Ciao,
anche quest’anno arrivano i consigli per i libri dell’estate, forse un po’ in ritardo, però la stagione è ancora lunga e i libri sono sì per l’estate, ma non solo. Romanzi, racconti, saggi, e chi più ne ha più ne metta. Speriamo come al solito che troviate qualcosa che vi faccia pensare e guardare il mondo con occhi diversi.
Luca Martello
Alessandro De Roma, “Il principe rosa”, Fandango
Gianfranco Franchi
Barbara Demick, “I mangiatori di Buddha. Vita e ribellione in una città del Tibet”, Iperborea
Il genocidio tibetano festeggia 70 anni di oblio e indifferenza nel resto del mondo, nonostante una ormai leggendaria fiammata di interesse hollywoodiano, grossomodo 30 anni fa (cfr. almeno “Kundun” di Scorsese, 1997 o addirittura il coevo “Sette anni in Tibet” di J.J. Annaud, con un Brad Pitt all’acme della sua popolarità). L’anfibio della Demick torna a parlare della catastrofe antropologica in atto nei territori del fu Tibet, sotto il tacco del gelido regime socialista cinese. Si racconta che è possibile resistere a un genocidio (culturale e non solo) senza fare del male a nessuno, al limite a sé stessi, con una dignità e un’integrità morale eccezionale.
Lorenzo Pubblici, “La Rus’ di Kyiv”, Carocci
Storia del regno dei Rus’ dalle origini alla frammentazione, per mano imperialista mongola; si restituisce luce a un pezzo di storia medievale decisamente poco noto, qui in Europa Mediterranea: un pezzo di storia slava ben più antica della storia “moscovita”, un pezzo di storia decisivo per cercare di comprendere meglio la cultura degli odierni popoli est europei; tanto gli ucraini quanto i russi si richiamano a questo regno rivendicandone la discendenza, dimenticandone periodicamente la drammatica, umiliante sconfitta.
Alessandro Bilotta, Sergio Gerasi, “Eternity. L’impresa un po’ presuntuosa della resurrezione”
Settima uscita del cartonato “alla francese” e da libreria (e basta) di casa Bonelli, espressione dell’intelligenza sublime e dell’originalità inequivocabile di Alessandro Bilotta, già padre del fondamentale e sfortunato “Mercurio Loi”. Le vicende romanacce e improbabili del giornalista di costume Alceste Santacroce sprofondano nel grottesco più abbacinante, con la grazia e lo stile di sempre.
Approfitto dello spazio per protestare in 5 righe per le ridicole contraddizioni dell’editoria italiana. Vorrei comprare, da un paio d’anni almeno, un buon libro (uno solo, uno e basta) sui testi e sulla storia, in genere, dei R.E.M., dei Nine Inch Nails di Trent Reznor, di Cat Stevens (et al.). Non esiste letteralmente più niente che non sia estremamente trascurabile; quel che di buono era uscito è irreperibile da un pezzo, in formato cartaceo almeno. In compenso, siamo sopraffatti da una quantità di pubblicazioni di narrativa bislacca semplicemente nauseante: una quantità irrichiesta, irragionevole, sconsiderata. I buchi nei cataloghi si vedono più chiaramente laddove si va a cercare “un libro utile” o “necessario” (davvero) in contesto saggistico (storia contemporanea, storia romana d’oriente, storia veneziana, storia della musica, storia del rock, storia dell’arte, etc). Possibile che non si possa segnalare alla nostra industriaccia editoriale superstite che è il caso di spostare il tiro, almeno di fare finta di spostare il tiro, smettendo di tradurre libri di narrativa americana a tutto spiano o smettendo di “lanciare” romanzi italiani che non legge nessuno?
E basta:)
Federico Magi
Mark Hodgkinson, “Novak. Nella mente di Novak Djokovic”, Limina
Un grande libro di sport, ma anche una splendida storia da raccontare, quella del più grande tennista di sempre, nonché uno dei più grandi sportivi di tutti i tempi. Una fantastica esplorazione della vita di un grande campione, avvincente, ben scritta, davvero appassionante ben oltre la soglia dell’amore per lo sport in genere.
