Ponzi Maurizio

Son contento

Terza e conclusiva collaborazione con l’amico e regista Maurizio Ponzi, Son contento è anche l’ultima pellicola in cui Francesco Nuti non si dirige (se si eccettua Concorso di colpa di Claudio Fragasso, ultima apparizione del comico toscano sul grande schermo, datata 2005), uscita nelle sale due anni prima di Casablanca Casablanca, suo convincente esordio dietro la macchina da presa. Della trilogia ponziana, consumata nell’arco di un paio di stagioni (1982-83), Son contento è certamente l’opera più ambiziosa e ricca di spunti di riflessione, ancorché Io, Chiara e lo Scuro sia nel complesso un film meglio riuscito...CONTINUA...

Allen Woody

Sogni e delitti (Cassandra’s Dream)

Il bel titolo originale, Cassandra’s Dream (inutile dirvi che l’italiana “traduzione” Sogni e delitti, per quanto prossima al tema trattato, è assai più banale), ispirato a giusta ragione,  vista la vicenda, all’omerica profetessa di sventure, è già di per sé un indizio per capire dove culmina il trittico di pellicole londinesi di Woody Allen. Non in un luogo fisico, o per lo meno non soltanto, visto che Londra si è rivelata scenario quanto mai suggestivo e verosimile per le opere in questione, ma in un luogo psichico, esistenziale. Come nel capostipite Match Point, con la stessa fredda geometria, il regista di Manhattan ci parla ancora...CONTINUA...

Nuti Francesco

Casablanca Casablanca

La prima regia di Francesco Nuti, Casablanca Casablanca, è un ideale seguito di Io, Chiara e lo Scuro, pellicola che rivelò l’artista toscano al grande pubblico e che metteva in rilievo il rapporto d’amorosi sensi tra il protagonista e il panno verde. Come noto ai suoi estimatori, ma non soltanto, Nuti e il biliardo si sono amati davvero anche nella realtà; di qui la facilità del comico toscano nel mescolare, in un duplice universo tematico che si intreccia, si sfugge, si rincorre, si lascia e si ritrova nel momento culmine, sentimento amoroso classico (ancora una volta Giuliana De Sio) e passione per il panno verde. E questa volta...CONTINUA...

Penn Sean

Into the wild

La metafora del viaggio come fuga e/o ricerca è sempre stata molto letteraria. O meglio, in letteratura ha reso assai più che in altre arti. Che sia stato esteriore o interiore, ludico o esistenziale, senza ritorno o meno, il viaggio in letteratura ha sempre affascinato per quella forza immaginifica che porta con sé e che invita il lettore a fantasticare su luoghi, circostanze e volti, trasfigurati dal nostro intimo percepire, per ognuno differente. Il cinema ha avuto meno fortuna nello sviluppare il tema, spesso prendendolo a prestito proprio dalla letteratura; meno possibilità di insinuare quelle curiosità che attengono alla sfera del non visto, dell’immaginazione...CONTINUA...

Mishima Yukio

La voce delle onde

“Il ragazzo sentì che esisteva un perfetto accordo fra lui e quell’opulenza della natura circostante. Trasse un profondo respiro e fu come se una parte di quell’invisibile che costituisce la natura avesse permeato l’intimità del suo essere. Sentiva il fragore delle onde che si frangevano sulla spiaggia ed era come se il battito del suo sangue giovane fosse sincronizzato col movimento delle grandi maree. Indubbiamente la natura stessa soddisfaceva le sue necessità, perché Shinji non sentiva particolarmente la mancanza di musica nella propria vita quotidiana”. (p.44)  E proprio come una musica, come un canto soave, lontano, arcaico e primordiale si libera...CONTINUA...

Nuti Francesco

Tutta colpa del paradiso

Forse nessuno avrebbe potuto immaginare, oltre vent’anni fa, che lo stambecco bianco sarebbe apparso davvero. Un maschio bianco, albino totale. Apparso proprio lì, la scorsa estate, nel paradiso in cui Francesco Nuti ha ambientato la sua pellicola più lirica, intima e malinconica, ai piedi del Monte Rosa. Vent’anni e più son passati da Tutta colpa del Paradiso, secondo lungometraggio diretto dal regista toscano e apice rappresentativo del suo originale modo di far cinema. Dopo Casablanca Casablanca, ideale seguito di Io, Chiara e lo Scuro, diretto da Ponzi, Nuti decide di puntare su una storia che assume, sin dal principio, le fattezze...CONTINUA...

Ugolini Pietro

Giustiniano

“Una volta, quando le case erano di sasso e sulle strade c'era la polvere, mio zio si chiamava Giustiniano. Allora c'erano più boschi, nei fiumi e nei laghi c'erano più pesci, l'acqua dei fiumi e dei laghi potevi bere. Giustiniano si alzava ogni mattina di buon'ora. Quando si alzava i raggi del sole illuminavano il cielo che si colorava. L'alba riempiva il cielo di luce e illuminava la campagna. Giustiniano si lavava ogni mattina con l'acqua di un catino. Si arrotolava la camicia fino al gomito e poi si lavava. D'inverno, quando faceva freddo e nevicava l'acqua del catino si copriva di un velo di ghiaccio. Giustiniano usciva di casa e camminava adagio e salutava chi incontrava...CONTINUA...

Black Jack

Non c’è scampo (“You Can’t Win”)

Ieri sera stavo leggendo a voce alta, alla mia ragazza, un paio di capitoli di questo libro. Lei mi fa, Buffo. Sì. Certo, ma non si lega mai a nessuno? Ecco. Questo libro, romanzo, è buffo. Questo libro, romanzo, racconta la vita di un ladro ed oppiomane. E la racconta da un punto di vista privilegiato, visto che il protagonista delle vicende è anche l'autore. Di lui si sa poco o niente, nato nella seconda metà dell'800, morì negli anni '30 del '900. Forse suicida, è scritto sulla bandella del retro copertina. Forse. La cosa più divertente di questo libro è il modo in cui racconta le cose, e sono cose tremendamente serie, come furti nelle case, spari, droga, riciclaggio,...CONTINUA...

Fulci Lucio

Sette Note in Nero

Sette Note in Nero, terzo thriller "de paura" - non quarto, dunque, come si potrebbe superficialmente immaginare: Una sull’altra, per alcuni l’innesco fulciano al cinema thriller e successivamente horror, è in realtà un noir di puro impianto hitchcockiano - del mai troppo apprezzato Lucio Fulci, segna l’incontro tra il regista romano e lo sceneggiatore Dardano Sacchetti, già noto per due opere del brivido tra le più riuscite del tempo: Il gatto a nove code (1971) di Dario Argento e Reazione a Catena (1971) di Mario Bava (quello che in molti considerano il primo slasher movie in assoluto...CONTINUA...

Pietrangeli Enrico

Ad Istanbul, tra pubbliche intimità

Istanbul. L’antica Costantinopoli. Bisanzio. Città dai vari nomi, un crocevia tra Oriente e Occidente, un luogo affascinante, dove splendore e decadenza s’intersecano tra il richiamo del muezzin e santa Sofia, mentre i principi azzurri sono rimasti senza fiabe e alla principessa si sostituisce una prostituta “cenerentola persiana”. Istanbul come punto di riferimento per una poesia di fatto itinerante, che spazia tra città differenti (Trieste, “dannata frontiera”CONTINUA...