Lillo Marco

Il potere dei segreti

Pubblicato il: 11 giugno 2016

Spesso i giornalisti, almeno quelli tacciati di “giustizialismo”, sono stati accusati di volersi sostituire alla magistratura. In realtà, proprio in occasione di una presentazione al pubblico del “Potere dei segreti”, Marco Travaglio ha precisato che “La funzione del giornalista è diversa da quella dei giudici, ci sono comportamenti moralmente e politicamente gravi che non costituiscono reato, ma che devono essere raccontati nell’interesse pubblico”. Dal momento che il libro di Marco Lillo contiene un florilegio di intercettazioni (forse) penalmente non rilevanti ma tali da svelare un sottobosco fatto di inciuci, favori trasversali, alleanze politiche sorprendenti e insospettabili, il direttore del Fatto così ha concluso, ricordando una delle ultime iniziative del governo del Bomba: “Ecco perché, fatte salve le norme sulla privacy e sulla diffamazione, ci opporremo alla legge bavaglio di Renzi, faremo obiezione di coscienza e violeremo questa legge assurda, non solo per rispetto di una deontologia professionale ma perché abbiamo alle spalle qualcosa di superiore alla giurisdizione italiana, la Corte di Strasburgo e la Convenzione dei diritti dell’uomo, dove l’interesse pubblico dei cittadini di conoscere i segreti del potere prevale sempre anche sul segreto istruttorio”. “Il potere dei segreti” ha seguito questa logica: nel libro ritroviamo parte dei documenti che la Dia aveva voluto sequestrare proprio per impedirne la pubblicazione

Al di là di tutte le considerazioni di opportunità, su garantismo, giustizialismo, non giustialismo, diversa funzione tra magistratura e giornalismo (chiaramente non quello spacciato da Vespa e da molti editorialisti dei grandi giornali), “Il potere dei segreti” è quindi tutto incentrato su sconcertanti intercettazioni che svelano “il lato osceno di chi comanda”. Quello che si dice un verminaio. Lillo ha voluto interpretare la parola osceno nel senso di ob scenum, ovvero ciò che rimane nascosto dietro il sipario, fuori dalla scena; ma il lettore chiaramente potrà intenderla nel senso più ordinario di porcheria e di laidume. Come ancora scrive Lillo nella premessa al libro: “I personaggi che scorrono davanti ai nostri occhi nelle trascrizioni delle telefonate dell’inchiesta Breakfast spesso si comportano in privato in modo opposto a quello che fanno e dicono in pubblico”. Alcuni esempi? “A difendere le penali del Ponte sullo Stretto, a beneficio del colosso delle costruzioni Impregilo-Salini, non troviamo la corrente siciliana del Nuovo Centro Destra – come si potrebbe sospettare – ma gli uomini del Carroccio. Insomma, nessuno è al loro posto” (pp.17). In ogni modo ci sono nomi ricorrenti tra le pagine del “Potere dei segreti”: oltre a Maroni (da qui la diffida rivolta alla Rai per impedire la divulgazione del libro) protagonisti del fuori scena sono Isabella Votino, storica portavoce del governatore della Lombardia, e Domenico Aiello, avvocato milanese e sopratutto uomo dalle innumerevoli conoscenze, in confidenza con manager, industriali, pubblici ministeri, giornalisti. Di pagina in pagina scorrono davanti agli occhi i maneggi che hanno visto distruggere le ambizioni politiche di Flavio Tosi, invischiato in una guerra (in)civile tra leghisti, moglie tradite, ricatti con sfondo sessuale (e transessuale); e poi ancora Antonio Mastrapasqua, già mister mille cariche, impegnato ad ammorbidire la sua posizione presso magistrati ed alte cariche dei carabinieri e della guardia di finanza (da questo punto di vista Pignatone ne esce bene). Non ultime le vicende poco gloriose, e ancora una volta dietro le quinte, che hanno visto coinvolti il pubblico ministero Robledo; Bossi col suo vizietto di arrotondare scaricando due volte le spese mediche; il prefetto Tronca, in contatto con l’immancabile Isabella Votino; Giovanni Malagò e gli amici leghisti; ancora Maroni che, in merito all’affare Cerba, preferisce Berlusconi al suo partito; Guidalberto Guidi e sua figlia Federica, una berlusconiana di sicura fede nel governo del berluschino; e tanti altri personaggi che sulla scena sembrano fare politica in schieramenti contrapposti, mentre fuori scena si scoprono coinvolti in innumerevoli “patti del Nazareno”.

In altri termini una sorta di imbarazzante backstage in cui vengono alla luce pastette inconfessabili: “Per un avvocato il rapporto confidenziale con un magistrato è fondamentale per portare avanti i processi dei suoi clienti. Allo stesso modo per la carriera di un imprenditore che gravita a destra è fondamentale avere buoni rapporti con un ministro di sinistra. La rete di contatti trasversali tra personaggi che dovrebbero mantenere un muro cinese tra loro è la base di molte grandi carriere italiane” (pp. 203). E spiegano, aggiungiamo noi, perché il cosiddetto capitalismo di relazione non soltanto non è stato rottamato ma è sempre più un elemento indispensabile, anche grazie al condizionamento dei media e dell’opinione pubblica, per assicurare il potere ai nostri molto presunti rottamatori.

Edizione esaminata e brevi note

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE:

 Marco Lillo, (Roma, 1969) giornalista investigativo, caporedattore inchieste de “il Fatto Quotidiano”, ha pubblicato, tra l’altro, i documenti segreti che hanno svelato le congiure in Vaticano e i trucchi nel bilancio del Monte dei Paschi di Siena ai tempi di Giuseppe Mussari. Ha condotto inchieste sull’ex presidente del Senato Renato Schifani, sull’ex sottosegretario Carlo Malinconico e sull’ex ministro Nunzia De Girolamo. Ha svelato la storia della pensione di Matteo Renzi, assunto nell’azienda di famiglia pochi mesi prima dell’elezione in Provincia. È autore dei libri “Bavaglio” (2008) e “Papi” (2009) con Peter Gomez e Marco Travaglio.

Marco Lillo,“Il potere dei segreti”, PaperFIRST, Roma 2016, pp. 208.

Luca Menichetti. Lankenauta, giugno 2016