Adriano Angelini Sut, “La ballata di Berenice”, Ad est dell’equatore
L’autore ci riporta nuovamente negli anni 70 del secolo scorso, dopo averli tratteggiati in intensi momenti di 2 delle sue riuscite opere precedenti. Romanzo scorrevole e incalzante. Siamo nel 76, e la vicenda si svolge in una Roma tratteggiata in maniera quasi cinematografica, che ricorda alcune pellicole degli anni 70, tra droga, terrorismo, politica e aspirazioni di alcuni ragazzi che si fanno perfetto paradigma del tempo che Angelini Sut ancora una volta ci descrive mirabilmente.
Yukio Mishima, “Seta e Astuzia”, Idrovolante edizioni
Romanzo intenso e visionario che intreccia conflitto sociale, introspezione psicologica e critica del potere paternalistico. Ambientato nel Giappone del Secondo Dopoguerra, il racconto ruota attorno ad uno sciopero in una fabbrica tessile e alla tensione tra la vecchia autorità incarnata da Komazawa Zenjirō, industriale dispotico, e la nuova coscienza rappresentata da Otsuki, giovane leader sindacale. Attraverso figure femminili complesse come Hiroko e Fusaé, Mishima esplora il corpo, la malattia, il desiderio e la dignità, restituendo un’immagine sfaccettata di un paese in trasformazione. Pubblicato per la prima volta a puntate sul mensile Gunzo nel 1964, approda ora per la prima volta sul mercato editoriale italiano.
Luca Menichetti
Anna Foa, “Il suicidio di Israele”, Laterza
In sostanza rappresenta una sintesi dei tanti volti del sionismo, come è stato considerato nei decenni dagli ebrei della diaspora, fino a giungere al “suprematismo ebraico” di Netanyahu. La Foa, nel suo saggio, non azzarda esplicitamente la frase “Sì, la diaspora europea, e quella italiana in modo particolare, preferisce tacere e sostenere Israele nel bene e nel male” – l’ha riferita in una recente intervista – ma fa comunque intendere bene il suo pensiero sul “suicidio” di Israele.
“Suicidio” considerato innanzitutto dal lato etico, incentivato da due opposte definizioni di antisemitismo: “Da un lato quella redatta nel 2016 dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) e “adottata da 43 Stati, Italia compresa, che pone un legame stretto tra antisionismo e antisemitismo. L’altra è quella di Gerusalemme, nel 2021, opera essenzialmente di ambienti accademici israeliani e americani preoccupati delle conseguenze che quella definizione avrebbe avuto sul piano della delegittimazione delle critiche ad Israele come antisemite”.
Donatella Dalla Porta, “Guerra all’antisemitismo? Il panico morale come strumento di repressione politica”, Altreconomia
Il titolo mi pare dica già molto. In sintesi Della Porta, che pure, come la Foa, ci racconta gli effetti correlati alla definizione dell’antisemitismo redatta dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), di fatto si scaglia, seppur sempre con il suo approccio accademico, contro le assurdità che impediscono un libero confronto. In particolare analizzando il caso tedesco, forse davvero quello più paradossale. Queste le “condizioni facilitanti”: “a) burocratizzazione delle politiche istituzionali contro l’antisemitismo; b) strategie dei partiti nell’uso politico dell’antisemitismo come parte di una retorica di scontro di civiltà; c) la cultura specifica di media mainstream e opinionisti pubblici”. Con tutte la contraddizioni dell’uso politico e strumentale della Shoah – numerosi gli esempi – nonchè gli ex (?) antisemiti diventati i più fanatici supporter del regime di Netanyahu.
