Del Toro Guillermo

Il labirinto del fauno

Il 2006 è stato un anno pieno di riconoscimenti e consensi per i filmaker messicani: la consacrazione mondiale di Inarritu con Babel (varie nomination agli Oscar), la conferma di Cuaron (dopo l’intermezzo Harry Potter) con I figli degli uomini e la sorpresa Guillermo Del Toro con Il labirinto del fauno (candidato all’Oscar come miglior film straniero). Le recensioni positive si sono sprecate, soprattutto per Il labirinto del Fauno, fiaba inusuale che mescola fantasia e melodramma, pensata e realizzata in uno scenario di guerriglia, durante il conflitto civile spagnolo. CONTINUA...

Lynch David

The Elephant Man

Che David Lynch si sentisse a suo agio nel raccontar di “mostri” lo si intuisce già dall’opera prima (Eraserhead), cosi imperscrutabile eppure fascinosa, cosi lontana dalle produzioni dei fine Settanta e già a suo modo cinema con tracce di futuro. Che una neonata casa di produzione, partorita comunque dal ventre hollywoodiano, fondata dal regista comico-demenziale Mel Brooks, affidasse a Lynch, autore dimostratosi bizzarro e indipendente, l’ambizioso progetto di realizzare un’opera basata su una dolorosa e toccante storia realmente accaduta, era assai improbabile. Eppure fu cosi, Lynch venne proprio scelto per un progetto mainstream che puntasse ad una grande...CONTINUA...

Zhang Yuan

La guerra dei fiori rossi

La ribellione negli occhi del fanciullo. Prima ancora nel sogno, nelle sequenze oniriche notturne, quando noncurante del gelo, Qiang, bambino di quattro anni costretto in un asilo dall'educazione rigida, si diverte a passeggiare nudo lungo la neve e a far la pipì. Quanti problemi per Qiang, uno dei pochi bambini che ancora non riesce a vestirsi da solo, a far la cacca in orario, ad accettare le regole che le maestre prescrivono, identiche per ognuno. Un asilo statale simile ad una caserma. Siamo nella Cina della fine anni Quaranta (quando Mao proclamò la Repubblica Popolare Cinese), irreggimentata quanto basta fin dall’educazione della primissima infanzia. Tanti bambini, tutti tra i quattro...CONTINUA...

Ibsen Henrik

Casa di bambola

Al suo apparire sulla scena Nora è un personaggio effervescente e sembra incarnare l’archetipo della brava mogliettina borghese, madre amorosa, devota e fedele al marito, tutta presa dai regali natalizi, ignara dei problemi reali del mondo, occupata com’è nel suo ruolo domestico. Vezzeggiata e coccolata come una bambina dal consorte (“passerotto sventato”; “lodoletta”; scoiattolino”), pare vivere in una dimensione tutta sua costituita da un piccolo mondo, i cui orizzonti non vanno oltre le pareti di casa o le feste dei vicini. CONTINUA...

Lynch David

Inland Empire. L’impero della mente

Ci eravamo lasciati col “Silencio”. Cinque anni, tanti ne sono passati da quell’opera cosi unica e assoluta che fu Mulholland Drive. È d’obbligo il fu, e non perché la pellicola realtà-sogno-incubo-ritorno e ancora sogno del 2001 abbia perso, col tempo, la sua originalità e la sua potenza visivo-espressiva, ma perché l’ultimo Lynch, questo viaggio nell’impero interiore, è un’opera che, quanto a assolutezza e unicità, non può trovare credibili rivali nemmeno nello stesso cosmo lynchano. “Silencio”, dunque, attesa prolungata degli spettatori amanti e poi le prime, attesissime, notizie: Venezia, e subito scatta la curiosità. Critiche contrastanti, polemiche...CONTINUA...

Franchi Gianfranco

Disorder. Unknown Pleasures

NOTE  A MARGINE DI UNA LETTURA Ecco qua. Un titolo che capovolge. Vorrà dire qualcosa? Il primo album dei Joy Division ha come titolo Unknown Pleasures, e la sua prima canzone è Disorder. Ma qui, si rovescia contenitore e contenuto, eh. Prima di tutto, evitate di leggere la Prefazione e, se potete, anche la quarta di copertina. Non perché siano brutte, intendiamoci, fra l'altro fanno quello per cui sono state scritte, ma semmai leggetele come postfazione, ecco. Io le ho lette prima, ma arrivato in fondo avrei preferito non averlo fatto. Così si spiega questo mio consiglio. Non è una raccolta di racconti, questo libro, ma un romanzo...CONTINUA...

Fulci Lucio

Non si sevizia un paperino

Nel 1969, con Una sull’altra, Lucio Fulci, fino ad allora dedito alla commedia (prima come sceneggiatore, poi come regista), dà vita al suo primo lungometraggio thriller, sia pur mescolandolo a un velato erotismo. A questa pellicola ne seguiranno un altro paio davvero interessanti, Una lucertola dalla pelle di donna e il più noto Non si sevizia un paperino, che rivelarono il regista romano come autore di genere non convenzionale. Soprattutto Non si sevizia un paperino, datato 1972 e bersagliato dalla censura (per motivi che in seguito spiegheremo), rivela le indubbie qualità autoriali di Fulci, il quale regala...CONTINUA...

Zwick Edward

Blood Diamond

È possibile coniugare action movie e film di denuncia? Edward Zwick (Glory, Vento di passioni, L’ultimo samurai) ne è più che convinto e con Blood Diamond (diamanti insanguinati), ultimo suo lavoro da poco nelle sale italiane, partorisce una pellicola che dosa con equilibrio e buon senso del cinema ambedue i registri narrativi, per poi perdersi un po' nell'epilogo. Vediamo con quale intreccio. Sierra Leone, 1999. Sullo scenario della guerra civile si muove Danny Archer (Leonardo Di Caprio), un trafficante di diamanti ex soldato mercenario della Rhodesia arrestato sul confine con...CONTINUA...

Chatwin Bruce

Le vie dei canti

Durante la sua esistenza Chatwin fu un instancabile viaggiatore: visitò e soggiornò nei territori più disparati con sguardo d’acuto osservatore, soffermandosi sui grandi paesaggi come sui piccoli dettagli, sulle persone, gli oggetti, le usanze, le abitudini. Certamente era un viaggiatore occidentale, con il suo bagaglio culturale ormai acquisito, ma amava confrontarsi con mentalità diverse, cercare di conoscerle, annotando poi le sue osservazioni nei famosi moleskineCONTINUA...

Gondry Michel

L’arte del sogno

Alla fine, quando  i due innamorati si addentrano nel mare di cellofan, adagiati su un cavallo giocattolo di pezza dai movimenti improbabili, trasportati da una barchetta di cartone, sembra fuor di dubbio che il sogno sia più potente della realtà. Sembra e forse lo è veramente, o quanto meno Michel Gondry pare esserne certo. Per lui il sogno è potenza, energia allo stato puro, opposizione ma allo stesso tempo comprensione e spiegazione di una realtà materica che non può e non deve essere solo ragione, razionalità, ordine stabilito e predeterminato. Pertanto costruisce i suoi personaggi attingendo da un ordine alternativo fondato sul disordine, su un elogio del caos...CONTINUA...