Iyengar è stato uno dei più famosi maestri di yoga, una personalità carismatica che ha portato lo yoga in Occidente ed è riuscito a diffonderlo, raggiungendo persone famose come lo scrittore Aldous Huxley, il violinista Yehudi Mehunim e la regina Elisabetta del Belgio (a 80 anni).

Rifacendosi agli insegnamenti dell’antico saggio Patanjali, autore degli Yoga Sūtra, il primo trattato sistematico sullo yoga, ha scritto vari libri, non tutti tradotti in italiano e non sempre facilmente reperibili.

L’albero dello yoga” è costituito in buona parte della registrazioni e trascrizioni di conferenze e incontri tenuti da Iyengar in Inghilterra, Francia, Italia, Spagna e Svizzera tra 1985 e 1987 e una conferenza tenuta a Madras nel 1982. Inoltre è stato incluso del materiale tratto da altre conferenze e da incontri personali del curatore – Daniel Rivers Moore – con Iyengar, che corresse anche i testi.

È un libro che definirei composito, a volte ripetitivo, ma ciò non guasta, anzi è utile quando si trovano termini in sanscrito e ci si avvicina a una cultura davvero molto diversa dalla nostra.

La parola yoga significa unione, unione del corpo con la mente e della mente con l’anima. È quindi un’armonia, non è una semplice pratica sportiva come siamo abituati a considerarla noi occidentali, ma è un’arte che coinvolge tutto l’essere umano. Possiamo definirlo un umanesimo, che ha alle sue spalle anche una filosofia e una medicina antichissime.

Iyengar definisce lo yoga come un albero con le sue varie componenti: radici, tronco, foglie, rami, linfa, corteccia, fiore, frutto e classifica con molta precisione i vari livelli della pratica e quali componenti dell’essere umano coinvolgono.

Praticare yoga è acquisire consapevolezza non solo del proprio corpo, dei muscoli, della pelle, delle cellule addirittura, ma della propria mente e del proprio spirito, che devono essere in perfetta sintonia col corpo e infine raggiungere l’armonia suprema.

Non è un procedimento rapido, richiede pazienza, lentezza, costanza. Gradualmente, partendo dagli āsana, ossia le posizioni dello yoga, si può progredire verso livelli più alti di consapevolezza.

Āsana significa postura ed è l’arte di disporre l’intero corpo con un atteggiamento fisico, mentale e spirituale. La postura ha due momenti, quello in cui si assume la posa e quello del riposo. Assumere la posa comporta azione. Posa è assumere una postura prestabilita delle membra e del corpo come raffigurato dallo specifico āsana che si sta eseguendo. Riposo significa riflettere sulla postura. La postura è ripensata e riadattata in modo che le varie membra e le parti del corpo si dispongano al loro posto in un giusto ordine e si sentano riposate e placate, e la mente provi la quiete e la pace delle ossa, delle articolazioni, dei muscoli, delle fibre e delle cellule”.

C’é un intimo, profondo e costante legame tra la posizione che il corpo assume e la nostra mente e in seguito la nostra anima e questo concetto non è sempre facilmente comprensibile per noi occidentali, perché proveniamo da un’altra cultura, basata sul dualismo corpo/spirito spesso visti in contrapposizione tra loro.

La meditazione, che a volte sembra qualcosa di astratto, di superiore alla fisicità, nello yoga invece nasce proprio dall’assunzione corretta delle posture e dall’energia che ne scaturisce e viceversa…..

La meditazione vera è quando tutte le parti di un individuo – gli organi della percezione, gli organi dell’azione, la mente, il cervello, l’intelligenza, la consapevolezza, e la coscienza – sono attratte verso l’essenza dell’essere in un’intima fusione. La meditazione è un equilibrio dinamico della consapevolezza intellettuale e intuitiva”.

Lo yoga coinvolge e cambia la vita, non è un’evasione in un fittizio mondo di fantasie, ma si radica nell’umano, nel vissuto di ciascuno e lì può avere effetti molto benefici su varie patologie (lo stesso Iyengar nei primi anni della sua vita non ebbe affatto buona salute e con lo yoga riuscì a superare molti malanni).

Certamente lo yoga non si presenta come una panacea universale e come qualcosa di miracoloso, è però un dato di fatto che può alleviare sintomi, aiutare a convivere con patologie e migliorare la qualità della vita, poiché evidentemente ripristina alcuni equilibri che erano andati perduti.

Lo yoga non è affatto una scienza terapeutica. Lo yoga è una scienza che ha il fine di liberare l’anima riconducendo coscienza, mente e corpo al medesimo livello di armonia”. Il fine ultimo dello yoga è la visione dell’anima, ha poi degli effetti collaterali benefici, quali salute, felicità, tranquillità, equilibrio.

Il libro è strutturato in varie parti: Yoga e vita, L’albero e le sue parti, Yoga e salute, Il Sé e il suo cammino, Lo yoga nel mondo.

Gradualmente Iyengar si addentra nei vari livelli dello yoga, citando testi antichi e spiegando. È filosofico, quasi mistico a volte, e nello stesso tempo molto concreto.

L’effetto dello yoga è di essere illuminati dalla luce della conoscenza e di mantenersi completamente puri con una mente candida, non arrogante. La bellezza della saggezza dello yoga consiste in questo: è saggezza unita a candore, non ad arroganza. È questo l’effetto della meditazione: arroganza, orgoglio e individualità sono convertiti e trasfigurati nell’umiltà e nell’innocenza che conduce al samādi”. (uno stato in cui l’aspirante, essendo una cosa sola con l’oggetto della sua meditazione, lo Spirito Supremo che governa l’universo, prova una pace e una felicità indescrivibili).

Raggiungere una vera meditazione non è stare semplicemente fermi e in silenzio con la mente che magari vaga qua e là, è un processo non facile e continuamente in fieri: “Il susseguirsi degli attimi è visibile nei pensieri che si destano, i pensieri nascenti e controllati. La persona matura cerca di vivere nell’attimo senza farsi imprigionare dal susseguirsi dei pensieri che nascono e svaniscono. Il movimento è il passato e il futuro; l’attimo è il presente. Il praticante istruisce la mente, l’intelligenza e la coscienza a vivere nell’attimo, e quando ogni attimo si sussegue all’altro, egli segue l’attimo ma non il suo susseguirsi. Questa è la meditazione”.

Quello che le parole e la pratica di Iyengar ci trasmettono è molto, ci sono insegnamenti universalmente validi e soprattutto un grande entusiasmo per la sua arte, che portò a livelli altissimi e trasmise a numerosi allievi. Certemente fu una personalità carismatica e unica, una guida spirituale e un insegnante d’eccezione e il Ramamani Iyengar Memorial Yoga Institute (Rimyl) da lui fondato a Pune e intitolato alla defunta moglie, ha costituito un punto di riferimento per migliaia di persone.

Nelle sue conferenze non mancano preziosi consigli agli insegnanti. “La prima cosa che un maestro deve ricordare è che tutti gli allievi che gli stanno di fronte sono importanti quanto lui”.