Couto Mia

Terra sonnambula

Pubblicato il: 4 marzo 2012

La guerra può avere una sua poetica? Evidentemente sì: Mia Couto fa poesia anche quando racconta paure, orrori, devastazioni, morte e violenza. “Terra sonnambula”, il suo primo romanzo, è apparso nel 1992, l’anno in cui la lunga guerra civile in Mozambico ha avuto fine, ed è l’ennesima prova di talento letterario da parte dello scrittore in lingua portoghese.

In quel luogo, la guerra aveva ucciso la strada. Lungo i sentieri, solo le iene si trascinavano, annusando ceneri e polvere. Il paesaggio si era imbastardito di sgomenti mai visti, con colori che impastavano la bocca. Erano colori sporchi, così sporchi che avevano perso tutta la loro leggerezza, dimentichi dell’audacia di spiegare le ali verso l’azzurro. Qui, il cielo era divenuto impossibile. E gli esseri viventi si erano abituati alla terra, in una rassegnata pratica della morte“. Ed è solo l’incipit, l’apertura di un romanzo potente e magico, incastonato tra la meraviglia costante di una scrittura che incanta e la tragicità di una guerra che corre lungo le righe come uno spauracchio terrificante.

Dalle strade di un’Africa martirizzata si materializzano due figure, quelle di un vecchio e di un bambino: Tuahir e Muidinga. Sono fuggiti da uno dei numerosi campi profughi. Scappano dalla guerra e lo fanno come possono, camminando. In fondo cercano solo un rifugio tranquillo. Un autobus bruciato e pieno di cadaveri, una volta ripulito dalla morte che lo ha ridotto ad una bara di metallo, può andar bene. Il machimbombo (l’autobus) diviene così la loro tana: “Se arrivano di bandos, noi fingiamo di essere morti. Fa’ conto che siamo morti insieme al machimbombo”.
Accanto al rottame c’è una borsa che contiene, tra le altre cose, dei quaderni pieni di pagine scritte. Il bambino sa leggere e inizia a dare voce alle lettere tracciate nei quaderni di Kindzu. Ed inizia così l’alternanza tra il racconto al presente di Tuahir e Muidinga e il diario diKindzu. Due solchi dello stesso inferno. Inizialmente il vecchio sembra scettico ma poi, ogni sera, chiede a Muidinga di leggergli i quaderni. Nella loro vita reale si insinuano così, seppur sotto forma di parole, le vicende di Kindzu.

La forza onirica e visionaria di “Terra sonnambula”” è potentissima. Le maledizioni e le leggende africane sanno farsi di carne e terra. Non tutti gli eventi si spiegano col senso della ragione, ci sono sempre spiriti pronti ad arrivare e a dare voce o materia a ciò che sembra pura immaginazione. I quaderni e le storie che racchiudono diventano nutrimento per Tuahir e Muidinga. Sanno rafforzare il loro strano rapporto e li aiutano, anche grazie a piccole finzioni, a sentirsi ciò che probabilmente sono sempre stati. Muidinga non sa da dove arrivi e Tuahir riesce solo a spiegargli di averlo trovato quasi morto in mezzo ad altri bambini morti. Muidinga vorrebbe solo rintracciare le sue radici mentre Tuahir sa già di averle perse per sempre per questo, forse, gli basterebbe morire vedendo il mare. Ma anche Kindzu ha i suoi desideri da condurre a compimento. Vuole diventare un eroe guerriero ma fa anche una promessa d’amore: riportare il piccolo Gaspar alla bellissima Farida.
Ognuno ha speranze da alimentare, desideri che diventano ancora più vitali ed indispensabili quando ormai la guerra e la morte non hanno lasciato spazio che a loro stesse.

Luis Sepúlveda, nella sua prefazione a “Terra sonnambula”, scrive: “una storia che contiene tutte le storie manoscritte sui quaderni di Kindzu, lette all’ombra della distruzione ma protette dalla speranza“. Se la realtà diventa orrore, infatti, non ci si può affidare che al sogno. Esattamente come fa Mia Couto in questo suo splendido romanzo.

Edizione esaminata e brevi note

Mia Couto, in realtà, si chiama António Emílio Leite Couto. E’ nato a Beira, in Mozambico, nel 1955. Il nome “Mia” era usato da suo fratello minore e, in seguito, lo scrittore lo scelse come nome d’arte. Couto è considerato uno dei più grandi scrittori contemporanei in lingua portoghese. Dopo aver abbandonato gli studi di Medicina, Mia Couto si è dedicato al giornalismo e alla letteratura ma, più tardi, ha comunque scelto di laurearsi in Biologia. Ha esordito come poeta nel 1980, si è poi dedicato ai racconti per approdare al romanzo. Tra le sue opere tradotte anche in Italia ricordiamo “Terra sonnambula” (Guanda 2002), “Sotto l’albero del frangipani” (Guanda 2002), “Un fiume chiamato tempo, una casa chiamata terra” (Guanda 2005), “Ogni uomo è una razza” (Ibis, 2006), “Perle” (Quarup, 2011), “Veleni di Dio, medicine del diavolo” (Voland 2011).

Mia Couto, “Terra sonnambula“, Guanda, Parma, 2002. Traduzione di Matteo Angius e Fernanda Angius. Prefazione di Luis Sepúlveda. Titolo originale: Terra sonâmbula (Caminho, 1992).

Dal romanzo “Terra sonnambula” di Mia Couto, nel 2007, è stato tratto l’omonimo film diretto da Teresa Prata.

Mia Couto: Wikipedia / Merlin Litag (scheda)