evidente nei benefici. Oggi invece la spesa pubblica per la ricerca di importanti paesi europei, anche quando aggregata, potrebbe arrossire per l’esiguità del confronto anche solo con una parte degli investimenti dei Big Tech. 

Pacchioni – chimico dei materiali all’Università di Milano-Bicocca, membro dei Lincei e autore di lunga esperienza divulgativa – non si limita a una diagnosi morale. Ricostruisce una genealogia a due binari della modernità scientifica: da un lato possiamo trovare la “scienza chiara”, aperta, cumulativa, regolata (idealmente) dalle norme di Merton e dall’altro una costellazione “oscura”, segreta o opaca, che prospera nelle pieghe della sicurezza nazionale e nei laboratori privati dove la proprietà intellettuale e la strategia commerciale dettano il passo. Il volume è organizzato in sei sezioni – Scienza oscura, Scienza chiara, Scienza aperta, Scienza segreta, Scienza nascosta, Fidarsi della scienza? – che permettono all’autore di alternare storia, casi studio e presa di posizione civile.

Il racconto si apre con alcune tecnologie-soglia degli ultimi anni: terapie geniche basate su CRISPR, interfacce neurali di nuova generazione, la corsa alla space economy e l’irruzione dei modelli generativi nello spazio pubblico. Sono esempi che servono a mostrare come l’asse del potere scientifico si sia spostato. Da “sfera pubblica per il bene comune” a un sistema ibrido in cui Big Tech e complesso militare detengono risorse, dati, capacità ingegneristiche e – soprattutto – capacità di definire le agende. La conseguenza, sostiene Pacchioni, è un effetto-ombra sulla trasparenza: linee di ricerca cruciali si fanno inaccessibili, con rischi per l’autonomia della conoscenza e per la responsabilità democratica.

Il libro però non scivola mai in un luddismo elegante. Al contrario, l’autore ricorda le ricadute positive della ricerca “chiusa”: dall’elettronica al microonde, fino a interi settori industriali nati come spin-off di programmi strategici. E recupera, a tratti con emozione, una pagina luminosa della scienza novecentesca – i Bell Labs, IBM Yorktown Heights – per mostrare che impresa e ricerca di base possono fertilizzarsi a vicenda quando esistono governance e contratti sociali espliciti tra Stato, industria e università. Sono capitoli che dialogano bene con la sezione sull’“open science”, dove si ripercorrono miti e limiti del software e dell’accesso aperto, senza ingenuità celebrative.

Il cuore più riuscito del saggio, a mio avviso, è la parte normativa: che cosa significa “fidarsi della scienza” quando i soggetti che la producono sono molteplici, con incentivi divergenti? Pacchioni propone una fiducia critica e condizionata, da ricostruire con trasparenza di finanziamenti, regole sugli usi duali, valutazione indipendente del rischio e un coinvolgimento informato dell’opinione pubblica. 

Il volume offre una cassetta degli attrezzi concettuale, storica e civica a chi si occupa di filosofia della scienza, etica pubblica, studi sociali su tecnologia e potere. E, in tempi in cui “innovazione” è parola-schermo, aiuta a distinguere tra progresso condiviso e accelerazione privatizzata, senza bloccare la spinta inventiva che ha fatto grande la scienza del Novecento. In più, il profilo dell’autore – scienziato “di laboratorio” con reputazione internazionale – garantisce che il giudizio arrivi dall’interno della comunità scientifica, non dalla balconata del commento.

Edizione esaminata e brevi note

Gianfranco Pacchioni è Ordinario di chimica dei materiali presso l’Università Milano Bicocca dove ha anche ricoperto il ruolo di Pro Rettore alla ricerca e direttore del Dipartimento di Scienza dei Materiali. Si occupa di teoria quantistica della materia, con particolare riferimento a materiali inorganici e loro superfici, cluster metallici (aggregati di pochi atomi) e nanoparticelle, catalisi e fotocatalisi. È autore di oltre 500 pubblicazioni scientifiche.
Laureato in chimica a Milano (1978), ha ottenuto il dottorato di ricerca presso la Freie Universität di Berlino (1984), e lavorato presso il Centro di Ricerche IBM di Almaden, in California, il Politecnico di Monaco di Baviera, l’Università di Barcellona, l’Università di Paris VI e il Fritz-Haber Institute di Berlino. Per le sue ricerche ha ricevuto la medaglia Nasini (1994) e la medaglia Pisani (2017) della Società Chimica Italiana, il Premio Nazionale Federchimica (1996), l’Humboldt Research Award (2005), la medaglia Pascal della European Academy of Sciences (2016). È membro della Accademia Nazionale dei Lincei, della Academia Europea, della European Academy of Sciences, e dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere.
Ha pubblicato alcuni volumi di divulgazione scientifica: “Idee per diventare scienziato dei materiali: dall’invenzione della carta alle nanotecnologie” (Zanichelli, 2006); “Quanto è piccolo il mondo: sorprese e speranze dalle nanotecnologie” (Zanichelli, 2008); “Scienza, quo vadis? Tra passione intellettuale e mercato” (Il Mulino, 2017) (edizione in inglese Oxford University Press, 2018; edizione in spagnolo Alianza Editorial, 2021); “L’ultimo Sapiens. Viaggio al termine della nostra specie” (Il Mulino, 2019); “W la CO2. Possiamo trasformare il piombo in oro?” (Il Mulino, 2021); “Il nanomondo: dai virus ai transistor” (edizioni Dedalo, 2021).

Gianfranco Pacchioni, Scienza chiara, scienza oscura Ricerca pura, ricerca militare, Big Tech, Il Mulino, pp. 240, euro 17