Caouette Jonathan

Tarnation

“Non posso sfuggirle, fa parte di me” Tarnation è un disperato e toccante autoritratto di uno dei tanti ragazzi di quell’America marginale portata ad evidenza più dalla letteratura (Scott Heim ne é attualmente il più ispirato cantore) che dal cinema; un ragazzo che trova il suo personale riscatto attraverso la capacità di immortalare con una video camera i passaggi nodali della propria difficile vita. Jonathan ci parla inizialmente attraverso l’ausilio di fotogrammi, istantanee che raccontano dell’incontro d’amore tra i due nonni, Adolph e Rosemary, che diedero alla luce una bambina...CONTINUA...

Tobino Mario

Gli ultimi giorni di Magliano

“Il manicomio di Lucca è come un bastimento che è stato ancorato in una rada, non si monta più a bordo, pochi ne scendono e sono quelli che qualcuno di fuori se li viene a prendere oppure ci pensa la morte”. (p.123) Sono le amare considerazioni dell’anziano psichiatra Tobino, ormai prossimo alla pensione, che vede disintegrarsi quel microcosmo ordinato nel quale ha trascorso, con amorevole dedizione, quarant’anni della sua esistenza, condividendo la vita coi matti, giorno e notte, incontrandoli tutti i giorni, dialogando con loro. È una legge – la legge 180 – a causare tutto questo: psichiatri novatori, che a Tobino paiono...CONTINUA...

Tanizaki Jun’ichirō

La croce buddista

Un racconto nel racconto “La croce buddista”. La voce principale appartiene a Sonoko, mentre quella che, di tanto in tanto, si innesta è del Maestro, lo scrittore che tiene le fila della narrazione e che, evidentemente, si fa portatore delle vicende che Sonoko gli va confessando. Giappone, città di Ōsaka, fine ‘800. Sonoko è una giovane donna, sposata con un avvocato e senza figli. Per pura noia si iscrive ad una scuola, un Istituto Tecnico Femminile, e frequenta un corso di pittura giapponese. Dopo qualche tempo, a causa di un suo dipinto della dea Kannon, iniziano a circolare delle voci secondo le quali tra Sonoko e un’altra giovane studentessa, Mitsuko, esiste un legame particolare: “divenni...CONTINUA...

Tobino Mario

Per le antiche scale

Le antiche scale di Tobino, articolate “come in un disegno di Piranesi”, sono quelle del manicomio di Maggiano, struttura antica, ex convento, cittadella fortificata, piena di anditi, androni, porte, chiavistelli, sbarre, mura, luogo di segregazione e di tentativi di cura. Sono queste scale che il dottor Anselmo percorre e ripercorre infinite volte nel corso della sua esistenza, trascorsa in gran parte all’interno dell’istituto, nel quale ha scelto di...CONTINUA...

Soderbergh Steven

Che. L’argentino

Che – L’argentino, è la prima parte del film-monstre (una coproduzione Usa, Francia e Spagna che dura ben quattro ore e mezza) di Steven Soderbergh su Ernesto Che Guevara, liberamente tratto dalle memorie raccolte nei suoi diari, di guerra e non. Arrivato in Italia in questi giorni, L’argentino precede Guerriglia, la seconda parte la cui uscita nel Bel Paese è programmata a 15 giorni di distanza. Detto ciò, arriviamo subito ad indagare la complessità di un’opera che, almeno nella prima parte, lascia sul campo molti dubbi e altrettante perplessità, sia per quanto riguarda lo stile che per ciò che concerne i contenuti. Lo stile è semi documentaristico...CONTINUA...

Heim Scott

Le sparizioni

“Il sonno ormai imminente aveva stretto la sua presa su di me e ora gli angoli del materasso sembravano tutti scomodi e fuor di sesto. Voltandomi bruscamente, mi accorsi di quale fosse il problema: aveva lasciato l’album sul letto. Cercai di spostarmi, ma le pillole mi avevano paralizzato i muscoli, e potei soltanto provare a colpire il volume, centrando la copertina con un ginocchio e spargendo ai quattro venti le foto e i ritagli di giornale. Mia madre uscì dalla stanza. Mi addormentai tra gli scomparsi: la carta tagliuzzata, lo scotch e la colla scurita, tutti i lori volti amabili e perduti” (p. 66). Gli scomparsi. Le loro foto, i loro volti, le loro...CONTINUA...

Tobino Mario

Le libere donne di Magliano

“La mia vita è qui, nel manicomio di Lucca. Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui vedo albe, tramonti, e il tempo scorre nella mia attenzione. Dentro una stanza del manicomio studio gli uomini e li amo. Qui attendo: gloria e morte. Di qui parto per le vacanze. Qui, fino a questo momento, son ritornato. Ed il mio desiderio è di fare di ogni grano di questo territorio un tranquillo, ordinato, universale parlare”. (p.95) Nel 1953, data della prima...CONTINUA...

Tobino Mario

Il figlio del farmacista

“Il figlio del farmacista” è la prima opera in prosa di Tobino dopo tre raccolte di poesie. Scritto nel 1938, ma pubblicato nel 1942, viene definito romanzo a sfondo autobiografico, ma è in realtà costituito da un insieme di prose dai vari registri stilistici, aventi come cardine la persona dell’Autore e la sua formazione. Ritroviamo così la vita nel paese natio (Viareggio), la farmacia del padre, gli studi a Bologna, la laurea in medicina, l’esperienza con gli alpini in Alto Adige, il manicomio dove Tobino inizia a lavorare. Alcune prose hanno il respiro del racconto – e potrebbero...CONTINUA...

Mastrocola Paola

Più lontana della luna

Storia di un’adolescenza atipica, vissuta nel rifiuto di qualsiasi omologazione e nell’inseguimento di un sogno totalizzante: questa la vicenda di Lidia, ragazzina torinese degli anni Settanta. Lidia vive a Stupinigi, in una scuderia della Palazzina di caccia dei Savoia. La sua famiglia è modesta, il padre fa l’operaio alla Fiat, la madre è verduraia al mercato. Possiedono un cavallo, Pino, che diverrà per molti anni fedele compagno e confidente della ragazza. Lidia è intelligente, ma i suoi studi non potranno proseguire, per ragioni economiche, oltre la terza media...CONTINUA...

Fontana Giorgio

Babele 56. Otto fermate nella città che cambia

Babele rende bene l’immagine di un caos, linguistico prima di tutto. La Babele raccontata da Fontana non è la torre biblica, ma la città di Milano. Uno dei luoghi possibili. Una delle tante città italiane in cui gli immigrati arrivano, vivono, si muovono, lavorano, parlano. Questo libro racconta un viaggio e alcune storie, perché senza incontrare storie, facce e voci è quasi inutile viaggiare. Otto fermate, quelle della 56: a Milano c’è l’usanza poetica di chiamare i bus al femminile. La 56 è l’autobus degli immigrati, quello che percorre via Padova. Storie in movimento e che parlano la lingua della strada. Persone che hanno lasciato un Paese, il loro, e sono...CONTINUA...