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La definizione di “Instant book” come “libro scritto e pubblicato in breve tempo e dedicato a un avvenimento di grande risonanza e attualità”, dovrebbe funzionare anche per le biografie degli uomini politici del momento, soprattutto …

j'Sab, 02 Giu 2018 12:55:26 +0200p*https://www.lankenauta.it/?p=14441eLankenautafMatteo Salvini #IlMilitante

La definizione di “Instant book” come “libro scritto e pubblicato in breve tempo e dedicato a un avvenimento di grande risonanza e attualità”, dovrebbe funzionare anche per le biografie degli uomini politici del momento, soprattutto se arricchito da puntuali analisi di quanto accaduto di recente nelle cosiddette stanze del potere. Ed infatti “Matteo Salvini # IlMilitante”, il libro di Alessandro Franzi e Alessandro Madron, in virtù della sua “seconda edizione ampliata e aggiornata”, potevamo considerarlo appunto una sorta di instant book tutto incentrato su di un personaggio in grande ascesa, “al posto giusto al momento giusto”, controverso, provocatore ma capace di attrarre sia i classici elettori della destra radicale, sia gli elettori inferociti con i notabili e i postulanti della destra-sinistra renzusconiana. Poi i colpi di scena  a raffica di questi ultimi giorni ed anche la lettura del “#IlMilitante” dovrà essere affrontata avendo ben presente che molto è cambiato dal recente 4 marzo 2018, e quello che sembrava del tutto improbabile si è avverato, almeno in parte. L’affermazione di Albertini, “Essendo lui un uomo di partito e non delle istituzioni” (pp.33), da circa ventiquattro ore infatti non è più attuale. Lettura comunque sia non superflua che delinea in poche pagine un’essenziale biografia politica di Salvini: giovanissimo militante padano, una lunga gavetta prima tra gli ortodossi secessionisti, poi in contrasto al cerchio magico di un Bossi ormai in disarmo, sempre mettendo a frutto la sua abilità comunicativa e giocando “sulla provocazione e la capacità di suscitare scandalo”.

Va detto che#IlMilitante” non rappresenta un pamphlet come poteva essere l’ottimo “Matteo Salvini. Sottovuoto spinto” di Michele De Lucia. Gli autori hanno considerato il loro libro come “un lavoro di cronisti di strada”, pubblicato con l’intento di “raccontare come Salvini è diventato Salvini, per offrire spunti di analisi a chiunque si interessi di politica” (pp.12). Il racconto dell’ascesa politica “dell’altro Matteo” si avvale delle interviste di chi lo ha conosciuto bene e che quindi ne conosce pregi e difetti. Fermo restando che in questa Italia estenuata da oltre vent’anni di berlusconismo – sia nella versione originaria di Silvio B., sia nella versione vernacolare di Matteo Bomba – “tutta la forza di Salvini sta nelle sue debolezze” (pp.94). Da questo punto di vista ancora significative le parole di Gabriele Albertini che ne delinea la personalità bifronte, sia nell’approccio ideologico sia nel metodo: “Era uno che da solo faceva per dieci ma gli riusciva difficile, come ancora adesso, mettere insieme la responsabilità dell’amministrazione col suo istinto da pescecane nell’odorare il sangue, nel saper cogliere emozioni, paure e rancori che sono reali ma che lui sa valorizzare e trasformare in consenso” (pp.31).

Un buon numero di pagine della biografia sono infatti dedicate alla strategia comunicativa di Salvini, strumento che ormai appare indispensabile ad ogni politico che abbia solide ambizioni di potere. Come scrive Stefano Epifani, docente di Social media management alla Sapienza, “L’Italia è questa, è quella del 20% di analfabeti funzionali che formano la propria opinione guardando un video e ascoltando messaggi semplici […] se il suo target  [ndr: di Salvini] fosse un altro, farebbe discorsi diversi” (pp.58). Insomma un politico che ha visto lungo e si è adattato con abilità alla situazione italiana. Chi ha memoria ha ben presente il nuovo ministro dell’Interno che pochi anni fa sfoggiava magliette con la scritta “Padania is not Italy”. Appunto per questo motivo “il salto verso la Lega sovranista, che chiede voti dal Brennero a Lampedusa al grido di ‘prima gli italiani’, è apparso dunque enorme” (pp.84). Franzi e Madron chiaramente ricordano anche altri aspetti controversi della politica salviniana “di lotta e di governo”, dai suoi “Comunisti Padani”, dalla presunta frequentazione del Leoncavallo, all’ammirazione per Vladimir Putin, Donald Trump e Marine Le Pen, al radicale anti islamismo. Insomma possiamo leggere di vicende ed affermazioni che in questi anni hanno meritato a Salvini il nomignolo di “Cazzaro verde” (copyright M. Travaglio). Non viene citato, tanto per dire, il suo viaggio (2014) in Corea del nord insieme al noto intellettuale forzista Antonio Razzi (“C’è uno splendido senso di comunità”, cit.Corriere della Sera) ma alla fin fine nel libro troviamo l’essenziale per comprendere le doti camaleontiche e le abilità del nuovo inquilino del Viminale.

Unico appunto che possiamo fare all’opera di Franzi e Madron riguarda semmai l’altro Matteo, l’ex premier, uno dei maggiori responsabili dell’ascesa del Matteo padano-nazionale; visto che ormai in Italia prevale il voto di repulsione (categoria ancora poco considerata dagli studiosi che si attardano col voto di appartenenza e con la questione del partito “pigliatutti”). Ricordando che tutti e due i giovanissimi Matteo hanno avuto il loro esordio pubblico con i telequiz – tragica premessa di cosa sarebbe stata la politica italiana – leggiamo che “l’altro Matteo, Renzi, ha fatto la sua prima apparizione in TV su una rete di Berlusconi, quando era ancora uno sconosciuto giovane di Firenze” (pp.67). I tanti fiorentini non renziani –  lo sappiamo per certo –  ci tengono preservare il buon nome della loro città e rammentano spesso che Matteo Renzi è di Rignano sull’Arno.

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