Salvatores Gabriele

Denti

A tre anni dal fantascientifico Nirvana (1997), film curioso, non del tutto riuscito e lontano dai kolossal hollywoodiani di genere, Gabriele Salvatores partorì la sua opera più inquieta, simbolica e sperimentale, a tratti decisamente più visionaria del lungometraggio precedente. Denti, tratto dall’omonimo testo di Domenico Starnone, è un viaggio sovente allucinato con copiose digressioni nell’onirico, alla ricerca di un mistero fisico che ne nasconde uno esistenziale: l’origine e la natura di due abnormi incisivi sviluppatisi nella bocca di un bimbo, Antonio, il quale sin dalla giovanissima età aveva interiorizzato questa realtà come una fonte d’angoscia esistenziale e come...CONTINUA...

Messina Antonio

Dissolvenze

  Figure femminili evanescenti e danzanti compaiono in liriche d’amore, di omaggio, di evocazione: è la nuova raccolta poetica di Antonio Messina, dove troviamo voci e tematiche già presenti nella sua narrativa e qui sviluppate con altro tono. La musicalità prevale e insistito è l’uso di una tecnica anaforica che segna il ritornare del tema, dell’immagine, nel desiderio di trattenerla prima della dissolvenza finale. CONTINUA...

Murakami Haruki

Kafka sulla spiaggia

“La mia mente si addentra nel territorio dei sogni senza che me ne accorga. Sono sempre cosi silenziosi, quando ritornano. Sto stringendo Sakura. Lei è fra le mie braccia, e io sono dentro di lei. Non voglio più essere manipolato da cose esterne alla mia volontà. Non voglio più essere gettato nella confusione. Ho già ucciso mio padre. Ho già violato mia madre. E adesso sto penetrando mia sorella. Se la maledizione esiste preferisco andarvi incontro di mia iniziativa. Voglio che tutto finisca al più presto. Voglio togliermi il più presto possibile questo peso dalle spalle. E dopo, non voglio mai più essere coinvolto nei progetti di qualcun altro, ma...CONTINUA...

Christoff Boris

Russische Opernarien und Lieder

“Di voci così non se ne sentono più”. Questa una dei tanti lamenti da parte dei melomani più severi e con più primavere sulle spalle. In parte sono gli eccessi di chi tende a mitizzare il passato, ma all’ascolto di quel gran vocione “bizantino” di Christoff, non pare affatto siano affermazioni del tutto campate in aria. Un artista che per oltre trent’anni è stato protagonista indiscusso del palcoscenico e la cui ascesa nel firmamento lirico ha avuto inizio subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Fu un suo omonimo, re Boris III ad assegnargli una borsa di studio per dedicarsi al canto in Italia, dopo averlo notato come solista nel coro di Gussla di Sofia. Sotto la guida del baritono...CONTINUA...

Kipnis Alexander

Omaggio ad Alexander Kipnis

Non vi saprei dire se la causa siano stati i troppi omogeneizzati agli estrogeni e/o la carenza di insegnanti di canto competenti; tant'è che nell'attuale panorama lirico la carenza di autentici bassi profondi, surrogati al più da baritoni corti, è un dato assodato; e chi, vuoi per passione, vuoi per mera curiosità, volesse ascoltare un'autentica voce grave, piena e sonora fino al mi sotto il rigo, troverà molto più materiale (e qualità) andando indietro nel tempo, affidandosi a registrazioni storiche come questa della G.O.P. dedicata ad Alexander Kipnis. Nato a Zitomir (Ucraina) nel 1891, Kipnis iniziò a cantare a dodici anni nel coro di voci bianche del paese natale. Col passare del tempo...CONTINUA...

Reitman Jason

Juno

Forse è il miglior modo di affrontare le avversità. Quello di prenderle di petto e trasformarle in energia positiva, vitale. È ciò che accade alla 16enne Juno MacGuff, eroina del nuovo cinema americano, allorché si scopre incinta dopo una “prima volta” improvvisa, improvvisata, comunque cercata, fortemente voluta. Cercata e voluta perché l’adolescenza è cosi, è tutta un impulso dionisiaco, è il tempo il cui abbandonare le paure ed osare: per scoprire, e scoprirsi. E Juno scopre che c’è vita in sé, una vita altra che certo disorienta a 16 anni, e che in quanto tale deve essere espulsa prematuramente. La ragazza ha fatto sesso col...CONTINUA...

Scorsese Martin

Kundun

Kundun vuol dire “prescelto”, ma anche “presenza”, “oceano di saggezza”, tutti appellativi che racchiudono l’essenza del Budda. Kundun è il Budda reincarnato, il nome che i monaci buddisti tibetani riservano al “Sacro Signore”, il Dalai Lama. Martin Scorsese, dieci anni or sono, a poca distanza temporale dal più hollywoodiano Sette anni in Tibet (diretto dal francese Jean-Jacques Annaud e interpretato da Brad Pitt), propose una più personale, intima e rarefatta chiave di lettura del tempo cruciale del quattordicesimo – e ancora attuale – Dalai Lama, nel momento in cui il Sacro Signore, incarnazione del Budda della Compassione,...CONTINUA...

Troisio Luciano

Strawberry-stop

Istantanee dall’Oriente, immagini semplici, ma che aprono a riflessioni profonde. L’ultima raccolta poetica di Luciano Troisio è ancora una volta un libro di viaggio, eppure, rispetto al precedente “Parnaso d’Oriente”, vige qui una maggiore comunicatività, un’immediatezza che rende le liriche molto godibili. Si tratta di un poetare sempre raffinato ed elegante, colto, ma, come è stato osservato da Ilde Menis, qui l’Autore sembra esser sceso dal monte e volersi presentare anche come persona. CONTINUA...

Corelli Franco

Songs and Arias

E' sempre complicato scrivere qualcosa di coerente e non ripetitivo quando si ha sottomano un Cd come "Song & Arias", con un protagonista d'eccezione come il grande tenore Franco Corelli: alle lodi per l'interprete, quasi sempre inevitabili, si aggiungono, anch'esse frequenti, le perplessità per l'operazione l'editoriale in quanto tale. In parte il concetto è lo stesso di quando qualche (sano) purista ha mostrato pollice verso al trio di Caracalla e relative propaggini canzonettistiche: un qualcosa che di operistico ormai non aveva nulla e dispensava soltanto cattivo gusto a buon mercato. Chiariamo: i grandi tenori, e non solo loro, hanno sempre interpretato canzoni pop, napoletane, chi...CONTINUA...

Kraus Alfredo

Siboney

Alcuni anni fa, quando il trio dei tenorissimi Pavarotti-Domingo-Carreras furoreggiava (e scassava), solo pochi melomani d.o.c.g. rilevarono un'assenza pesante: quella del quarto tenore, molto più meritevole rispetto ad almeno due dei citati, già bolliti da tempo. Il quarto sarebbe stato Alfredo Kraus. Dico "sarebbe" perché certi spettacoli, dal carattere più circense che musicale, non erano proprio nelle corde del tenore spagnolo: in questo senso l'antitesi di Pavarotti e del pavarottismo, nel gestire la carriera artistica, la vita privata; un altro modo di intendere il divismo: riserbo, tanto da centellinare le interviste, e fama costruita soltanto grazie alle proprie interpretazioni sul...CONTINUA...