Alcuni stupefacenti casi tra cuidj.dj.BOOKMOBI!4FFU MOBICA. @EXTHdLuca MenichettiiLetteraturag

Hanno scritto bene in quarta di copertina evitando la parola “racconti” e limitandosi a “brevi, a volte brevissime storie”. Una voluta ed opportuna vaghezza perché dentro “Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto”, se …

j'Dom, 09 Nov 2014 20:40:57 +0100p*https://www.lankenauta.it/?p=16059eLankenautafAlcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto

Hanno scritto bene in quarta di copertina evitando la parola “racconti” e limitandosi a “brevi, a volte brevissime storie”. Una voluta ed opportuna vaghezza perché dentro “Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto”, se proprio vogliamo usare delle categorie note, c’è davvero un po’ di tutto: dal microracconto, al racconto breve, a composizioni di poche righe che possono ricordare il precedente illustre della “frottola” e tale – citiamo la Treccani – da rappresentare un “affastellamento di pensieri e di fatti bizzarri, senza nesso o quasi tra loro”. Forse è proprio la parola “casi” del titolo a risultare la più opportuna per queste storie, incubi e flussi di pensiero messi nero su bianco da Davide Predosin. Sarà poi lo stesso lettore a potersi sbizzarrire attribuendo un aggettivo a quanto letto: stupefacente, bizzarro, disorientante, imprevedibile, straniante, strampalato, grottesco, minaccioso, inquietante. Le “storie” di Predosin si prestano a tutto questo perché per lo più ti lasciano il dubbio se mai vogliano comunicare un significato nascosto, se possano nascondere metafore e chissà che altro. Probabile invece che, proprio in virtù di questo “stupefacente”, ci sia ben poco da razionalizzare e gli effetti voluti da Predosin non siano altro che uno straniamento accompagnato da frequenti dosi di spontanea ironia e comicità.  Si potrebbe pure tirare fuori la parola “surreale” e, senza scomodare precedenti artistici illustri, non diremmo neanche una sciocchezza se intesa letteralmente come superamento della dimensione della realtà sensibile ed evocazione del mondo dell’inconscio. I casi stupefacenti di Predosin ci parlano di corpi che si aprono con cerniere, di una normale convivenza con ferite altrimenti mortali, di roba appiccicosa che cola a fiotti da ogni dove, di una donna, forse una moglie, che appare e scompare, poi appare e scompare, del muggito gutturale e inaspettato di un morto, delle “metodologie e tecniche del calzo del mocassino da ballo”, della caramella gustonuovo, dello zelo di chi lavandosi i denti si infila lo spazzolino in un occhio, di come allevare un Kandimanda e sopravvivere, delle rogne calde per gli ignari e temperanti coniugi Poletti; e via e via di delirio in delirio. E’ chiaro che le reali qualità di Predosin come letterato potranno essere valutate meglio sulla lunga distanza, magari sulla base di un testo più lungo e strutturato; ma è altrettanto chiaro che tutti questi stupefacenti deliri ci mostrano un autore privo di inibizioni, audace quel tanto da dare forma a quelli che possiamo chiamare autentici incubi. Sogni inquietanti che una volta svegli spesso dimentichiamo e che qualche privilegiato magari ricorda e riesce pure a raccontare. Per quanto sia ci vuole fantasia e abilità nell’imbastire qualcosa di davvero assurdo e che nello stesso tempo permetta di parlare di ironia e comicità. Inevitabile pensare allora a “Singolari episodi di trasferimento di materia e differenti approcci generazionali al fenomeno”, dove troviamo i comprensivi coniugi Poletti, pronti ad accogliere il vicino di casa invadente a sua insaputa: “Avevo preso sonno sul divano davanti alla televisione, ma di nuovo ero stato svegliato con garbo dalla signora Poletti, la quale mi aveva spiegato pazientemente che le dispiaceva ma mi trovavo di nuovo nel loro soggiorno […] I signori affermano di assistere, in genere mentre guardano la televisione, a una vera e propria fulminea materializzazione del mio corpo soprappeso direttamente su di loro, e in modo tanto violento che ogni volta è come se cadessi dall’alto” (pag. 106). Ancora più criptiche le poche righe del “gufo rotto” che dà titolo alla raccolta di “casi”: “Un’evidente crepa ne percorreva l’addome, lasciando intravedere i più classici ingranaggi grazie al quale il gufo in genere funziona”. Insomma, un gufo che ancora una volta ha poco a che fare con i simpatici ed infamati volatili notturni e – per fortuna – nemmeno con coloro che in questo periodo sono tirati in ballo da fin troppo reali fanfaroni.

Onestamente non sappiamo se Predosin nello scrivere questa raccolta di “storie” si sia affidato semplicemente alla sua fantasia oppure se sia stato anche influenzato da qualche precedente illustre. In prima battuta, a torto o a ragione, ci è venuto in mente il nome di un umorista ormai dimenticato, quel Carletto Manzoni che si è sempre distinto per una produzione letteraria ricca di elementi surreali ed inverosimili. Un paragone forse eccessivo ma i casi stupefacenti di Predosin si prestano anche a questi azzardi.

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