Simona Ruffino, “Non tutto è come appare. Contro la cultura della manipolazione”, Apogeo
Saggio ben documentato, arricchito da passaggi autobiografici, che tratta dei danni del cosidetto pensiero binario in un mondo complesso come il nostro; e della relativa manipolazione, grazie a meccanismi cognitivo emozionali, da parte dei media. Tra bias cognitivi, meccanismi neuroscientifici, la cosidetta post-verità, ovvero la nostra capacità di distinguere tra fatti e opinioni, non c’è molto per stare allegri. Rimane un saggio utilissimo per chi è intenzionato a non farsi soggiogare dall’altrui disonestà intellettuale.
Riccardo Ielmini, “Spettri diavoli cristi noi”, Neo edizioni 2025.
Un romanzo di atmosfere cupe, perturbanti, grazie allo sguardo deformante di un gruppo di adolescenti alle prese con situazioni tutt’altro che fiabesche. Stile e linguaggio provocatorio, ma che di questi tempi direi sia quasi una necessità.
Antonio Benforte
Julian Barnes, “Il Senso di una fine”, Einaudi
Breve romanzo di Barnes, vincitore del Man Booker Prize nel 2011. Un libro sulla memoria, sui ricordi, sulla vita, sulla morte. Era da anni che non sottolineavo così tanti passi, una scrittura brillante e una trama intrigante, fino al colpetto di scena finale.
““Con quale frequenza raccontiamo la storia della nostra vita? Aggiustandola, migliorandola, applicandovi tagli strategici? E più avanti si va negli anni, Meno corriamo il rischio che qualcuno intorno a noi ci possa contestare quella versione dei fatti, ricordandoci che la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato. Agli altri, ma soprattutto noi stessi.” (pagina 96)”
Paolo Mascheri, “Chiudi gli occhi, Nina”, Clichy
Paolo Mascheri continua a essere per me uno dei migliori romanzieri italiani. Per fortuna è tornato a scrivere e ci sta regalando pregevoli romanzi, come appunto quest’ultimo pubblicato da Clichy. In questo suo nuovo romanzo Mascheri ci parla di un rapporto padre-figliastra, scosso da un evento terribile. La morte della madre della ragazza. Andrea e Nina, i due protagonisti del libro, si trascinano nelle loro esistenze provando a trovare nuovamente il loro posto nel mondo, dopo essere rimasti soli. Il romanzo sorprende per la delicatezza dei dialoghi, per la profondità psicologica dei personaggi.
Roberto Bolaño, “Tutti i racconti”, Adelphi
Per gli appassionati di Roberto Bolaño, questa è una notizia epocale. L’annuncio che da sempre si attendeva. E per chi, come me, dello scrittore cileno ha letto buona parte della produzione, sicuramente un momento da pelle d’oca. È uscita come sempre per Adelphi, nella solita meravigliosa traduzione di Ilide Carmignani e Barbara Bertoni (sua la traduzione dei vecchi racconti di Chiamate Telefoniche), la raccolta “Tutti i racconti”, che comprende i diciassette scritti inediti rinvenuti nel computer di Bolaño (Il segreto del male), più tutti i suoi racconti pubblicati in vita, che personalmente ho già letto, ovvero Chiamate Telefoniche, Puttane Assassine e il Gaucho Insopportabile. Quasi 700 pagine di racconti, insomma, per quella che almeno per me è l’uscita editoriale più importante da anni a questa parte.
Manuela Montanaro, “L’incredibile storia di Callista Wood che morì otto volte”, Neo edizioni
Un libro che non teme di spiazzare e sorprendere il lettore: avventurandosi in territori narrativi inesplorati per le scrittrici italiane, offrendo una storia che al tempo stesso è inquietante fuori dagli schemi. Tra Fargo e Cormac McCarthy, Holt di Kent Haruf e Breece D’J Pancake. Molto bello, Neo Edizioni pubblica ottima narrativa.
