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“La giovane regina aveva vent’anni suonati, senza contare i cento passati dormendo...”. Si tratta proprio di lei, la bella addormentata nel bosco, protagonista di una delle fiabe più famose e declamate al mondo. Questa fanciulla dorme cent’anni, …

j'Sab, 28 Lug 2018 10:36:53 +0200p*https://www.lankenauta.it/?p=14850eLankenautafCinque grandi fiabe tradotte da Carlo Collodi

La giovane regina aveva vent’anni suonati, senza contare i cento passati dormendo…”.
Si tratta proprio di lei, la bella addormentata nel bosco, protagonista di una delle fiabe più famose e declamate al mondo.
Questa fanciulla dorme cent’anni, colpita dal maleficio di una fata che per tragica dimenticanza non fu invitata alla festa reale data in onore della sua nascita. Ecco, le epoche cambiano, ma i problemi restano gli stessi: ci si dimentica regolarmente di qualcuno quando si dà una festa. E dunque, dopo un centennio di sonno indisturbato e piacevolissimi sogni, la bella addormentata apre gli occhi e trova lo sposo. “Non sarebbe prudente imitarne l’esempio”, recita la nota morale in calce, dato che “chi dorme non piglia pesci… né marito”.
Così, con questa storia di vita ibernata, sospesa in dimensioni oniriche, intrappolata tra i rosai che avvolgono il bosco, si apre il volumetto edito da EDB: Cinque grandi fiabe di Charles Perrault, nella traduzione italiana di Carlo Collodi. Seguono, a comporre questa raccolta, le storie di: Cenerentola; Puccettino (o Pollicino); Il gatto con gli stivali; La bella e la bestia. Ciascuna accompagnata da una morale dai tratti spesso più ironici che moralisti.

Forse non tutti sanno che queste fiabe appartengono a una tradizione orale che si perde nella notte dei tempi. Alla fine del ’600 Perrault le ha raccolte e trascritte, corredandole di elementi inediti e riferimenti alla cultura francese del suo tempo e pubblicandole nella celebre raccolta Contes de ma mère l’Oye. Quasi due secoli dopo, Carlo Collodi — universalmente noto per essere l’autore del romanzo Le avventure di Pinocchio — ha a sua volta tradotto in italiano le versioni di Perrault, parafrasandole. E pur volendo restare fedele alla ricercatezza della lingua francese, ha apportato alcune variazioni, sia al vocabolario che alla sintassi, così come ai contenuti e ai modi di dire. “Peccato confessato, mezzo perdonato”, si legge nell’avvertenza scritta dallo stesso Collodi in apertura al volume I racconti delle Fate, che ne raccoglie le traduzioni.
Per la complessità delle loro origini, e la sconfinata fama, queste storie sono state oggetto di infinite interpretazioni e analisi. Riviste e trascritte innumerevoli volte (molto celebri sono le trasposizioni dei fratelli Grimm), arricchite di elementi sempre più contemporanei, contaminate da diverse culture. Dibattute e interpretate nelle più disparate chiavi di lettura. Sbrandellate, psicanalizzate. Decodificate, sviscerate di ogni possibile significato archetipo nascosto. Riproposte in versioni teatrali, adattamenti cinematografici, musical, balletti… Rileggerle non stanca mai. Sembrano racchiudere livelli di lettura stratificati, ciascuno per ogni fase della vita in cui le si riprende in mano, che sia infanzia, adolescenza o età adulta, ogni volta sembrano offrire nuovi elementi di riflessione che le letture precedenti non avevano rivelato. Su di esse si è detto di tutto. Quindi non mi addentrerò qui nell’impresa di tentare ulteriori commenti.

Preferisco soffermarmi, invece, sulle caratteristiche di questo volumetto di EBD (Edizioni Dehoniane Bologna). Leggero, molto ben curato, sia nell’estetica che nei contenuti. Ci risparmia interminabili prefazioni, lasciando parlare direttamente le fiabe. Nasce nel contesto di una collana, la Gulliver, rivolta a grandi e piccini, per intraprendere insieme fantasiosi viaggi, attraverso fiabe che partono dal lontano Oriente, attraversano i Balcani e approdano nella tradizione europea.
La parte figurativa di questa raccolta è firmata dalla matita di Laura Crema, illustratrice e a sua volta autrice di libri per bambini. Attraverso schizzi sobri e minimali, in bianco e nero, dove le linee e le forme sono appena abbozzate, Laura Crema sembra quasi voler offrire al lettore una traccia semplice, di primo getto, da cui partire per dare il via all’immaginazione.
Ho trovato assai piacevole rileggere queste fiabe nel linguaggio raffinato e melodioso, che richiama la tradizione letteraria ottocentesca; trovarvi dettagli che nelle versioni più moderne vengono tralasciati; scoprirne il lato ironico, talvolta supportato da qualche fiorentinismo. Quando il Principe, ad esempio, svegliando la bella addormentata, “fu abbastanza prudente da farle osservare che era vestita come la mì nonna”.
Proprio per la preziosità del linguaggio, per la sintassi articolata che rimanda a un modo di narrare oramai desueto, è consigliabile che i grandi accompagnino i piccini nella lettura. Magari approfittando del periodo estivo, ottimo momento per prendersi del tempo e abbandonarsi, insieme ai piccoli, alla bellezza della storia narrata, donata, entrare con loro in un tempo sospeso, denso di simboli, riscoprire l’importanza di addormentarsi nel bosco.

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