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j'Dom, 16 Dic 2012 21:51:13 +0200p*https://www.lankenauta.it/?p=11735eLankenautafFernando Pessoa l’astrologo

Wikipedia ci dice che l’astrologia è un complesso di credenze e tradizioni che ritiene che le posizioni e i movimenti dei corpi celesti rispetto alla Terra influiscano sugli eventi umani collettivi e individuali. E fin qui ci potevamo arrivare anche noi che di astri e ascendenti non capiamo nulla e abbiamo una passione per gli oroscopi pari a zero. Almeno per gli oroscopi di Branko, Paolo Fox e dei loro colleghi. Discorso ben diverso riguarda Fernando Pessoa, il poeta, saggista, narratore, drammaturgo, scrittore di gialli, filosofo, che grazie al libro a cura di Paulo Cardoso e di Jerónimo Pizarro, si è rivelato in una veste fino ad ora inedita; almeno per molti di noi che lo conoscevano come scrittore eclettico ed eccentrico, ma pur sempre votato alla letteratura in via quasi esclusiva. Sapevamo anche della sua passione per l’occultismo ma non tanto farne un vero e proprio astrologo di professione. Non avrà avuto una partita iva in versione portoghese ma a quanto pare per molti anni questa attività, sotto l’eteronimo di Raphael Baldaya, fu fonte di guadagno accanto a quella derivante dal suo lavoro ufficiale di corrispondente estero. Paulo Cardoso, l’autore principale del libro edito dalla Cavallo di Ferro, è a sua volta un astrologo, peraltro considerato nel suo ramo il più quotato professionista del Portogallo, e quindi, coadiuvato dal critico letterario Jerónimo Pizarro, ha saputo raccontarci con competenza gli aspetti peculiari di Pessoa alle prese con oroscopi e pianeti.

Innanzitutto bisogna ringraziare gli autori che hanno avuto il buon senso di far precedere la trattazione da un breve glossario: abbastanza per orientarsi in un campo che, al di là di crederci o meno, evidentemente presuppone notevoli conoscenze; tanto più necessarie se pensiamo agli anni venti e trenta del secolo scorso quando non esistevano computer e certi complicati calcoli matematici dovevano essere fatti manualmente. Ed infatti in “Pessoa l’astrologo”, antologia delle carte astrali più significative che lo scrittore e poeta ha redatto nel corso della sua vita, anche grazie alle molte riproduzioni di appunti, possiamo cogliere molto bene tutti i complicati calcoli che furono approntati per dare conto dei più disparati oroscopi. Un lavoro certosino che Pessoa dedicò non soltanto ai committenti, ma chiaramente anche ad uno studio personale sulla vita di pittori, musicisti, re, imperatori e uomini politici; oltre a voler confrontare il suo personale oroscopo con quello di grandi celebrità. Lavoro certosino ma anche strumento per confermare la presenza dei suoi tre eteronomi più noti, che, visti attraverso i loro oroscopi e i segni ascendenti, insieme a lui costituivano una specie di fratellanza e universo: Fernando Pessoa l’Acqua, Alberto Caeiro il Fuoco, Alvaro de Campos la Terra, Ricardo Reis l’Aria. La terza parte del libro, quella più propriamente antologica, riproduce alcune carte astrologiche di noti personaggi, le annotazioni più significative, spesso in relazione al tema della data della morte, della sua e di quella dei suoi eteronimi. Leggiamo quindi di John Milton, William Shakespeare, Goethe, Napoleone Bonaparte, Victor Hugo, Chopin, Baudelaire, Oscar Wilde, Vittorio Emanuele III, Dickens.

Riguardo le carte astrali di Mussolini e Salazar il lettore potrà cogliere alcune analisi che, col senno di poi, si possono pure definire corrette, sempre ricordando che Pessoa morì nel 1935 quando ancora i due dittatori erano al potere e la loro fine non faceva pensare a Piazzale Loreto e alla Rivoluzione dei garofani. Sono però gli oroscopi dei letterati e scrittori a rivelarsi forse le pagine più interessanti. In parte perché Pessoa, come nel caso di Shakespeare, ha voluto cogliere affinità astrali tra se stesso e gli illustri personaggi che andava a studiare; in parte perché sono pagine che, nell’analizzare le personalità degli artisti, in qualche modo riconducono Pessoa dal ruolo di astrologo a quello di critico letterario. Tra gli appunti riprodotti: “Goethe era un intuitivo e un osservatore […] E’ strano paragonarlo a Shakespeare, che a sua volta fu un intuitivo e un osservatore. Shakespeare è stato, del resto, più intuitivo di Goethe. Diciamo che fu un osservatore diverso. Fu più intuitivo di Goethe perché la sua intuizione fu meno svita dalla cultura, e il suo potere di espressione – a volte sovrumano – era superiore a quello di Goethe. E’ stato un osservatore diverso perché, se l’obiettività di Goethe derivava dall’osservazione naturale e fisica, quella di Shakespeare era psicologica e poetica”. Nel libro di Cardoso non mi pare si legga una delle più note frasi di Pessoa,“Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso”, ma credo che in un’opera dove gli eteronimi del poeta hanno preso nuovamente vita grazie agli astri e dove tante affinità astrali si sono svelate, non sarebbe stata una citazione del tutto gratuita.

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