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"Imparavo finalmente, nel cuore dell'inverno, che c'era in me un'invincibile estate". Questo è un passo di Albert Camus. Ed è anche l'origine del titolo del primo romanzo scritto dal messinese Filippo Nicosia. Un esordio che, …

j'Mar, 11 Lug 2017 06:54:01 +0100p*https://www.lankenauta.it/?p=11429eLankenautafUn'invincibile estate

Imparavo finalmente, nel cuore dell’inverno, che c’era in me un’invincibile estate“. Questo è un passo di Albert Camus. Ed è anche l’origine del titolo del primo romanzo scritto dal messinese Filippo Nicosia. Un esordio che, personalmente, ho trovato promettente ma non del tutto convincente. Come se Nicosia dovesse ancora imparare a tarare la misura dei suoi personaggi e ad individuare uno stile un po’ più coerente ed armonico. C’è una smisurata forza, questo è certo, dentro la sicilianità dell’autore. Ed è quella sostanza fatta di passione, immagini e speranze che riversa tra le pagine di “Un’invincibile estate” quando si abbandona alle descrizioni di Messina, al suo ventre fatto di contraddizioni, magia e paure. E’ in quei passaggi che viene fuori la parte più autentica ed affascinante del romanzo anche se, ovviamente, tutto ciò non basta a dare energia sufficiente.

Diego, protagonista ventenne e voce narrante di “Un’invincibile estate”, è nato il 23 maggio del 1992, il giorno della strage di Capaci. E’ uno studente di Lettere senza grande convinzione ma anche un aspirante cuoco che impara il mestiere in un ristorante della città. Vive con suo padre in una casa dei quartieri popolari nella zona sud di Messina. Una sera, tornando dal locale, Diego trova suo padre riverso sul piatto di spaghetti che stava mangiando. E’ morto senza essere riuscito ad arrivare nemmeno a sessanta anni. La madre, invece, era già morta per un brutto male quando Diego aveva appena tre anni. Al funerale, oltre ai parenti più stretti, si presenta anche Giovanni. Diego lo vede e lo aggredisce immediatamente. Non vuole che sia lì, non vuole neppure che si avvicini. Eppure Giovanni è suo fratello, il fratello maggiore, quello mandato a vivere a Roma perché, come aveva spiegato suo padre, aveva avuto strane attenzioni per Diego bambino.

Insomma, il cuore del romanzo si svela, il cuore del romanzo sono due fratelli e un odio reciproco che ha avuto tempo di radicarsi lungo una vita. Un ritrovarsi che nasce come forzatura ma che dovrà evolversi e spiegarsi in un modo o nell’altro. Giovanni resta a Messina per qualche tempo e si stabilisce nella casa in cui vive Diego. Il fratello maggiore inizialmente misterioso e persino intrigante, nel procedere della storia, si rivela essere un individuo umanamente discutibile oltre che bugiardo e vile. In ogni caso tutti i personaggi di “Un’invincibile estate” mostrano le loro debolezze: ragazzi che sembrano vivere costantemente al netto degli adulti, ragazzi che agiscono per impulsi o voglie momentanee, ragazzi che procedono assecondando il caso o per pura incoscienza.

L’estate di Diego è invincibile per via di vicende troppo grandi che lo portano a mutare e a cercare una vita diversa, compreso l’amore per una ragazza molto bella e fin troppo borghese. Cambiare potrebbe significare dover andare via da Messina, allontanarsi da una città e dal richiamo del mare che un messinese come Nicosia lascia trasparire costantemente lungo tutta la storia. Rimane, come ho già scritto, la necessità di calibrare in maniera più lucida e compiuta il peso dei personaggi che, in generale, non paiono possedere grande profondità ma sembrano messi per lo più al servizio della vicenda stessa. Anche lo stile avrebbe bisogno di maggior equilibrio e, per concludere, ho trovato che alcuni snodi cruciali vengano risolti in maniera fin troppo semplicistica o superficiale: mi è mancato un approccio un po’ più intimo e psicologico che andasse a scavare davvero nell’anima dei personaggi lasciandone trasparire la coscienza vitale.

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