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Amado mi diverte moltissimo perché è leggero, amabile, coinvolgente ed irresistibile. Le sue storie sono vitali, colorate, piene zeppe di personaggi esuberanti e caratteristici ai quali, dopo poche pagine, non ci si può non affezionare. …

j'Dom, 02 Ott 2011 09:33:22 +0100p*https://www.lankenauta.it/?p=13399eLankenautafVita e miracoli di Tieta d'Agreste

Amado mi diverte moltissimo perché è leggero, amabile, coinvolgente ed irresistibile. Le sue storie sono vitali, colorate, piene zeppe di personaggi esuberanti e caratteristici ai quali, dopo poche pagine, non ci si può non affezionare. Leggere Amado presuppone una elasticità di vedute e un’interpretazione della morale un po’ più scanzonata e disinvolta del solito, soprattutto in merito alle figure femminili. Molte donne potrebbero risentirsi per i toni frivoli e spesso vagamente sfacciati che lo scrittore brasiliano utilizza per descrivere il gentil sesso. Le donne sono fin troppo spesso ridotte a meri oggetti sessuali, oltre ad essere utilizzate di tanto in tanto come merce di scambio tra potenti rappresentanti politici, come bellezze da mostrare a chicchessia o vittime da sfruttare e sacrificare al momento opportuno. Eppure la sensazione è che, nonostante certi personaggi e certe descrizioni sembrino voler avvilire l’intero genere femminile, Amado voglia semplicemente avvalersi della sagacia e dell’ironia per raccontare un mondo controverso e, per certi versi, amaro in cui le donne, tranne rare eccezioni, sono considerate prevalentemente un corpo, creature sentimentali e sensuali a cui un uomo non sa e non vuole resistere. Tematiche estremamente attuali nonostante “Vita e miracoli di Tieta d’Agreste” sia stato pubblicato, per la prima volta, nel 1977.

Tieta è il diminutivo di Antonieta. E’ lei la star del romanzo. Una bellissima donna di oltre quaranta anni, carnagione bruna e curve sinuose ed abbondanti. Pastora di capre da ragazzina, allontanata da casa dal padre-padrone che non tollerava più una figlia tanto lasciva, ripetutamente impegnata con amanti più o meno improvvisati. Tieta rientra quindi ad Agreste, località sperduta dello stato di Bahia, dopo tanti anni di lontananza. Era stata cacciata a bastonate, ed ora torna ricca e seducente come mai nessuno avrebbe immaginato. Da ragazzina ribelle e viziosa qual era, Tieta è divenuta una ricca e raffinata donna di città. Il suo arrivo ad Agreste porta scompiglio e novità. I suoi soldi fanno gola a tanti e le sue iniziative portano nel piccolo paese mutamenti inaspettati che la trasformano in una sorta di santa da adorare sull’altare proprio come S. Anna.

La famiglia di Tieta è travolta da tanta ricchezza. Denaro e risorse che generano avidità e pretese. Ognuno spera di poter trarre vantaggi personali anche se Tieta, seppur gentile e disponibile, rimane una persona inflessibile e lungimirante. Qualità che la donna mette in campo anche quando Ascanio, giovane segretario comunale e futuro sindaco del paese, impegnato da tempo nell’opera di rilancio e di progresso di Agreste, tenta di far impiantare una fabbrica altamente inquinante nei pressi della più incantevole spiaggia della zona.

Amado, quindi, tocca una tematica delicatissima ed intricata: vale di più l’arricchimento di un territorio e della sua popolazione o la salvaguardia e la salubrità dell’ambiente?

L’ipotesi che una pericolosa industria venga ubicata nel territorio genera conflitti e liti feroci, una sequela di eventi che lo scrittore sa mescolare brillantemente con le vicende personali, sentimentali e carnali dei vari personaggi. Seguire le fila di tutti gli eventi non è poi così complicato anche perché Amado si ritaglia, di tanto in tanto, dei brevi capitoli nei quali si prende la libertà di parlare direttamente con il lettore.
“Vita e miracoli di Tieta d’Agreste” fa sorridere e fa pensare. Nel corso di queste fitte 616 pagine si assiste a una miriade di fatti e ci si addentra nelle vite, nelle speranze e nei dolori di tante persone. Una storia che a tratti si fa cruda, cinica e turbolenta ma che appassiona fino all’ultima riga. La grandezza di Amado sta nel riuscire a combinare argomenti apparentemente distanti tra loro e a farlo con talento, stile e la lievità che serve.

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