Tristan Gooley, “Leggere gli alberi”, Altrecose
Ogni albero è come un libro, «da leggere»: le foglie, la resina, le impronte intorno alle radici sono segni e sono occasioni di conoscere la realtà più radicata, letteralmente. L’autore, nelle poco più di 300 pagine che compongono il volume, ci insegna a decifrare i segnali che gli alberi ci inviano: la forma delle foglie, la corteccia, la direzione dei rami, la presenza di muschio o licheni. Ogni dettaglio può rivelare la direzione del vento, la presenza di acqua, l’esposizione al sole. Ad esempio, lo sapevate che “quando le foglie hanno un’evidente linea chiara al centro significa che l’acqua è vicina”? Infatti, “molti alberi che crescono nei pressi dell’acqua, salici compresi, hanno quella caratteristica nervatura bianca sulle foglie, quasi fossero tagliate in due da un ruscello”. Ci troviamo, durante la lettura, a capire chiaramente come ogni albero sia una mappa, che ci fa comprendere meglio il mondo.
Leo Lionni, “Pezzettino”, Babalibri
Preso alla fiera di Roma per fare un regalo a mia figlia, quasi per caso, è semplicemente il libro per bambini più bello e potente che abbia mai letto. Pezzettino è talmente piccolo in confronto ai suoi amici che si convince di essere un pezzetto di qualcun altro, un pezzetto mancante. Il libro illustrato di Leo Lionni contiene molti mondi, e permette a piccoli ma anche grandi di capire quanto ognuno di noi sia speciale e importante. Uno può cercare, cercare, cercare… ma poi deve guardare dentro se stessi.
Ilde Menis
Christiane Ritter, “Una donna nella notte polare”, Keller
Straordinaria avventura – narrata in forma diaristica dalla scrittrice austriaca (1897-2000) – di un anno (il 1934) vissuto nell’isola artica di Spitsbergen assieme al marito (che però non sarà sempre al suo fianco). Un viaggio immaginato come un tempo di quiete che si rivela una prova di sopravvivenza estrema e di resistenza fisica e psichica a un mondo gelido, inanimato, pericoloso e terribilmente buio. Un mondo che porta a fare i conti con limiti e paure ancestrali, ma che permette anche di ritrovare se stessi in una natura difficile e affascinante.
Ben Montgomery, “La signora degli Appalachi”, Terre di Mezzo
Emma Gatewood è la prima donna ad aver completato il percorso noto come Appalachian Trail, 3300 km circa, nel 1955, quando è ormai una signora anziana seppur molto attiva. Un racconto entusiasmante che ripercorre in parallelo le tappe del viaggio (fra rifugi di fortuna, persone più e meno accoglienti, incidenti e una volontà di ferro) con quelle della vita di questo straordinario personaggio, per tutti divenuto Grandma Gatewood. Un racconto che fa venire voglia non dico di partire, ma almeno di saperne di più (grazie alle informazioni conclusive a cura di Ilaria Canali). Terre di Mezzo, 2021
Benoite e Flora Groult, “Diario a quattro mani”, Sonzogno
Libro fuori commercio ma presente nelle biblioteche e sui canali antiquari. Due giovani sorelle tengono un diario che va dall’occupazione nazista della Francia all’arrivo degli Alleati quattro anni dopo. La guerra è in sottofondo, percepita negli avvenimenti quotidiani (la fuga da Parigi in luogo sicuro, la rabbia paterna verso la sudditanza del Governo al nemico, la dolcezza materna nel cercare di non far mancare nulla alle figlie, soprattutto attenzione e affetto). È un tempo sospeso fra studio, primi amori, gite, sciocchezze di un’età bella e difficile ma tutto sommato serena, dove della guerra sono narrate soprattutto le privazioni, l’insicurezza e un senso di perenne instabilità – emotiva e sentimentale – nella quale le due giovani crescono e declinano le scelte per il futuro.
