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L'ultimo romanzo di Simona Lo Iacono ci conduce nella Sicilia prossima al 1848. Lucia Salvo, detta "la babba" ossia la pazza, è un personaggio realmente esistito, è una ragazza che fu inviata da Siracusa a …

j'Gio, 22 Giu 2017 09:01:35 +0200p*https://www.lankenauta.it/?p=11174eLankenautafIl Morso

L’ultimo romanzo di Simona Lo Iacono ci conduce nella Sicilia prossima al 1848. Lucia Salvo, detta “la babba” ossia la pazza, è un personaggio realmente esistito, è una ragazza che fu inviata da Siracusa a Palermo a servizio presso i Ramacca, nota famiglia antiborbonica e fu utilizzata per far arrivare messaggi segreti ai cospiratori rinchiusi in carcere. Lo spiega la stessa autrice nella Nota Storica, rifacendosi a un testo di Luigi Natoli “Cronache e leggende di Sicilia”, edito da Flaccovio nel 1987.

Lo Iacono fa di Lucia la protagonista del suo romanzo: la ragazza in questo caso è epilettica, ha una malattia ancora misteriosa all’epoca e non curabile, chiamata genericamente “Il fatto”. È come avere “la testa artigliata dai corvi, mille corvi che rodono in fronte, travasano il male e la battono di destra e di mancina”.

Lucia, che è una bella ragazza sedicenne, viene mandata in casa Ramacca per volere della madre, che quasi la vende, le raccomanda infatti di mostrarsi accondiscendente verso le attenzioni che il conte-figlio, continuamente desideroso di nuovo sesso, le rivolgerà. Dovrà considerarsi privilegiata se incontrerà i suoi gusti.

La donna è merce di scambio in questo mondo e in questa mentalità.

Così Lucia, quasi ignara della vita e con la sola consapevolezza della sua diversità, parte e non sarà l’oggetto accondiscendente che tutti si aspettavano, ma una presenza reattiva e, per certi versi, inquietante, misteriosa. Da casa Ramacca passerà (anche qui come oggetto di scambio) a casa Agliata, dove incontrerà nuovi personaggi ed effettivamente avrà un ruolo nei fatti del 1848.

Lucia sembra “babba”, ma sa leggere e scrivere, sa quel che fa, decide da quale parte schierarsi.

Il romanzo, pur avendo al centro la figura di Lucia, è polifonico: i vari personaggi si alternano nei capitoli e così abbiamo modo di comprenderne le caratteristiche e la formazione. Il conte-figlio (lui e il conte-padre non hanno nome, è come se fossero tutti definiti dal loro ruolo) all’inizio viene descritto come una specie di animale affamato di sesso e di cibo, preda dei suoi istinti. Il conte-padre invece, che era noto per le sue idee democratiche, vegeta allettato, parla da ventriloquo, pare assente e sarà Lucia a intessere con lui, accudendolo, un rapporto speciale, che cambierà completamente la vicenda dell’uomo.

In casa Ramacca, dove si sente un po’ spaesata, Lucia trova solidarietà e affetto in un altro diverso come lei, il castrato signorino, anche lui non ha un nome proprio, una vittima, venduto dalla famiglia e reso incompleto nel fisico, ma non nei sensi e nei desideri. Il suo canto esercita un particolare fascino nell’animo di Lucia.

Nuovi incontri farà in casa Agliata: Manfredi, capofamiglia, preso dalle sue riunioni politiche antirivoluzionarie, si presume affiliato e Gran Maestro della Massoneria o di associazione simile, e Assunta, la sua viziatissima figlia tredicenne, della quale si attende il menarca per darla in sposa al conte-figlio.

Ciascun personaggio segue un suo itinerario di formazione, lo vediamo cambiare ed evolversi, fare scelte. Spesso Lucia, con la sua originalità, con le sue reazioni e la sua sola presenza, ha un ruolo in tutto questo, lei, la pazza, l’inquietante, la ragazza con questo “fatto” misterioso che ogni tanto si verifica.

Alla fine Lucia, dopo aver visto il mondo dei cosiddetti “normali” giungerà alla conclusione che “la pazzia è la cosa più rassicurante che esista, la più fraterna, la più comprensibile”.

A fare da scenario – e non solo – è Palermo, la città bella, brulicante di vita, di odori, di popolo e nobiltà, di mestieri: il quadumaro,che espone sul banco le interiora dell’agnello; l’aromatario, speziale e consigliere; il carnezziere che commercia solo carne bovina; i buffettieri, che vendono cibo di strada: foglie di broccolo cotto o patate lesse.

Palermo è “una città che pare fatta per il potere e per la noia e che si lascia consumare dal calore come una candela”.

Una città affascinante e non facile.

Svolge un ruolo determinante infine la lingua della Lo Iacono: curata, precisa, con un uso attento dei dialettismi, che contribuiscono non poco a ricreare l’atmosfera della città. Abbiamo un romanzo ben costruito, ben scritto e ricco d’amore, che traspira dalle pagine, per la Sicilia tutta, l’isola-gioiello, sempre gravata da enormi problemi .

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