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j'Mar, 06 Mar 2018 10:35:15 +0100p*https://www.lankenauta.it/?p=13898eLankenautafLa splendente

Cesare Sinatti, classe 1991, ha vinto la XXIXa edizione del Premio Italo Calvino (ex aequo con Elisabetta Pierini). “La splendente” è l’opera che segna il suo esordio nel mondo della letteratura italiana e, va detto, si tratta di un esordio particolarmente convincente. Il merito di Sinatti sta soprattutto nell’aver riportato l’epica greca, quella di eroi immensi raccontati già in tutte le salse, ad una dimensione estremamente contemporanea e, proprio per questo, accessibile anche a lettori meno esperti di classicità e mitologia. Per poter smontare e rimontare l’epopea dell’Iliade, è necessario possedere sia una eccellente conoscenza della materia, sia un amore spropositato per i miti greci e per la loro ineguagliabile fama.

La “splendente” del titolo è Elena. La bellissima donna rapita da Paride per liberare la quale gli eserciti greci hanno condotto una guerra decennale contro la città di Troia. Una storia già studiata e già declinata nel tempo in innumerevoli forme. Eppure la “versione” di Sinatti esprime un fascino tutto nuovo perché non si può non rimanere incantati dall’energia e dall’originalità di personaggi che sembrano prendere vita qui per la prima volta scardinando la fissità quasi statuaria in cui il poema originale ce li ha restituiti e descritti. Agamennone, Menelao, Clitemnestra, Elena, Achille, Patroclo, Penelope oltre che nomi leggendari diventano figure viventi: ogni personaggio si tramuta in umanità anche difettosa ed imperfetta. La tradizione ci ha tramandato una versione del mito, Sinatti ha deciso però di recuperare anche fonti e varianti meno note e meno studiate traendo spunto da modelli che possono discostarsi leggermente dal poema omerico e dalla sua tradizione. D’altro canto, prima di divenire un testo scritto, l’epopea greca era tramandata oralmente e l’oralità produce sempre variazioni sul tema.

I passaggi “storici” vengono rispettati e l’assetto degli eventi rimane quello che è. Ciò che di nuovo viene predisposto dal giovane scrittore è soprattutto la costruzione psichica e caratteriale dei personaggi. Interessante, ad esempio, scoprire un Ulisse profondamente legato alla sua Itaca e a sua moglie Penelope, furbo e scaltro lo è sempre ma ne “La splendente” l’eroe si tramuta in una persona che, durante l’assedio, non fa che desiderare di poter tornare ad una vita pacifica con la sua famiglia. Oppure Achille, l’immortale, indistruttibile figlio di Teti, l’uomo che non ha mai conosciuto gli spasmi del dolore fisico ma che vediamo travolto da un dolore più radicale e amaro, un dolore che nasce nel profondo della sua coscienza: teme la morte perché sa di dover morire giovane. Incontriamo una Clitemnestra cupa e schiva che invidia la sorella Elena e la detesta al punto tale che vorrebbe che morisse. E poi un Menelao pacatissimo e pensoso e un Agamennome sempre furibondo ed implacabile. E sopra tutti e tutto e un fato divino a cui non si sfugge e che incastra ogni individuo nel proprio ruolo mortale.

I personaggi sono tanti e diversi ma le fila della narrazione tengono perfettamente in equilibrio la storia e le figure che la popolano. Non c’è dispersione né pesantezza. Anzi. Ci si immerge piacevolmente nei luoghi del mito e tra le pieghe di una scrittura che rimane attenta, lucida, efficace. Il mito viene esaltato, celebrato e riproposto in una misura che fino ad oggi, nel panorama letterario italiano, non era ancora mai stata affrontata in questi termini. Intense e bellissime le pagine del romanzo dedicate alla guerra di Troia, pagine nelle quali riverbera lo spirito eroico di chi combatte per via di una parola data e mantenuta fino alla morte per puro onore e puro rispetto. Tematiche altissime, lontane eppure ancora radicate nell’anima degli uomini. Come la paura, il sogno, la colpa, il desiderio: semi-dei e uomini fatti di un’essenza che pare non coincidere ma che, alla fine, sembra ricondurli tutto ad un identico destino.

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