Nella collana “Pagine d’autore” dell’editore napoletano Guida, è uscita da poco più di un anno questa raccolta di prose di Teresa Piciocchi, che fin dal titolo, Il labirinto di Minerva, promette al lettore un luogo sospeso e onirico, in cui la realtà gioca a nascondino con il già e non ancora delle storie ivi narrate. La prima impressione, benefica e rassicurante, è quella di una silloge di “fiabe moderne”. Non un tripudio di personaggi fantastici (se si eccettuano i due racconti dove a parlare sono le carte da gioco e il pedone di una scacchiera), nessuna magia, nessun intervento soprannaturale. Vite collegate che si rincorrono inconsapevolmente, si perdono per ritrovarsi anche se non sempre come avrebbero potuto immaginare. In apparenza l’intrico si scioglie, le amicizie, anche le più improbabili, si rivelano vincenti, e dopo la tempesta ritorna il sereno, la pace che non è stata possibile in un tempo, lo diventa per la generazione successiva. Sullo sfondo delle prose, il labirinto e la (o della) conoscenza come metafora della ricerca instancabile di se stessi, di chi si è veramente, spesso in un raffinato gioco narrativo di “racconto nel racconto”. I protagonisti affrontano il proprio io riflesso in qualcun altro, che si tratti di un clochard incontrato per caso, di una paura antica, di un destino segnato o di un vecchio lupo di mare. Il tormento di molti di essi è legato a questa ricerca di comprensione del sé più recondito e della capacità di riconoscere il vero avversario. Le storie ne contengono altre, intrecciate e intersecate, in un percorso narrativo volto soprattutto a scandagliare le profondità umane: chi rimane se stesso, alla fine, è colui che dal labirinto potrà uscire e cominciare (o ricominciare) a vivere.
Prima della mezzanotte narra l’incontro inaspettato di un uomo non più giovane con qualcosa che il passato ha tenuto nascosto per farne un luminoso dono al suo presente, bisognoso non di condanna, ma di consolazione.
Il labirinto di Minerva porta il lettore dentro un intricato gioco di carte e di ricerca della conoscenza oltre il limite della ragione. Ma l’uomo con un tale scopo – avverte il saggio due di denari – illudendosi di conoscere tutto, perde di vista se stesso.
Il canto del vento echeggia atmosfere gitane, antiche profezie e saggezza popolare e giovani divisi tra il desiderio di mantenere la libertà delle proprie radici, dei propri carri e del corso della natura e quello di appartenere alla società umana organizzata dei villaggi, delle case di mattoni e della rinuncia ad ogni identità.
Al di là dell’ombra affronta l’introspezione nell’incontro onirico con le paure di un’infanzia bloccata dalla morte, in un duello che porta a nuove consapevolezze sul passato e su se stessi, unica via per la ricostruzione di un’intera esistenza.
Nenè è la storia di un altro intreccio di vite che dal passato riaffiorano, senza palesarsi del tutto, in un presente tutto sommato sereno, figlie inconsapevoli di dolore e sacrificio, di oblio e silenzi.
In Scacco matto la partita a scacchi è metafora della vita, ma anche della ricerca e del raggiungimento di qualcosa che rende immortali e allo stesso tempo schiavi delle proprie scoperte.
Farfalle è la confessione estrema di un uomo che un gesto inconsulto incatena per tutta la vita, alla ricerca di una redenzione che non sembra possibile. La pace invece arriva, all’ultimo, e ha bianche ali. Di farfalla.
L’osservatore del 243 racconta di un’amicizia singolare tra “un accademico sui generis” alla ricerca di un sistema per dominare le variabili temporali e “un commesso che amava osservare la vita degli altri” animato dallo stesso desiderio di razionalizzazione delle proprie osservazioni.
Rêverie narra un intreccio misterioso di vite interrotte anzitempo e di un libro che le racconta, permettendo al protagonista di “riscoprirsi umano” nel ricordare particolari sepolti dal dolore e, ritrovando se stesso, di ricostruire la propria vita.
Il tempo del mare, che chiude la raccolta, è quasi un romanzo breve: in dodici capitoli e due conclusioni una storia, iniziata sulla riva del mare tra un uomo e una donna vicini e lontanissimi, ne contiene altre, mutando di volta in volta il punto di osservazione. Una sorta di lunga memoria di un incontro che cambia l’esistenza, esattamente come quello nato tra le voci narranti sulla spiaggia.
La raccolta di esordio di Teresa Piciocchi apre all’attesa di nuove prose, forse di un romanzo, ma convince già nella costruzione narrativa breve: la complessità degli intrecci è cadenzata da un periodare corto e da sequenze chiare e precise, quasi sempre prive di aperture al probabile o ad altro possibile: fa eccezione l’ultimo racconto, nel quale il mare scandisce tempi e vicende ma, per sua natura, non può essere definito e circoscritto, né possono esserlo le storie che condividono il suo moto perpetuo.
Il lettore è condotto con sapienza e intelligenza nei meandri delle storie, nelle loro trame avviluppate e piano piano svolte, ed è accompagnato con garbo fino alla conclusione, potremmo dire all’uscita del labirinto, con la sensazione di aver raccolto durante il viaggio molto più di una piacevole lettura.
Edizione esaminata e brevi note
Teresa Piciocchi, laureata in Lettere moderne, insegna Lettere e Latino nei licei. Si dedica anche allo studio della critica letteraria e dantesca e ha pubblicato alcune recensioni per la “Rivista di studi danteschi”. Ha scritto poesie e testi in prosa inediti ed è attualmente impegnata nella stesura del suo primo romanzo [Dalla quarta di copertina].
Teresa Piciocchi, Il labirinto di Minerva, Guida, Napoli, 2024. (collana Pagine d’autore). 184 p.
Ilde Menis. Lankenauta, gennaio 2026
Follow Us