Toews Miriam

Mi chiamo Irma Voth

Pubblicato il: 9 settembre 2012

Nel 2007 Miriam Toews ha debuttato come attrice nel film messicano “Luz silenziosa“, diretto da Carlo Reygadas. La pellicola è stata girata a Cuauhtémoc, città del Chihuahua, una regione nel nord del Messico, e racconta le vicende di una comunità menonnita del luogo. La lingua parlata nel film è il Plattdeutsch o basso tedesco, l’idioma utilizzato abitualmente dai menonniti. Evidentemente non è proprio un caso che “Mi chiamo Irma Voth” sia ambientato nella zona di Chihuahua, che la storia coinvolga dei menonniti e che Irma, la protagonista del romanzo, oltre ad essere impegnata nelle riprese di un film, sia figlia di menonniti come Miriam Toews e parli il Plattdeutsch, l’inglese e lo spagnolo.

Irma Voth, come detto, discende da una famiglia menonnita. Suo padre ha scelto di abbandonare il Canada, dove la famiglia viveva, per trasferirsi in quell’angolo sperduto del Messico assieme a sua moglie e alle sue figlie. Irma, contravvenendo ai rigidi regolamenti familiari e religiosi, sposa un messicano non-menonnita. Lei e suo marito Jorge hanno appena 18 anni. “Abitavamo nella casa senza pagare l’affitto ma lavoravamo per mio padre senza guadagnare nulla. Accudivamo le vacche in modo che lui potesse lavorare nei campi e andare da un Campo all’altro per implorare la gente di preservare le antiche tradizioni anche se la siccità ci faceva crepare. Il suo piano era di sbatterci fuori non appena i miei fratelli più piccoli fossero stati abbastanza grandi da poterlo a tirare avanti con la fattoria“. Jorge, però, va via senza dire quasi nulla mentre Irma vorrebbe essere una moglie migliore di quello che crede di essere. La sua solitudine viene interrotta, di tanto in tanto, dalle visite clandestine della sorella tredicenne Aggie la quale, durante una chiacchierata, le racconta dell’arrivo imminente di una troupe cinematografica che vuole girare un film sui menonniti.

L’arrivo del regista Diego e di tutti i suoi collaboratori sconvolge la quiete del Campo in cui vivono i Voth. Lo spazio normalmente occupato da vacche, coltivazioni e poco altro viene investito da una serie di personaggi con cui molti dei menonniti della zona non vogliono avere nulla a che fare. Nemmeno il padre di Irma si dimostra particolarmente accomodante per cui la scelta della ragazza di iniziare a lavorare per il regista viene giudicata in modo deplorevole. “Diego ha detto che mi avrebbe spiegato in spagnolo o in inglese quello che voleva che la sua attrice tedesca dicesse o facesse e io l’avrei ripetuto in tedesco. Mi ha detto che in realtà non era importante ciò che gli attori dicevano, visto che in ogni caso gli spettatori non avrebbero capito niente“. Irma spiega a modo suo quello che Diego vuole che Marijke trasmetta e, nel frattempo, inizia a prendere maggiore confidenza con le persone che lavorano al film e, soprattutto, con le parole e l’esigenza di comunicare. La giovane Voth parla tre lingue: quella dei suoi antenati, quella imparata in Canada e quella acquisita in Messico. Eppure la troviamo spesso a scontrarsi con le parole in una faticosa ricerca di pensieri, significati e concetti da organizzare nel modo più corretto e comprensibile.

“Mi chiamo Irma Voth” potrebbe essere diviso in due parti. La seconda si sviluppa a partire dal momento in cui Irma decide di lasciare Diego e il suo film e di partire per Città del Messico. Porta con sé la sorella Aggie mentre sua madre, dopo un ultimo straziante saluto, le affida anche la neonata Ximena. Inizia così per le tre sorelle Voth un avventuroso viaggio che le conduce fino alla capitale. Hanno la fortuna, quasi miracolosa, di incontrare persone buone capaci di aiutarle ma, una volta trovata una sistemazione decente, Irma ed Aggie dovranno fare i conti con un segreto doloroso tenuto nascosto per anni che potrebbe mandare all’aria il loro futuro e la loro conquistata libertà. Perché, in fondo, questo romanzo non è che una piccola, grande epopea al femminile. Un padre eccessivamente severo ed ortodosso, una terra che amplifica la separazione dagli altri e la scoperta di una normalità fatta di canzoni mai udite, di film mai visti, di abiti mai indossati, di libertà mai provate non possono che spingere le due sorelle a cercare la salvezza ben lontane da una gabbia familiare e religiosa che, evidentemente, non hanno scelto.

La Toews, un po’ come Irma, ha lasciato la sua rigorosa famiglia menonnita a 18 anni ed ha iniziato a viaggiare per il mondo. E, probabilmente, proprio come Irma, si è trovata faccia a faccia con un universo che non poteva conoscere e che si è sforzata di comprendere in ogni modo. Forse in questa ragazza esile ma fortissima la Toews si è vista facilmente reincarnata. Irma appare spesso sprovveduta ed incapace, dice di essere poco intelligente eppure mostra di avere carattere e determinazione da vendere. Sarà anche per questo che la sua voce narrante sembra procedere con quella meccanica ingenuità tipica delle cronache infantili. Frasi brevi, fortemente descrittive e molto immediate. In questo romanzo si contrappongono costantemente una disperazione che sa diventare lancinante e un’ironia leggera e dissimulata. Non si può non apprezzare, ad esempio, il tono dolce/amaro col quale Irma parla dei menonniti: “Diversi paesi ci danno ospitalità a patto che ce ne stiamo buoni e contribuiamo all’economia coltivando la terra senza dare nell’occhio. Noi viviamo come fantasmi. Poi, qualche volta, questi paesi decidono che dopotutto anche noi dobbiamo essere cittadini come gli altri e ci obbligano a fare cose come arruolarsi nell’esercito o pagare le tasse o rispettare le leggi e allora noi prendiamo su la nostra roba nel bel mezzo della notte e partiamo per un altro paese, dove possiamo vivere in purezza, anche se un po’ ai margini. Il nostro motto proviene dal ‘rifiuto del mondo’ che si trova nel libro biblico di Giacomo. Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio“.

Edizione esaminata e brevi note

Miriam Toews è nata nel 1964 a Steinbach, nella provincia di Manitoba, Canada, da una famiglia menonnita. All’età di 18 anni, appena terminati gli studi superiori, ha deciso di lasciare la sua città soggiornando prima a Montréal e poi in Europa. Dopo qualche tempo è tornata nella sua terra di origine e si è iscritta all’Università di Manitoba conseguendo una laurea in Cinema prima e poi una in Giornalismo presso l’Ateneo di Halifax. Ha iniziato a lavorare realizzando documentari radiofonici e scrivendo per alcune riviste. Il suo debutto nel mondo della letteratura, avviene nel 1996, con il romanzo “Summer of my amazing luck”. I libri di Miriam Toews pubblicati in Italia sono: “Un complicato atto d’amore” (Adelphi, 2005); “In fuga con la zia” (Marcos y Marcos, 2009) e “Mi chiamo Irma Voth” (Marcos y Marcos, 2012).

Miriam Toews, “Mi chiamo Irma Voth“, Marcos y Marcos, Milano, 2012. Traduzione di Daniele Benati. Titolo originale: “Irma Voth“, Knopf Canada, 2011.

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