Pedicini Isabella

Ricette umorali. Il bis

Pubblicato il: 22 maggio 2015

Un libro leggero. Leggerissimo. Impalpabile, nella sua accezione più letterale, direi. L’umore è un discrimine rilevante, fin dal titolo. E il mio umore, evidentemente, non consente a libri come “Ricette umorali” (addirittura in fase bis) di superare la prova. Sono reduce dalla lettura di “Memorie di una casa morta” di Dostoevskij e “Arturo, la stella più brillante” di Arenas ed approdare al libro della Pedicini è stato un salto (o forse un tonfo) fin troppo eclatante per me, come lo sarebbe stato per chiunque, temo. Ad onor di sincerità di quel “trattato gastro-filosofico” annunciato dalla stampa non ho rilevato tracce evidenti: diversamente gastro, pochissimo filosofico, mi pare di percepire. Tanto per ribadire l’in-sincerità di taluni annunci. Ma rimane, come sempre spiego, il mio umile e soggettivo parere e come tale va letto e considerato.

Simpatica è simpatica Isabella, non c’è dubbio. Di battute divertenti, giochini di parole, dotti rimandi e freddure che personalmente avrei evitato è pieno il libro. La dinamica di ogni “racconto” è la medesima. Si parte da una figura solida: prisma, cubo, cilindro, sfera, dodecaedro, tronco di cono, piramide e via dicendo. Ad ogni solido viene associato un umore: il prisma è leggiadro, allegro, andante con brio; il cubo è sanguigno; il cilindro è sensuale, passionale e romantico; la sfera è flemmatico… e via dicendo anche in questo caso. Quale sia il criterio degli abbinamenti solido-umore non è dato sapere. Devo immaginare che il principio sia meramente arbitrario e pertanto esclusivamente legato all’umore (di nuovo) della scrittrice.

Dove sono le ricette? Appena sotto. Al leggiadro, allegro, andante con brio prisma seguono tre ricette: Ostriche per 4 italiani a Parigi; Soupe à l’oignon per 2 persone con il naso freddo e Carne alla brace per 10 persone disorientate. Al sanguigno cubo sono associate Pizza à la Boulogne per 1 persona controversa; Pizza pepperoni per 1 persona esuberante e Cappuccino per 1 persona nota. Non mi dilungo ulteriormente: chi volesse approfondire potrà avere conto di tutto il menù sfogliando l’indice di “Ricette umorali. Il bis” collocato proprio al principio dell’opera.

Ogni ricetta diventa quindi pretesto per un racconto, solitamente grottesco, surreale, ironico e persino un po’ demenziale. “Prendete le ostriche. Guardatele negli occhi. Confessate a voi stessi che per aprirle necessitate di uno scalpello, di un cric, di un cavadenti del vecchio West e di una pinza da officina modello Metropolis di Fritz Lang. Prendete il telefono e chiamate uno scassinatore di professione. Aspettate che bussi [sic!] al citofono e, nel frattempo, meditate su quanti arnesi abbia dovuto brevettare l’umanità nella sua storia per riuscire a farsi un aperitivo. Ringraziate lo Zeitgeist che non sia toccato a voi, discendenti dell’homo in-habilis, essere uno dei primi ominidi sulla terra, altrimenti col piffero che avremmo avuto un apriscatole. Risentitevi pure. Stizzitevi anche davanti al ritardo del ladro di alta classe – non esistono più i mariuoli di una volta – e decidete di andare a mangiare ostriche al ristorante“. Ecco, il tenore delle “Ricette umorali. Il bis” è questo, più o meno. Soggetti privilegiati analizzati quelli che la Pedicini definisce “palati in fuga” vale a dire i palati che, per forza di cose, seguono a ruota i cervelli italici destinati a fuggire all’estero per reperire un lavoro decente ma che si trovano immancabilmente di fronte alle indecenze della cucina estera o italiana all’estero.

È più o meno lo stesso senso di scandalo e di “immoralità” culinaria che mi capita di patire tutte le volte che un cuoco americano, o d’altra provenienza, che l’Italia l’ha vista rigorosamente e solo in cartolina, pensa di poter insegnare in TV come si preparino le autentiche melanzane alla parmigiana o come si cucini una lasagna. Il mio stato d’animo al cospetto di questo genere di atti di pornografia gastronomica somiglia a quello della scrittrice posta di fronte ad una pizza condita con ragù alla bolognese “Rigorosamente surgelata perché prodotta in un remoto angolo del pianeta, direttamente importata dall’ultimo girone dell’inferno, la pizza col ragù, come recita la scatola, è la vera pizza italiana. Segue un minuto di silenzio. Carlo Petrini, perché mi hai abbandonato?“. Oppure la celebre pizza “pepperoni” vista mille volte nelle serie televisive a stelle e strisce ma che di peperoni (perché un italiano quelli si aspetta) non ne mostra alcuna traccia. E vagando (e divagando) tra gli Stati Uniti, Parigi, Venezia, Benevento e altri luoghi, la Pedicini mette in mostra tutta la sua verve scrittoria e culinaria soffermandosi con raccapriccio su fenomeni di tendenza che la inorridiscono come l’ormai dilagante “apericena”: “… il gruppo Filippo Tommaso Marinetti che, attraverso i termini esotici sostituì bar con quisibeve, cocktail con polibita e dessert con per alzarsi, sarebbe inorridito davanti alla parola apericena, per bruciarla e asfaltarla senza pietà. Se dietro una goccia di grammatica si nasconde un’intera nube di filosofia, è pur vero che questa nebulosa si intreccia alla sensibilità e alla creatività di chi lo usa, nonché ne squaderna il mondo interiore“.

Il cibo come pretesto per raccontare e raccontarsi. Lo stile, per quanto riguarda il mio “gusto”, è discutibile ma può piacere e sicuramente piacerà. La cascata roboante di parole mi fa pensare inevitabilmente ad una ragazza brillante ma quasi logorroica che ha vissuto e vive nella dimensione scrittoria dei social. Immediatezza, spontaneità, disinvoltura e un briciolo di spregiudicatezza. E ritengo che sia a tale universo, virtuale e leggiadro, che questi scritti siano destinati. Farne un libro è un azzardo che avrei evitato ma, d’altro canto, sappiamo benissimo che in questi tempi un libro non si nega a nessuno. Nemmeno alla Pedicini.

Edizione esaminata e brevi note

Isabella Pedicini è una storica dell’arte e lavora a Roma nel campo dell’editoria. Autrice di diversi saggi sulla storia della fotografia e dell’arte contemporanea, tra cui: Francesca Woodman. Gli anni romani tra pelle e pellicola (Contrasto), Mimmo Jodice. La camera incantata (Contrasto), Byblos. Una storia sensazionale (Electa). Per Fazi Editore, nel 2012, ha pubblicato Ricette Umorali. E, nel 2015, ha fatto il bis.

Isabella Pedicini, “Ricette umorali. Il bis“, Fazi Editore, Roma, 2015.

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