Vinpeel degli orizzontidp2dp2BOOKMOBI >lMOBIs溢| @EXTHdLuca MenichettiiLetteraturag

È probabile che il primo romanzo di Peppe Millanta non farà la fine di tanti esordi letterari: una meteora e poi il silenzio assoluto. Altrettanto probabile che negli anni a venire – come accade adesso …

j'Dom, 08 Apr 2018 22:02:00 +0200p*https://www.lankenauta.it/?p=14103eLankenautafVinpeel degli orizzonti

È probabile che il primo romanzo di Peppe Millanta non farà la fine di tanti esordi letterari: una meteora e poi il silenzio assoluto. Altrettanto probabile che negli anni a venire – come accade adesso – la critica, anche quella più attenta, ricorderà “Vinpeel degli orizzonti” come una bella prova narrativa dai caratteri fiabeschi, leggeri. Osservazioni sicuramente corrette, ma proprio perché è condivisibile la definizione di “favola per adulti” forse possiamo leggere il romanzo con occhio attento non soltanto allo stile poetico, alla delicatezza di personaggi e situazioni.

La vicenda è ambientata infatti a Dinterbild, un paesino di ottanta persone, situato in un luogo indefinito e letargico; non fosse altro perché i suoi abitanti sono convinti che non ci sia alcun “altrove”. O meglio, quasi tutti i suoi abitanti: Vinpeel, forse l’unico bambino della comunità (il suo amico Doan lo vede solo lui e poi, sorprendentemente, Krisheb il pazzo del paese), ha intravisto delle luci all’orizzonte e quindi si fa strada l’idea che un Altrove esista sul serio e che, in qualche modo, vada raggiunto. Convinzione che si rafforza con l’arrivo di Mune, ragazzina bionda comparsa sulla spiaggia non si sa come e da dove. I tre giovanissimi (o due, visto che Doan esiste e non esiste) le tentano proprio tutte, compreso fiondare in cielo il maiale Dorothy, fino a trovare il modo con la costruzione di una mongolfiera. Il tutto con l’apporto fondamentale di Krisheb: “Tu sei l’unico in tutta Dinterbild che ci ha creduto e provato. Sei tu l’unico matto capace di sognare” (pp.196). Nel frattempo, in attesa di questo fantomatico “altrove”, scorrono le immagini di un paese decisamente strano, probabile rifugio da una realtà che si presenta col suo carico di sventure, imprigionato in un presente che non conosce passato e futuro, con abitanti ancor più strani, alle prese con il “lancio del nano”, che si riuniscono alla locanba di Biton (proprio locanba e Millanta ci spiega come mai), che si alimentano a zuppa (di fatto unica specialità della locanba). Per non parlare di Ned Bundy il padre malinconico e silenzioso di Vinpeel, delle conchiglie che contengono  voci e storie e che riavvicineranno padre e figlio, del mare che evoca la presenza di un “Altrove” chimerico, di pesci che vagano per i boschi con bombole d’acqua, delle poppe ipnotiche e gigantesche di Lady Sawen, delle strane confessioni di Padre Sloan, di un servizio postale abortito dopo aver programmato che ogni abitante scrivesse la sua lettera anonima, dell’orchestra del paese con repertorio di due pezzi, oltretutto uguali.

C’è chiaramente anche molto altro: in particolare l’ossessione di Krisheb, matto in realtà molto lucido, per la sua gamba di legno scomparsa. Proprio la storia di questa fantomatica protesi, o di una molto simile, rappresenta il filo conduttore di storie esilaranti e letali che si susseguono nei decenni e che vedono la fine ingloriosa di coloro che hanno avuto la sventura di possedere la micidiale gamba di legno (altro elemento che fa pensare ad una Dinterbild che non conosce lo scorrere del tempo). Storie quelle vissute dentro Dinterbild che sembrano possedere una funzione quasi catartica, in previsione di abbandonare il letargo della cittadina senza tempo e senza luogo; che si accompagnano, di capitolo in capitolo, a quelle già ricordate della “gamba di legno” itinerante, probabilmente tacciabili di un certo bozzettismo ma nel contempo ricchissime di umorismo, anche di umorismo nero. La peculiarità del romanzo-fiaba di Peppe Millanta non sta infatti soltanto nelle pagine dove prevale l’idea di bellezza, malinconia e commozione, nei personaggi – soprattutto i giovanissimi – colti nei loro stupori e nella scoperta delle emozioni primarie. È un’opera multiforme che vive di una fantasia lanciata a briglia sciolta ed anche di un nonsense comico, dove i registri si sovrappongono senza troppi problemi. In fondo – non c’è bisogno di  scomodare le tante teorie interpretative (dal rito di iniziazione all’antropologia e a Freud) –  la fiaba, almeno quella che trae origine dalla tradizione orale e dai grandi scrittori classici, possiede un’anima autenticamente nera e orrorifica. È poi del tutto evidente che Millanta ha scritto il suo romanzo anche con uno spirito molto divertito: da qui un umorismo congeniale a lettori scafati e adulti. Ed appunto per questi motivi ci pare che “Vinpeel degli orizzonti” si possa apprezzare per il suo equilibrio: come una sinfonia – che mai potrebbe essere eseguita  dalla scalcagnata orchestra di Dinterbild – tanti elementi diversi che si coagulano felicemente; in questo caso sempre oscillando tra commozione e ilarità, tra sogni, dormiveglia e interrogativi che guardano a un auspicato risveglio. Sicuramente nell’Altrove tanto cercato da Vinpeel e dai suoi amici.

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