Geda Fabio

Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani

“Avevamo ammucchiato mezzo metro di roba morbida, fra cui: due polverose valigie di pelle, una polverosa discreta quantità di carta e cartone, della tela che era appartenuta al catino polveroso di una tenda da campeggio (che si chiama catino lo so perché l’ho letto su una pubblicità), alcuni polverosi vestiti usati, due cuscini di un divano ormai dilaniato dalla polvere e dai ragni, alcuni polverosi sacchi di tela verde, il cui contenuto è rimasto ignoto. Ho pensato a Tex, alle notti accanto al fuoco da campo, al cielo stellato. Ho pensato che mancava un’armonica, anche se non sapevo suonarla.” (p. 20). CONTINUA...

Barber Lynn

An Education

Non parlerò del libro “An Education”, che non ho letto, né del film “An Education”, che non ho visto. Parlerò del racconto “An Education”. Quel racconto che nel 2003 la giornalista Lynn Barber ha pubblicato sulla rivista inglese “Granta” dal quale, nel 2009, è stato tratto l’omonimo film diretto da Lone Sherfig e sceneggiato da Nick Hornby. Sul numero 835 (26 febbraio-4 marzo 2010) della rivista “Internazionale” ho avuto modo di leggere la traduzione in italiano, curata da Diana Corsini, dell’originario racconto, il nucleo del libro che Lynn...CONTINUA...

Zweig Stefan

Storia nel crepuscolo

“Storia nel crepuscolo”, “La governante” e “Novelletta d’estate”. Tutti e tre i racconti, insieme a “Bruciante segreto”, vennero pubblicati nel 1911 con il titolo di “Erstes Erlebnis. Vier Geschichten aus Kinderland” (“Quatto storie dal paese dei bambini”), tradotto in italiano con “Adolescenza”. Tre storie brevi nello stile elegante e pacato che è tipico di Zweig. La prima, “Storia nel crepuscolo”, come evidente, è quella che dà il titolo al libro pubblicato da Passigli. Introdotta così dallo stesso scrittore: “Ti voglio raccontare una storia adatta a quest’ora che di per sé ama soltanto il silenzio, ma vorrei che questa storia avesse qualcosa della calda, morbida, fluttuante luce del...CONTINUA...

Avati Pupi

Balsamus, l’uomo di Satana

L’esordio cinematografico di Pupi Avati, datato 1968, lo vide cimentarsi in una sorta di horror grottesco dal titolo già ampiamente emblematico: Balsamus, l’uomo di Satana. L’opera contiene, senza ombra di dubbio, molte tracce del suo cinema successivo, soprattutto quello dei Settanta, periodo in cui gotico, fiabesco, grottesco e orrorifico si mescolarono sovente senza soluzione di continuità nei suoi lungometraggi. Si evidenziano, comunque, una riconoscibile cifra autoriale e un’estetica ben delineata, oltre ché la scelta di una connotazione geografica ben precisa. Come il successivo Thomas… gli indemoniati (1969), Balsamus fu finanziato...CONTINUA...

Pahor Boris

Necropoli

La parola necropoli ha origine dall’unione di due termini greci: nekròs (morto) e pòlis (città). Nella Nécropole nationale de Struthof, come scrive Pahor, si trova “ogni francese diventato polvere nel mondo crematorio tedesco”. Perché il campo di concentramento di Natzweiler-Struthof è in territorio francese, in quella terra alsaziana che per qualche anno fu annessa al Terzo Reich. Ed è proprio in questa necropoli che l’ex deportato Boris Pahor, sopravvissuto allo sterminio, torna venti anni dopo, nel 1965. Il Lager, ormai, è divenuto, come molti altri Lager nazisti, meta di pellegrinaggio turistico. Lo stridore tra l’orrore...CONTINUA...

Bassani Giorgio

Gli occhiali d’oro

Secondo romanzo del ciclo dedicato a Ferrara, “Gli occhiali d’oro”, edito nel 1958, narra la storia di due emarginazioni parallele che poco a poco s’incrociano, in un preciso contesto storico, per avere poi un diverso epilogo. L’argomento dell’omosessualità – non usuale e ancora circondato da molti pregiudizi in quegli anni – viene affrontato con eleganza e levità, partecipazione umana, ma non complicità. Ferrara, città di provincia, chiusa e perbenista ormai è stata delineata nelle “Storie”, è tutta...CONTINUA...

Chiarini Marco

L’uomo fiammifero

A volte un film da ricordare nasce anche così, grazie alla perseveranza di chi l’ha immaginato, di chi ha fortemente creduto che il suo progetto avesse qualcosa di importante da raccontare. E qui ci sono ben due storie da raccontare: la prima riguarda il sorprendente esordio alla regia del teramano Marco Chiarini, una vicenda di impegno, passione, fiducia e intelligenza, di ostinazione e lungimiranza. La seconda, la più importante, è la splendida fiaba che ne deriva. Senza esagerare, L’uomo fiammifero è una pellicola che rigenera lo stanco e provinciale cinema italiano, sempre più ingrigito e avvitato su sé stesso, sui suoi stereotipi, sulle sue...CONTINUA...

Bassani Giorgio

Cinque storie ferraresi. Dentro le mura

Bassani è un autore complesso e raffinato, che è ritornato più volte sulle sue opere rivedendole soprattutto dal punto di vista stilistico con perfezionismo. In lui la scrittura si delinea come officina, laboratorio continuo in perpetuo miglioramento. A un certo punto della sua attività inizia a rielaborare la sua narrativa d’argomento ferrarese e la raccoglie ne “Il romanzo di Ferrara”, che si articola in sei parti: “Dentro le mura”, Gli occhiali d’oro”, “Il giardino dei Finzi-Contini”, “Dietro la porta”, “L’airone”, “L’odore del fieno”. “CONTINUA...

Bauman Zygmunt

Modus Vivendi. Inferno e utopia del mondo liquido

Un mondo divenuto liquido, quello moderno, secondo Bauman. Liquido perché le forme sociali che lo costituiscono, e per forme sociali sono da intendersi “le strutture che delimitano le scelte individuali, le istituzioni che si rendono garanti della continuità delle abitudini, i modelli di comportamento accettabili”, non riescono a conservare a lungo la propria forma. Si disciolgono prima di essere in grado di assumere solidità, non viene lasciato loro il tempo sufficiente per divenire ciò che avrebbero potuto (o dovuto) essere. Transitorietà permanente, effimero durevole, ruoli sociali inadeguati. Queste le peculiarità della vita liquida. Futuro incerto...CONTINUA...

Avati Pupi

Tutti defunti… tranne i morti

A un anno di distanza dal terrificante La casa dalle finestre che ridono, uno dei migliori thriller-horror italiani dei prolifici - per il genere - anni Settanta, Pupi Avati torna a ripercorrere i sentieri del giallo gotico ma in chiave quasi totalmente parodistica. E in quel quasi, che chi ha un vago ricordo del film può imputarmi di usare a sproposito, c’è tutta la bravura di Avati nell’accostarsi a un genere che, pur estremamente diluito dal regista nel successivo trentennio, è rimasto sempre, decisamente nelle sue corde. Basta pensare a Zeder, a L’arcano incantatore, e perché no anche al più recente, affatto...CONTINUA...