Questa lettera non indica una direzione e non fornisce equipaggiamento. E’ un tentativo di scoraggiamento di darsi alla scrittura”. Lo scrittore napoletano incita così a non divenire scrittori. Il testo di De Luca dovrebbe far crollare speranze e frantumare aspirazioni. Riuscirà nell’intento solo con chi non sente la parola scritta come sua carne e suo sangue. Scrivere, a mio modestissimo avviso, non è arte da tutti e De Luca, tra le righe, lo conferma.

Il suo tentativo di scoraggiamento potrebbe articolarsi in una sorta di decalogo. Regole dettate da chi conosce la fatica di narrare e l’ha eletta a regola di vita. L’elenco dei precetti è fitto ed impregnato di una certa saggezza: non spedire tue opere agli scrittori; non avere capomastri; non seguire corsi di scrittura; impara una seconda lingua; apri il dizionario della tua lingua; scrivi lettere a persone non alla loro professione; usa il punto, la virgola, i due punti, le virgolette, accapo; fai che la tua scrittura risenta il callo del tuo dialetto di origine; sopprimi dalla tua pagina l’aureola; difendi il diritto di parola: sei scrittore ed hai responsabilità civile della libertà di pubblica parola; dispera allegramente di campare a sbafo della tua scrittura; non essere petulante con la fortuna; non ti serve il talento, è luccichio fasullo.

Chi vuole trovare la sua strada in un mondo così pieno di gente che vuole scrivere, ascolterà con interesse e profondità i suggerimenti di De Luca. Gli altri, quelli che si sentono scrittori perché qualcuno li ha degnati di una pubblicazione, quelli che non hanno l’umiltà di ricevere né di ascoltare, quelli che ritengono che per fare letteratura sia sufficiente saper tenere una penna in mano e inventarsi qualcosa, quelli che hanno smesso di crescere e studiare, che si sentono all’altezza di chi scrive meglio di loro e che invidiano e non ammirano, non sapranno che farsene di queste pagine.

L’essenza di questa arte primordiale e complessa non sta nel guadagno né nella fama né nella cattedra. E’ un cammino tormentoso, quasi ascetico. Potrebbe spaventare, e infatti spaventa, chi ne afferra il compito e la portata, per sé e per chi legge. La libertà di parola è l’obiettivo e la materia prima, non va rinnegata né macchiata né oltraggiata.

L’ostinazione, “sottomarca della costanza”, è il contrappeso del talento. La scrittura sacra espone alle avversità del deserto, la letteratura invece deve offrire riparo.