Nuzzolo Massimiliano

È permesso, Signora Morte?

Pubblicato il: 8 Febbraio 2026

Massimiliano Nuzzolo torna al romanzo dopo la parentesi del racconto Specchi d’acqua, pubblicato la scorsa estate per Ossorosso edizioni, e lo fa con questo È permesso, signora Morte?, uscito per Libaccio Editore. Non è la prima volta che incrociamo la morte nei titoli dell’autore veneto, già nel 2018 era uscito L’agenzia della buona morte, per Marlin. Quel romanzo era però più divertito e divertente, un po’ alla Hornby, per capirsi, mentre quest’ultimo si differenzia da quelli suoi che ho già letto per il senso di oppressione e cupezza che percorre le pagine. Non mancano i momenti comici, ma sono relegati, come in molte serie tv, a certi personaggi delle forze dell’ordine. D’altronde il romanzo è vincitore della settima edizione del NeRoma Noir Festival. Altra differenza rispetto alla sua produzione precedente è la musica, qui meno presente.

La storia tratta un classico ritorno a casa. Un uomo, che ha lasciato la famiglia (i genitori, la sorella) quando era giovane, arrabbiato e insofferente, torna dopo vent’anni al paese: ha fatto carriera, è uno scrittore all’apice del successo, ha una moglie in dolce attesa, e usa per il suo lavoro uno pseudonimo. Nessuno conosce, dunque, la sua vera identità. Il paese, senza nome, è immerso nella nebbia e nuvole di pioggia vi sostano imperterrite.

Un aspetto che ho trovato interessante nella costruzione della storia è che l’autore decide dall’inizio di anticipare a chi legge informazioni cui il protagonista arriverà solo alla fine. Per chi legge non c’è alcun mistero da scoprire (forse). Durante la lettura dei primi capitoli me ne sono chiesto il motivo, anche se non è un modo di intessere la trama originale, basti pensare alla serie del tenente Colombo, dove fin da subito noi che guardiamo sappiamo chi è stato, ma ogni episodio è incentrato sul come Colombo arrivi a tessere la sua tela.

Digressione stupida: Colombo, come Cristoforo, solo che a differenza del navigatore che arrivò nel luogo sbagliato convinto di essere in quello giusto l’investigatore, alla fine della sua navigazione che a volte sembra andare in direzione contraria alla verità, arriva al/la colpevole.

Continuando la lettura si capiscono i motivi della scelta dell’autore. Non c’è un protagonista, ce ne sono quattro.

Il ritorno di Ian, questo lo pseudonimo dello scrittore, è solo il momento in cui tutt’e quattro le storie arrivano davvero a toccarsi.

Il romanzo si apre con un prologo in cui vediamo due donne, una giovane e una vecchia, gettare un corpo in un fiume. Lo gettano dalla finestra di un’abitazione costruita proprio sull’argine, per cui le finestre della zona posteriore dell’edificio danno direttamente sul fiume. Troviamo quindi una prima parte in cui ci vengono presentati Ian e sua moglie Maria mentre viaggiano per arrivare al paese natale dell’uomo, e infine vi giungono.

La città è silenziosa. La nebbia è calata su ogni cosa rendendo l’ambiente spet￾trale. Mezzogiorno è passato da poco, ma tutto appare immerso in un’aura strana. Sarà la luce che si ferma nella nebbia, sarà la scarsa visibilità, ma tutto appare misterioso e inquietante, come in quelle copertine dei libri in cui non c’è da aspettarsi nulla di buono per i protagonisti.

«Che freddo…» dice Maria rabbrividendo.

«Mi aspettavo il sole», confessa Ian.

Gli alberi nel piazzale si alzano verso il cielo simili a scheletri, e i rami che hanno perso tutte le foglie sembrano mani che cercano di afferrare la luce. La fontana che sta ai piedi dell’albero più grande sembra messa lì esclusivamente per motivi scenografici e con il suo suono continuo, a metà tra gorgoglio e scroscio, trasmette a chi ascolta una sensazione per niente piacevole. Ian trova quel suono disturbante. (pag. 31)

Si passa dal sole che li ha accompagnati fino a poco prima alla nebbia, agli alberi scheletrici. L’ambiente è a tutti gli effetti un personaggio in questa storia e, elemento inizialmente casuale e in seguito sempre più presente, compare una vespa. L’insetto, esatto.

Nella seconda parte lo sguardo dell’autore volge alle due donne, madre e figlia, con la giovane che si chiama Marta. Hanno una piccola pensione e sono, come anticipato nel prologo, due assassine. I motivi che le spingono a uccidere sembrano essere i soldi: uccidono e rapinano le persone sole che per caso si fermano a dormire da loro. Si avverte come per la giovane sia qualcosa cui è abituata e costretta dalla madre, e come speri che tutto ciò finisca per riuscire a andare via da quel luogo. Inutile dire che le due sono la famiglia a cui sta tornando Ian.

Ian che adesso si sente abbastanza forte e in grado di affrontare di nuovo quel posto, quelle persone, che si sente colpevole di aver abbandonato la sorella ancora piccola, e che spera di ricucire quello strappo che aveva fatto anni prima. Le intenzioni sono le migliori, ma basteranno?

Nell’alternarsi tra le scene che seguono Ian e la moglie Maria e quelle delle due donne ce ne sono alcune dedicate alle forze dell’ordine del paesello. Personaggi al limite dello stereotipo che tirano avanti nella nebbia, tra omosessualità non dichiarata, voglia di fare il meno possibile, indagini non fatte e innamoramenti improbabili. Proprio il colpo di fulmine di un poliziotto per Marta sarà una delle micce per il finale pirotecnico.

La scrittura di Nuzzolo è veloce, rapida, e tutto nel romanzo si fa sempre più opprimente, nebuloso, con la chiarezza dello stile autoriale che lascia briciole di pane che ti chiedi a cosa porteranno. Non so bene perché, ma leggendo mi è tornato in mente il film La casa con le finestre che ridono, anche se le differenze sono ben più di una. Fatto sta che le quattro storie corrono inevitabilmente verso una liberazione estrema, definitiva.

Perché come scrive l’autore nelle prime pagine, tra le citazioni poste in esergo e le dediche:

Nessuno attende il figliol prodigo.

E il male non bussa. Entra.

Edizione esaminata e brevi note

Massimiliano Nuzzolo (Venezia, 1971), autore dei romanzi L’ultimo disco dei CureFrattureL’agenzia della buona morte, La verità dei topi, La fine del mondo, della raccolta di racconti La felicità è facile e della novella Specchi d’acqua. Appare su numerose antologie tra cui I nuovi sentimenti, edita da Marsilio, e il Nuovo Dizionario Affettivo della Lingua Italiana, pubblicato da Fandango. Ha curato per Mursia La musica è il mio radar e per Arcana Ti racconto una canzone. Per Jost Multimedia è produttore di video e dischi, tra cui L’esperienza segna dei Soluzione.

Massimiliano Nuzzolo, È permesso, Signora Morte?, Libraccio editore, 2025

I libri di Massimiliano Nuzzolo su Lankenauta.