Le prime pagine dei più noti manuali di diritto costituzionale e di diritto pubblico difficilmente si caratterizzano per originalità: le vicende del costituzionalismo moderno, il significato di costituzione rigida e non “ottriata” sono per lo più trattate in maniera molto schematica, il necessario sguardo d’insieme, che contempli diritto, storia e società, spesso risulta carente e tutto scorre via frettolosamente, magari con qualche breve accenno alle prospettive politiche ed economiche del secondo dopoguerra. Decisamente altro approccio quello di Paolo Grossi, presidente emerito della Corte costituzionale, che col suo saggio “Una Costituzione da vivere” – poco meno di 80 pagine dedicate a “Giuseppe Dossetti, giurista illuminato” – propone una lettura della Carta coerente con i suoi tentativi, incrementati nella veste di presidente della Consulta, di diffondere la conoscenza del diritto incontrando studenti e cittadini. Il motivo viene più volte evidenziato dallo stesso Grossi: la nostra è una Costituzione intimamente legata alla vita del “cittadino qualunque”, che intendeva superare “il predominio dell’avere e dell’abbiente, e, pertanto, sorda a istanze di giustizia sociale” (pp.42).

Questa concezione della legge fondamentale appare evidente fin dall’organizzazione dei brevi capitoli del libro: “I. Alcune considerazioni preliminari sul diritto e sulla Costituzione.  II. Costituzione e costituzionalismi.  III. Caratteri del costituzionalismo ‘moderno’.  IV. Caratteri del costituzionalismo ‘post-moderno’.  V. L’avvio, in Italia, del cammino verso la Costituzione.  VI. Il fulcro di questo cammino: la Assemblea Costituente.  VII. La Costituzione italiana: una lettura delle radici profonde della società.  VIII. Su alcuni tratti caratterizzanti: l’antifascismo.  IX. Il comune cittadino quale interlocutore dei Padri Costituenti.  X. L’attenzione verso la società e la riscoperta della sua complessità.  XI. Il superamento del riduzionismo giuridico moderno: il pluralismo nella Costituzione.  XII. Sul protagonista della Costituzione: la ‘persona’. La persona quale creatura ‘solidale’.  XIII. Sui fondamenti della Costituzione: valori e fatti. La Costituzione quale breviario giuridico del cittadino italiano.  XIV. Settanta anni: una Costituzione vecchia?  XV. O una costituzione da vivere?”

Quello che dal Grossi viene lodato è innanzitutto l’impegno profuso dai padri costituenti, malgrado le enormi distanze ideologiche esistenti tra marxismo, cattolicesimo e liberalismo. Impegno per quello che oggi viene chiamato una sorta di “compromesso al rialzo” (Grossi giustamente non usa questa espressione e si rivolge ai lettori sempre con un linguaggio molto chiaro); ed anche un comune sentire almeno nel voler “leggere la società per quella che è, non coartandola secondo le strategie dei detentori del potere” (pp.52). In altri termini e sulla scorta del verbo “riconoscere”, più volte risuonato nelle sedute dell’Assemblea: “[ndr: i padri costituenti] non pretesero di creare ma di riconoscere quanto era già scritto nelle radici popolari messe a nudo nella loro genuinità” (pp.43). Della Costituzione vigente si evidenzia il linguaggio piano, comprensibile a tutti, e che, probabilmente proprio perché lettura incentrata innanzitutto sulla prima parte della Carta, sulla centralità della persona umana, sui principi di solidarietà, sull’uomo come fine, non contempla le riserve e le critiche che al tempo furono avanzate, ad esempio, da Arturo Carlo Jemolo e dallo stesso Calamandrei.

In questa “Costituzione da vivere” emerge evidente l’ammirazione di giurista e non di un propagandista; quindi certo non vi leggiamo la retorica ingannevole della “Costituzione più bella del mondo” espressione che, in bocca a personaggi ormai poco credibili e pronti a stravolgere per interesse di partito ogni precedente dogma, provoca soltanto fastidio. L’unico accenno più diretto di Grossi in merito alle cosiddette riforme costituzionali riguarda la necessità di “rivedere le discutibili modifiche introdotte affrettatamente nel 2001”. Parole sicuramente apprezzabili anche da chi si è opposto all’ultimo progetto “Renzi-Boschi”, ulteriore capitolo che avrebbe confermato quelle “corpose modificazioni” della seconda parte della Costituzione di cui scrive lo stesso Grossi e che smentiscono la recente propaganda sulle “riforme mai fatte”. Le riforme fatte male, raffazzonate sono un altro discorso che – ripetiamolo – il presidente emerito della Corte Costituzionale sostanzialmente non ha voluto prendere in considerazione, avendo concentrato la sua attenzione sugli aspetti positivi della Costituzione vigente. Una legge fondamentale che, a suo avviso, “mantiene ancora oggi, 2018, una sostanziale attualità” e che quanto meno, con la sua “sapienza architettonica” ha permesso di salvaguardare l’Italia dal “crescendo della invadenza economicistica” (pp.68).