Carollo Alberto

Casa Palladio e altri racconti di vita vicentina

Pubblicato il: 26 Dicembre 2025

Uno degli aspetti più significativi di “Casa Palladio” di Alberto Carollo, è subito anticipato nella bandella del libro: “è un cantiere aperto […] nella dimensione che un osservatore illustre come Gian Mario Villalta definisce glocal, fusione ed esasperazione insieme del locale e del globalizzato”.

E’ vero che il titolo completo è “Casa Palladio e altri racconti di vita vicentina”, e indubbiamente si colgono personaggi, situazioni che risultano corrispondenti a quanto molti di noi pensano si possa trovare a Vicenza e provincia. In realtà non è che la presenza di imprenditori privi di scrupoli e di giovani figli di arricchiti –  evidentemente poco attenti a quello che combinano i loro pargoli – sia prerogativa del nord est italiano. Semmai sono situazioni e personaggi appunto “globali”, intesi come universali nelle loro meschinità, paure, debolezze; immaginando che ad interpretarle siano dei vicentini, ovviamente con alcune delle loro caratteristiche peculiari. In effetti gli individui che Carollo mette in scena sono tutti molto diversi tra loro, per estrazione sociale, per costumi, moralità, ma soprattutto rappresentano una fauna umana tipica dei nostri tempi, cinica, disincantata, vulnerabile e soprattutto per lo più disorientata e confusa. Tutte caratteristiche che, di fatto, contribuiscono a delineare quel tanto di contraddizioni emotive e disillusioni da sospingere talvolta il racconto fino ad un umorismo sottile e amaro.

Nove titoli – “Casa Palladio”, “100 metri”, “La sera andavamo in Via Refosco”, “Le strade di casa”, “L’uomo invisibile”, “Ufficio risorse umane”, Speedway at Nazareth”,  Anguria alcolica”, Massaggio” – per nove situazioni tra il dramma, il grottesco e la malinconia. Tra cui, in “Casa Palladio”, quella di un agente immobiliare senza scrupoli, gran puttaniere, che, sperando di ripetere per l’ennesima volta la sua attività truffaldina, questa volta ai danni di una signora molto danarosa ma evidentemente molto più cinica del previsto, non farà una gran bella fine.

Con “Anguria alcolica” continuiamo a leggere i dialoghi di un gruppo di giovani alle prese con una serata alcolica; e con tutto il loro ridicolo gergo degno di un trapper: “non ci farei team. Quando meno te lo aspetti ti fredda con un pompa” (p.121).

In “Ufficio risorse umane” la storia delle legittime ambizioni di un infermiere stressato per i carichi di lavoro e in procinto di fare una scelta professionale importante diventa quasi un paradigma dello stato attuale della sanità pubblica e privata, dell’assurda burocrazia sanitaria. Peraltro viene da pensare che in questo racconto, molto dettagliato, molto sentito nonché narrato in prima persona, ci sia molto dell’esperienza professionale di Alberto Carollo, come possiamo leggere nella biografia dell’autore: “sono consulente e formatore presso alcune aziende che si occupano di dialisi domiciliare e nella mia città ho aperto un ambulatorio di servizi infermieristici a domicilio”.

“L’uomo invisibile” – uno dei più malinconici – un pover’uomo, silenzioso e inconsapevole (“una colica apatica o qualcosa del genere hanno detto che era”, p. 71), si racconta mentre attende in ospedale un intervento di cui, a ragione, ha una gran paura: “Un po’ mi secca di addormentarmi perché in fondo il fegato è mio e non mi va a genio che ti mettano le mani addosso, mentre tu sei da un’altra parte…Mi dispiace che tutto scompare” (p.72).

Termina la raccolta “Massaggio” dove un altro pover’uomo, nel periodo del distanziamento sociale e per di più privo di sfoghi sessuali, visto che la legittima consorte gli si nega per motivi religiosi, si ritrova alle prese con una massaggiatrice con la quale, dopo aver scoperto essere una vecchia compagna di scuola, nemmeno riuscirà a quagliare: “Mi sentivo come svuotato, defraudato di qualcosa. Non avevo goduto e per giunta l’incontro con Sara aveva polverizzato i miei ricordi giovanili, le mie piccole mitologie personali. Non era più l’età dell’oro” (p.161).

In sostanza Alberto Carollo ci regala una scrittura che riesce ad associare immediatezza,  profondità ed anche ironica leggerezza nell’affrontare argomenti – come il passare del tempo e gli spazi di cui avremmo tutti bisogno – di fatto, belli impegnativi.

Edizione esaminata e brevi note

Alberto Carollo, classe 1966, vive e lavora a Vicenza. È un libero professionista sanitario, consulente e formatore per alcune aziende nel campo della dialisi e delle terapie infusionali. Chitarrista autodidatta, ricompone le sue piccole/grandi ossessioni e inquietudini esistenziali dedicandosi alle sue passioni per la musica, la lettura e la scrittura. Ha studiato a Padova Linguaggi e tecniche di scrittura; ha pubblicato la raccolta di racconti Miramare e altre storie (Il Foglio, 2003); il romanzo Doppio ritratto (Edizioni Creativa, 2010), il libro-intervista Dialogo con Gian Mario Villalta (Edizioni Saecula, 2015), Appunti di scrittura creativa (gli e-book di Sul Romanzo, 2016) e un progetto di scrittura collettiva, O3dipus, il crocevia del destino (Quaderni del Vicenza Time Café, 2019). È stato web content manager e ha scritto per alcuni siti, blog letterari e di informazione culturale. Ha tenuto corsi e workshop di scrittura creativa per enti e privati; attualmente è moderatore del gruppo di lettura ViLeg

Alberto Carollo, “Casa Palladio e altri racconti di vita vicentina”, Alba editore (collana: Sogni e desideri), Meduna di Livenza 2025, pp. 168

Luca Menichetti. Lankenauta, dicembre 2025