Pagliariccio Gabriele

Morire senza salute

Pubblicato il: 10 dicembre 2016

A dispetto del titolo – “Morire senza salute” – non proprio all’insegna di uno strepitoso ottimismo, va detto che il saggio di Gabriele Pagliariccio non è soltanto un catalogo di disastri visto che quasi un terzo del libro è dedicato al “percorso virtuoso dell’Ecuador, “un paese che, vincendo il paradigma liberista, sta compiendo un cammino verso la costruzione di una sanità pubblica”.

Altro discorso per il nostro paese e per gran parte del mondo cosiddetto “globalizzato”. Se per l’Ecuador Pagliariccio scrive di una “costruzione”, per il resto del pianeta si assisterebbe semmai ad una “decostruzione” della sanità, ad una sua palese mercificazione: “si è condannati a morire sulla porta di un ospedale se non si hanno i soldi con cui pagarsi le cure”. Affermazione che ormai non ci scandalizza più ed anzi riteniamo vera se riferita a paese extraeuropei. Ma anche l’Italia, sempre secondo l’autore del saggio, non si può tirare fuori da questa tendenza ben poco virtuosa. Soprattutto le pagine iniziali di “Morire senza salute” sono dedicate ad una sorta di sintesi di diritto sanitario, un excursus in merito alle più recenti riforme, dalla legge 883/78 fino alla legge delega 229/1999 e successive modifiche. Un percorso “riformista” che, sempre secondo Pagliariccio, si merita appunto il virgolettato: il diritto alla salute, condizionato da un’idea aziendalista del sistema e da una logica del profitto che non si è fermata neppure di fronte ai diritti fondamentali, in realtà sarebbe stato largamente inapplicato. Tutto sulla scia di un montante neo-liberismo, inteso innanzitutto come logica di profitto e subdola privatizzazione, che non ha risparmiato gli schieramenti politici di destra e sinistra, che ha scatenato gli appetiti anche di istituzioni insospettabili  e che soprattutto, malgrado la teoria e le dichiarazioni di intenti, non avrebbe nulla a che vedere con una maggiore efficienza. Senza dimenticare – bisogna darne atto a Pagliariccio e a Luigi Ciotti, autore dell’introduzione – le tante inefficienze, gli interessi partitocratici, i favoritismi, la corruzione che fanno del sistema sanitario un ricettacolo di spese senza fondo e alle quali, per ora, non ha potuto mettere un freno nemmeno una spendig review di fatto derubricata a tagli lineari. A riguardo leggiamo alcune parole piuttosto impietose: “Il quadro che si va delineando comporterà una sanità a due velocità: da un lato quella dei ricchi che possono permettersi un’assicurazione privata con la prospettiva di afferire a strutture di alta qualità con i migliori specialisti e dall’altra una sanità pubblica senza risorse e con risicate possibilità finanziarie che si affida a strutture mediocri e ad operatori sanitari scarsamente motivati e tecnicamente poco efficienti anche perché sottopagati” (pp.87).

Se questa è la tendenza, demolitoria di un welfare razionale, ecco che il pessimismo del “morire senza salute” – come anticipato – si ridimensiona grazie all’analisi di alcune realtà che il nostro autore considera virtuose e apripista di un nuovo rapporto tra paziente e malato.

Pagliariccio infatti ha lavorato come volontario in diversi paesi in via di sviluppo, un tempo chiamati “terzo mondo”, e proprio in Ecuador è ha potuto cogliere gli effetti della riforma sanitaria promossa da Rafael Correa: pur fortemente osteggiata da tutte quelle multinazionali e dai medici al servizio della sanità privata che non volevano perdere i propri privilegi, il risultato sarebbe coerente con una Costituzione che mette al centro il cittadino e che, in particolare, risponde ai principi del “buen vivir”. Un “buen vivir”, come leggiamo nell’intervista a David Chiriboga, medico e ministro ecuadoregno della salute dal 2010 al 2012, che, basato sul concetto indigeno di sumak kawsay, andrebbe interpretato più precisamente come la “miglior vita possibile”; ovvero “porre le persone e la madre natura al centro del modello di sviluppo, al posto del PIL” (pp.109). E’ evidentemente un approccio eretico e soprattutto agli antipodi rispetto le tendenze liberiste più recenti. Noi in Italia magari ci accontenteremmo di volare più basso, pretendendo una maggiore efficienza, meno sprechi, un accesso alle cure meno difficoltoso; ma al di là delle critiche che si possono rivolgere al modello ecuadoregno, e in particolare alla prospettiva di una sanità monopolizzata dal settore pubblico, va notata la sostanziale critica al Pil che si legge nell’intervista a Chiriboga. A volte si possono cogliere delle affinità inaspettate: in tempi non sospetti Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean Paul Fitoussi, economisti non proprio assimilabili a dei barricadieri socialisti,  avevano scritto che il prodotto interno lordo è “una misura sbagliata delle nostre vite”. Figuriamoci allora se si tratta di salute.

Edizione esaminata e brevi note

Gabriele Pagliariccio, medico italiano. Si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1988 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma, si è specializzato in Chirurgia Generale presso l’Ateneo di Ancona nel 1993 e in Chirurgia Vascolare nel 1999 presso la stessa Facoltà. Ha seguito un Corso di Specializzazione in Diagnostica Vascolare GIUV nel 1993 ed ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Flebologia Clinica e Specialistica presso l’Università Cattolica. E’ professore a contratto dell’Università Politecnica delle Marche presso la Scuola di Specializzazione in Chirurgia generale. E’ docente della Scuola di Ecografia delle Marche della SIUMB.

Gabriele Pagliariccio, “Morire senza salute”, Dissensi Edizioni, Viareggio 2016, pp. 156. Introduzione di Luigi Ciotti.

Luca Menichetti. Lankenauta dicembre 2016