Loy Rosetta

La parola ebreo

Pubblicato il: 4 febbraio 2013

La parola “ebreo” entra per la prima volta nella vita di Rosetta Loy quando lei è una bimba di pochi anni. Da un appartamento al di là di Via Flaminia numero 21, dove vive, è in corso una festa. Un battesimo? Chiede ad Annemarie, la sua Fräulein. No, in quella casa festeggiano una circoncisione perché sono ebrei. “Anche la signora Della Seta è ebrea. Abita accanto a noi: è vecchia, così almeno sembra a me. Quando sono malata viene a trovarmi, io ho la febbre e il mio corpo scompare nel grande letto matrimoniale in camera della mamma. La signora Della Seta ha i capelli grigi raccolti in una retina. Mi porta un regalo. E’ un cestino rivestito di raso azzurro dove un bambolotto di celluloide è tenuto fermo da elastici cuciti alla fodera, un altro elastico tiene fermo un minuscolo biberon con la punta rossa. Mi sembra un regalo bellissimo: appuntati ci sono anche delle mutandine e un golfino. Adoro la signora Della Seta, anche se è ebrea“.

Rosetta Loy è nata nel 1931, IX anno dell’era fascista. E’ stata battezzata in San Pietro e le viene imposto, come secondo nome, quello del Papa del tempo, Pio XI. Rosetta è figlia di borghesi piuttosto benestanti. Cresce nella Roma del tempo ed è seguita ed accudita, come le sorelle e il fratello, da governanti e cameriere. Cresce all’interno di una famiglia cattolica durante uno dei periodi storici più difficili e contorti di sempre. “La parola ebreo” è, nel contempo, il racconto dell’infanzia della scrittrice ma è anche, e soprattutto, la ricostruzione, minuziosa ed accorta, degli anni in cui la parola ebreo è stata trasformata in una condanna. Quella determinata da Hitler e da Mussolini. La Loy si sofferma, ricorrendo a documenti ed eventi storici ben precisi, sugli eventi che hanno portato milioni di persone ad essere sterminate. “Il proclama contro gli ebrei del 29 marzo 1933, meno di due mesi dopo la nomina di Hitler a Cancelliere del Reich, ha diviso i cittadini tedeschi fra ariani e non ariani (basta avere un nonno ebreo per essere non ariano)“.

Anno per anno Rosetta Loy ripercorre le tappe che hanno portato l’Italia ad affiancare il folle progetto del Fuhrer. Il contrasto tra la quotidianità di una bambina che cresce, va a scuola, in vacanza e gioca senza particolari preoccupazioni e timori e le vicende di un Paese e di un continente che si ritroveranno, a breve, coinvolti in una Guerra Mondiale è stridente. Eppure, proprio da tale contrasto nasce la forza di questo bellissimo libro. La Loy adulta si trova a riflettere sulla distanza che esiste tra la memoria individuale e la memoria collettiva. “La parola ebreo” sa raccogliere, in parallelo e con estrema nitidezza, sia l’una che l’altra generando sensazioni discordanti ma reali e sincere. La famiglia della Loy, come molte famiglie italiane, non si era mai apertamente schierata contro il fascismo e, di conseguenza, ha tacitamente accettato le leggi razziali imposte da Mussolini. Una responsabilità umana e morale che non viene avvertita come un’autentica colpa ma che, di certo, induce la scrittrice a rileggere quel tempo e quegli eventi in un’ottica più consapevole e profonda.

Rosetta inizia ad andare a scuola. E’ in prima elementare. “La mia maestra è una fervente fascista e la prima poesia che imparo è «Sulle ginocchia materne compiva Benito, Luigi Nason», dove il nome dell’autore, Luigi Nason, è per me parte integrante della composizione. Sulla copertina del mio quaderno il Re e il Duce mostrano alti pennacchi bianchi” e si risente perché non le hanno dato la divisa da piccola italiana. Intanto in Italia è stata avviata, già da diversi mesi, una costante campagna per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’argomento “razza”. Libri, giornali, quotidiani appoggiano, con particolare servilismo, gli argomenti “razziali” del Duce. Molti intellettuali ebrei o filo-ebrei vengono presi di mira ma, in generale, “se il nuovo corso non suscita nella maggioranza degli italiani l’entusiasmo che Mussolini neanche si aspetta, manca da parte della classe intellettuale perfino l’ombra di quella fiera opposizione che più di qualcuno avrebbe sperato“. A contrastare, in vari momenti e con discreto vigore, le politiche razziste del tempo è Papa Pio XI. Le leggi razziali, in ogni caso, entrano in vigore nel 1938 e con essi una sequela di divieti e limitazioni per tutti gli italiani di “razza” giudaica che, secondo il censimento della Demorazza, sono 48.032.

Pio XI muore poco prima di rendere pubblica la sua enciclica “Humani Generis Unitatis”, alla vigilia di un fondamentale incontro con tutti i Vescovi. Al soglio pontificio viene eletto Eugenio Pacelli, Pio XII, già Nunzio Apostolico in Germania per parecchi anni e grande estimatore della cultura tedesca e della politica del Fuhrer. Agli atteggiamenti del nuovo Pontefice la Loy dedica parecchie pagine e rileva, dati alla mano, tutto il peso e la colpa del silenzio che Pio XII ha mantenuto di fronte allo sterminio degli ebrei di cui tutto sapeva ben prima di altri. Il racconto dell’infanzia della Loy si innesta in quello della Storia. La Guerra Mondiale è presente anche se nella agiata famiglia della scrittrice le complicazioni sono limitate e persino impercettibili. Intanto sparisce la signora Della Seta, sparisce la famiglia Levi, quella del piano di sopra. Loro come tanti altri ebrei di Roma e d’Italia. Pochi sfuggono, qualcuno riesce a nascondersi. “Brucia dirlo, ma un orlo nero segna i nostri giorni incolpevoli, senza memoria e senza storia. E se i Levi non si sono difesi e non sono riusciti ad immaginare l’inconcepibile, è anche perché si consideravano, al pari degli altri romani, partecipi di quella garanzia che faceva di Roma una «città aperta». Per troppo tempo avevano condiviso con noi giornate tristi e felici, paure, viltà, speranze. Erano saliti e scesi per le medesime scale, avevano bevuto lo stesso tè e girato il cucchiaino nella tazza parlando la medesima lingua: in senso lessicale, ma anche nel senso dei sentimenti. Troppo tempo, per sentirsi altri”.

“La parola ebreo” è un libro di grande valore umano e civile. Sarebbe auspicabile, a mio avviso, che venisse diffuso a scuola, utilizzato come testo di lettura e di approfondimento. Farebbe bene un po’ a tutti ed eviterebbe a molti di dimenticare o fingere di dimenticare.

Edizione esaminata e brevi note

Rosetta Loy è nata a Roma nel 1931. Il suo primo romanzo, “La bicicletta”, risale al 1974 ed ha ottenuto il Premio Viareggio come Opera Pirma. Tra le sue opere: “La porta dell’acqua” (1976), “L’estate di Letuchè” (1982), “All’insaputa della notte” (1984), “Le strade di polvere” (1987), “Sogni d’inverno” (1992), “Cioccolata da Hanselmann” (1995), “La parola ebreo” (1997), “Ahi, Paloma” (2000), “Nero è l’albero dei ricordi, azzurra è l’aria” (2004).

Rosetta Loy, “La parola ebreo“, Einaudi, Torino, 2002.

Pagine Internet su Rosetta Loy: Wikipedia / Scrittori per un anno (Rai) /Enciclopedia Treccani / Scheda Einaudi