Francesco, “Spera – L’autobiografia”, Mondadori
Un Papa venuto dalla “fine del mondo” racconta – con la sapiente collaborazione di Carlo Musso – la propria vita, dalle origini italiane della famiglia piemontese emigrata in Argentina alla giornata della propria elezione al soglio pontificio e agli anni da Papa. Non c’è solo la storia di questa figura a mio parere straordinaria, ma è tutto un mondo (soprattutto italiano, soprattutto emigrato) a trovare spazio nelle molte pagine di questo libro. Non mi pare che Jorge Bergoglio faccia sconti né a se stesso né ai periodi storici affrontati, compresi gli anni oscuri della dittatura militare. Una polemica ancora non sopita (ma montata ad arte perfino dalla frangia ultracattolica e conservatrice della sua Chiesa) accusa il Papa di non essersi schierato a sufficienza, di non aver mai voluto tornare – da Papa – nella sua terra per chissà quali misfatti. Papa Francesco era un uomo “mite ed umile di cuore”, come chiede di essere il Vangelo a ogni testimone credibile. Era, soprattutto, un uomo vero.
Gianluca Massimini
Peter Brooks, “La lezione di Balzac”, Carocci 2025
Peter Brooks ci racconta la propria esperienza di lettura della Comédie humaine e la personale scoperta del suo autore, mostrandoci come la forza narrativa di Balzac riesca a dar forma alla dinamicità di un mondo in fermento, sul punto di fare il suo ingresso nella modernità. Un invito a leggere lo scrittore francese non solo per immergersi nella sua vastissima opera ma anche per comprendere sia il mondo di allora sia, e forse soprattutto, quello di oggi.
Peter Brooks, “Sedotti dalle storie. Usi e abusi della narrazione”, Carocci 2023
«Non c’è nulla al mondo più forte di una buona storia. Niente può fermarla, nessun nemico può sconfiggerla»: in questo volume – miglior libro di saggistica del 2022 secondo “New York Magazine” – Peter Brooks s’interroga sul ruolo che hanno acquisito negli ultimi anni le narrazioni, diffuse in ogni campo, da quello politico a quello pubblicitario, fin nelle aule dei tribunali, e, da semplice racconto, diventate strumento di spiegazione e convincimento. Perché tra i poteri del racconto – ci ammonisce Brooks – c’è anche quello di ingannare…
Peter Brooks, “Lo sguardo realista”, Carocci 2022
Nel volume, Peter Brooks si concentra sulla pretesa dei grandi romanzieri e pittori dell’Ottocento di rappresentare il mondo così come ci appare. Ripercorrendone la tradizione – dall’invenzione del realismo nell’opera di Balzac e Dickens al suo apogeo in Flaubert, Eliot e Zola, fino alla sua eredità nei primi modernisti come Henry James e Virginia Woolf – l’autore offre un’analisi del progetto realista e del suo fortissimo interesse per l’elemento visivo.
Andrea Brancolini
A.L. Kennedy, “Stati di grazia”, minimum fax
Una raccolta di racconti, uno dei quali comincia così: “L’amore sarebbe stato qualcosa di diverso. Qualcosa di più. Più gradevole o forse più brutto. Ad ogni modo più convincente. Col tempo anche una bugia molto ben congegnata si riduce a qualcosa che nessuna persona sana di mente prenderebbe mai sul serio. Quella cosa era stata una bugia e non amore.”.
Massimiliano Nuzzolo, “Specchi d’acqua”, Ossorosso edizioni
“L’oceano. È immenso. Ciò che vede è un’immensa macchia scura. Può solo sentirlo, ha una voce bassa e gli parla. Prova qualcosa di simile alla paura.”
Ida Amlesù, “Perdutamente”, Nottetempo
“Non saprei dirvi come si fossero incontrati. Mio padre allora percorreva sentieri di sogni stinti e pattini a rotelle – la vita gli era, diciamo, d’incomodo, e tutto in lui era un inventare convulso per annacquare la noia di ogni giorno. Mia madre invece amava i piedi per terra, accarezzare il suolo con le immancabili pantofole. La vita in qualche modo le piaceva, anche se forse non nel modo solito.”
Anita N. Bernacchia
Cristian Mungiu, “Una vita romena”, La nave di Teseo
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