Bassani Giorgio

Gli occhiali d’oro

Secondo romanzo del ciclo dedicato a Ferrara, “Gli occhiali d’oro”, edito nel 1958, narra la storia di due emarginazioni parallele che poco a poco s’incrociano, in un preciso contesto storico, per avere poi un diverso epilogo. L’argomento dell’omosessualità – non usuale e ancora circondato da molti pregiudizi in quegli anni – viene affrontato con eleganza e levità, partecipazione umana, ma non complicità. Ferrara, città di provincia, chiusa e perbenista ormai è stata delineata nelle “Storie”, è tutta...CONTINUA...

Chiarini Marco

L’uomo fiammifero

A volte un film da ricordare nasce anche così, grazie alla perseveranza di chi l’ha immaginato, di chi ha fortemente creduto che il suo progetto avesse qualcosa di importante da raccontare. E qui ci sono ben due storie da raccontare: la prima riguarda il sorprendente esordio alla regia del teramano Marco Chiarini, una vicenda di impegno, passione, fiducia e intelligenza, di ostinazione e lungimiranza. La seconda, la più importante, è la splendida fiaba che ne deriva. Senza esagerare, L’uomo fiammifero è una pellicola che rigenera lo stanco e provinciale cinema italiano, sempre più ingrigito e avvitato su sé stesso, sui suoi stereotipi, sulle sue...CONTINUA...

Bassani Giorgio

Cinque storie ferraresi. Dentro le mura

Bassani è un autore complesso e raffinato, che è ritornato più volte sulle sue opere rivedendole soprattutto dal punto di vista stilistico con perfezionismo. In lui la scrittura si delinea come officina, laboratorio continuo in perpetuo miglioramento. A un certo punto della sua attività inizia a rielaborare la sua narrativa d’argomento ferrarese e la raccoglie ne “Il romanzo di Ferrara”, che si articola in sei parti: “Dentro le mura”, Gli occhiali d’oro”, “Il giardino dei Finzi-Contini”, “Dietro la porta”, “L’airone”, “L’odore del fieno”. “CONTINUA...

Bauman Zygmunt

Modus Vivendi. Inferno e utopia del mondo liquido

Un mondo divenuto liquido, quello moderno, secondo Bauman. Liquido perché le forme sociali che lo costituiscono, e per forme sociali sono da intendersi “le strutture che delimitano le scelte individuali, le istituzioni che si rendono garanti della continuità delle abitudini, i modelli di comportamento accettabili”, non riescono a conservare a lungo la propria forma. Si disciolgono prima di essere in grado di assumere solidità, non viene lasciato loro il tempo sufficiente per divenire ciò che avrebbero potuto (o dovuto) essere. Transitorietà permanente, effimero durevole, ruoli sociali inadeguati. Queste le peculiarità della vita liquida. Futuro incerto...CONTINUA...

Avati Pupi

Tutti defunti… tranne i morti

A un anno di distanza dal terrificante La casa dalle finestre che ridono, uno dei migliori thriller-horror italiani dei prolifici - per il genere - anni Settanta, Pupi Avati torna a ripercorrere i sentieri del giallo gotico ma in chiave quasi totalmente parodistica. E in quel quasi, che chi ha un vago ricordo del film può imputarmi di usare a sproposito, c’è tutta la bravura di Avati nell’accostarsi a un genere che, pur estremamente diluito dal regista nel successivo trentennio, è rimasto sempre, decisamente nelle sue corde. Basta pensare a Zeder, a L’arcano incantatore, e perché no anche al più recente, affatto...CONTINUA...

Szabó Magda

Via Katalin

Il primo capitolo di “Via Katalin”, intitolato “Luoghi”, è stato per me piuttosto faticoso ed impenetrabile. Fin quasi da indurmi a rinunciare a proseguire la lettura. Ma amo la Szabò. Ho letto altri suoi due romanzi ed ho provato ad andare avanti ugualmente. Scelta azzeccata. Ho seguito la vicenda con maggiore passione ed accortezza, per poi tornare, una volta finito, al capitolo iniziale. L’ho riletto ed ho scoperto l’incanto di quelle pagine inizialmente tanto ostili. Si parte da un presente (fine anni ’60) in cui tutto è già avvenuto. In cui tutto sembra investito da una polvere stanca e da una rassegnazione spenta. Troviamo la famiglia Elekes nel nuovo appartamento di Pest dove vive l’anziano...CONTINUA...

Jackson Peter

Amabili resti

Peter Jackson è l’uomo delle imprese impossibili, o meglio, il regista degli adattamenti impossibili o quanto meno improbabili, visto che dopo aver tentato – riuscendo a convincere e a tratti a strabiliare, sia pur rileggendo la fiaba in modo personalissimo – l’impresa di adattare cinematograficamente il maestoso capolavoro fantasy di J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli, si è lanciato in un’altra complicata rivisitazione di uno dei maggiori successi letterari degli ultimi anni, Amabili resti della scrittrice statunitense Alice Sebold. Impresa non meno ostica, per chi conosce il complesso romanzo della Sebold, per l’evidente difficoltà...CONTINUA...

Dennis Patrick

Zia Mame

Zia Mame è un delle figure letterarie più brillanti e vivaci che mi sia capitato d’incontrare: donna colta, intelligente, irresistibilmente simpatica, disinibita, eccentrica, alternativa, raffinata, provocatrice, intraprendente e fascinosa. Seguire le sue avventure significa divertirsi e bandire la noia, passando sia attraverso le vicende dell’America dalla fine degli anni Venti al dopoguerra, sia attraverso la crescita e la formazione del nipote Patrick che, rimasto orfano, le è stato affidato dall’età di undici anni....CONTINUA...

Dennis Patrick

Zia Mame

Il romanzo di Patrick Dennis, che altri non è che uno degli pseudonimi utilizzati dallo scrittore Edward Everett Tanner III, venne pubblicato, per la prima volta negli Stati Uniti nel 1955, dopo essere stato bollato come “Invendibile”, e quindi rifiutato, da diciannove editori. Solo la Vanguard Press, dopo aver rassettato il lavoro di Dennis e trasformato i racconti in un corpus romanzesco, grazie al lavoro dell’editor Julian Muller, lo pubblicò. Fu uno dei successi più clamorosi della narrativa americana del ‘900. “Zia Mame”, titolo originale “Auntie Mame”, rimase per 112 settimane (quasi due anni) nella classifica dei primi dieci libri più venduti stilata dal prestigioso “New York Times”. ...CONTINUA...

Reitman Jason

Tra le nuvole

Valigie leggere, il più leggere possibile, dopo aver bruciato il passato per riaggiornare un presente che guardi a un futuro più lieve, senza vincoli strutturali e aperto alla spensieratezza e alla possibilità. È un inganno, palese quanto occultato prima di tutto a sé stesso che ai tanti volti tutti uguali a cui indorare la pillola di un infausto evento: il licenziamento. Questo il ruolo – l’unico, ancorché redditizio – che ricopre nella vita l’affascinante Ryan Bingham, un moderno “tagliatore di teste” che passa le giornate in volo, che vive senza legami e che trascorre in una casa dall’arredo quanto mai essenziale non più di 45 giorni l’anno. Bingham ha fatto...CONTINUA...